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Capaccio/Paestum: il giudice riapre le indagini sul decesso del piccolo Pietro Spizzico Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Capaccio/Paestum: il giudice riapre le indagini sul decesso del piccolo Pietro Spizzico



Morte  Pietro Spizzico, aveva 15 anni. Il gip del Tribunale di Salerno ha accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm della locale Procura, dopo un anno di indagini.  In accoglimento delle argomentazioni difensive presentate dai legali dei familiari, gli avvocati Domenico Guazzo e Carmine Sparano, il giudice ha disposto la prosecuzione delle indagini sulla morte del 15enne di Capaccio Paestum, rinvenuto in una pozza di sangue a pochi passi da casa sua, al Capoluogo, il 31 marzo del 2025. Il gip ha ordinato al pubblico ministero di procedere anche ad una nuova consulenza medico-legale, da affidare ad un professionista specializzato in Traumatologia, al fine di chiarire, in maniera definitiva, la reale dinamica causale del decesso del minore. Nella tarda serata del 30 marzo del 2025, Pietro fu trovato privo di sensi e in una pozza di sangue in Via Cupone, nei pressi della sua abitazione ubicata lungo la Provinciale 13, a Capaccio Capoluogo. Fu trasportato d’urgenza e ricoverato in prognosi riservata all’ospedale “Ruggi” di Salerno, dove purtroppo si spense quattro giorni dopo lasciando sgomento e tanto dolore. Sull’episodio indagarono i carabinieri della Compagnia di Agropoli: secondo le prime ricostruzioni, il minorenne si trovava a casa e, mentre chattava sul cellulare, disse alla nonna che sarebbe sceso un attimo in strada, forse per incontrare qualcuno, senza farvi più ritorno. Gli inquirenti ascoltarono in caserma diversi amici e compagni di classe dell’adolescente per cercare di far luce sull’episodio, scandagliando il telefonino. L’assenza di telecamere di videosorveglianza nella zona ha impedito di recuperare immagini utili. Tutto lasciò pensare ad un gesto estremo dell’adolescente, ma è una tesi che genitori e comunità continuano a rigettare fortemente e faticano ad accettare sin dal primo giorno, perché Pietro era da tutti conosciuto come un ragazzino spensierato, solare, non in cura con farmaci particolari e per nulla afflitto da particolari malesseri o fattori depressivi. Lo scrive StileTv. Dopo l’espianto degli organi si svolse l’autopsia a cura del medico legale, disposta dalla Procura: a volerla, fortemente, furono i genitori del ragazzino, al fine di fugare ogni possibile dubbio. Ed è proprio la compatibilità delle ferite letali emerse ed il modo in cui fu rinvenuto Pietro, sull’asfalto, a lasciare coni d’ombra nei familiari. Ci fu istigazione? C’era qualcun altro con lui quella tragica notte? Fu una caduta accidentale o fu spinto, forse al culmine di un litigio o per gioco? Pensieri atroci per genitori e legali, per i quali solo la proroga d’indagine, disposta dal gip, potrà chiarire totalmente cosa accadde.

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