Dispersione idrica a Salerno: perso il 61% dell’acqua potabile
C’è un numero che a Salerno dovrebbe far discutere più di ogni altro dato di cronaca cittadina: 61,4 per cento. È l’allarmante percentuale di acqua potabile che il capoluogo immette nella rete e che non arriva mai nei rubinetti delle abitazioni.
Uno spreco d’acqua continuo, certificato dal nuovo report dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre (elaborato su dati Istat 2022), che colloca Salerno al tredicesimo posto su 109 comuni capoluogo italiani per dispersione idrica.
I numeri dell’emergenza idrica a Salerno
Ogni giorno, come riporta il report, la città immette 603 litri d’acqua per abitante nella propria rete di distribuzione: ne restano, dopo le perdite, appena 233. I 370 litri mancanti – più della metà dell’intero volume – si disperdono a causa di tubature vecchie, giunti corrosi, contatori difettosi e allacci abusivi.
Non si tratta di un incidente isolato, ma della fotografia di un sistema idrico che perde pezzi da decenni; un acquedotto che definire colabrodo è ormai un eufemismo.
Il confronto: Salerno fa peggio di Reggio Calabria e Napoli
Analizzando le statistiche sulle perdite della rete idrica, Salerno registra performance decisamente peggiori rispetto a Reggio Calabria (57,4%), Messina (56,5%) e persino Napoli, che con il 33,7% di perdite risulta paradossalmente molto più virtuosa.
Il paragone è pesante. Mentre altre città del Mezzogiorno – come Trapani, Brindisi e Lecce – sono riuscite a contenere la dispersione sotto il 20%, Salerno resta ancorata a una rete che, secondo la definizione stessa dell’Istat, combina perdite fisiologiche, guasti strutturali e falle amministrative, superando abbondantemente la soglia di attenzione.
Dispersione idrica in Campania: un problema regionale
Allargando lo sguardo all’intera Campania, il quadro generale non migliora. La regione si piazza al sesto posto in Italia per percentuale di dispersione, con il 49,9% dell’acqua immessa che va perduta: quasi un litro su due, in pratica, sfuma nel nulla a causa dei disservizi infrastrutturali.
Su 383 litri pro capite immessi ogni giorno in rete, se ne perdono ben 191. È un dato severamente peggiore della media nazionale (42,4%) e colloca la Campania saldamente nel gruppo di coda insieme a Basilicata, Abruzzo, Molise, Sardegna e Sicilia, le cinque regioni più “sprecone” d’Italia.
L’impatto economico sulle tariffe idriche dei cittadini
Il conto economico di questo deficit strutturale è impietoso. Con 448 milioni di metri cubi d’acqua persi nel solo 2022, la Campania si posiziona quarta in Italia per ammontare complessivo delle perdite, con un danno stimato in 838 milioni di euro l’anno (alle spalle solo di Lazio, Sicilia e Lombardia).
Non si tratta di un semplice dettaglio contabile, ma di un enorme buco finanziario che pesa sulle tariffe idriche, sui bilanci dei gestori e, inevitabilmente, sulle tasche di famiglie e imprese.
Guardando agli altri capoluoghi campani, la situazione è altrettanto critica: Caserta perde il 61,8% dell’acqua immessa (un soffio sopra il capoluogo salernitano); Benevento il 55,9% e Avellino il 54,8%. Solo Napoli, abbattendo le perdite a circa un terzo, riesce in parte a smorzare la media regionale.





