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Burqa, l’assessore regionale Pecoraro: “”Libertà donne non si difende decidendo al posto loro” Attualità zonarcs 

Burqa, l’assessore regionale Pecoraro: “”Libertà donne non si difende decidendo al posto loro”



«La libertà delle donne non si difende decidendo al posto loro». È la posizione espressa dall’assessora alle Pari Opportunità della Regione Campania, Claudia Pecoraro, nel dibattito sul divieto di utilizzo di burqa e niqab nelle scuole e, più in generale, nei contesti professionali e sociali.

L’intervento arriva dopo la discussione in Consiglio regionale della Campania di una mozione, primo firmatario Gennaro Sangiuliano di Fratelli d’Italia, che impegna la Giunta a promuovere un confronto con il Governo nazionale sul divieto del velo integrale.

Pecoraro pone al centro della questione il tema dell’autodeterminazione femminile. «Se una donna viene costretta a indossare un determinato abito – spiega – il problema è la coercizione e quella coercizione va combattuta».

Secondo l’assessora, però, la risposta non dovrebbe consistere nell’imposizione di un ulteriore divieto: «Se pensiamo di liberare una donna vietandole ciò che indossa, finiamo per sostituire alla volontà di chi la costringe quella dello Stato».

Da qui la distinzione indicata da Pecoraro: «Vietare un abito e imporre un abito sono due forme diverse di controllo sul corpo di una donna». La priorità, sostiene, dovrebbe essere quella di creare le condizioni affinché «nessuno possa decidere al posto suo».

La posizione dell’assessora si inserisce in un confronto politico e istituzionale che nelle ultime settimane si è intensificato. Il Governo ha infatti introdotto il divieto di burqa e niqab nelle scuole, prevedendo sanzioni per chi viola la disposizione.

Per Pecoraro, il contrasto a eventuali situazioni di coercizione deve invece concentrarsi sulle condizioni che possono limitare concretamente la libertà delle donne, intervenendo su istruzione, autonomia economica, servizi, prevenzione della violenza e consapevolezza dei propri diritti.

«La nostra battaglia deve essere un’altra – conclude l’assessora –: fare in modo che nessuno possa decidere al posto suo».

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