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A Nocera Inferiore barelle nei corridoi di chirurgia dell’ Umberto I, la direzione: evento fisiologico e temporaneo Attualità Provincia Provincia e Regione zonarcs 

A Nocera Inferiore barelle nei corridoi di chirurgia dell’ Umberto I, la direzione: evento fisiologico e temporaneo

La questione del sovraffollamento e dei pazienti sistemati sulle barelle nei corridoi del presidio ospedaliero Umberto I di Nocera Inferiore è tornata al centro delle cronache a causa di una nuova e forte denuncia legata alle criticità strutturali del reparto di chirurgia.

Il Movimento Popolare Nocerino ha sollevato il caso documentando, tramite segnalazioni e fotografie raccolte da familiari e operatori, come i corridoi del reparto di chirurgia fossero stati trasformati in spazi di degenza d’emergenza, con malati costretti ad attendere sulle barelle la disponibilità di un posto letto nelle camere.

La direttrice sanitaria dell’ospedale, la dottoressa Rosalba Santarpia, è intervenuta per chiarire la posizione dell’Asl Salerno e ridimensionare l’allarme:

  • Scelta assistenziale: La direzione ha spiegato che si tratta di un evento fisiologico e temporaneo. Viene preferito il trasferimento immediato del malato in attesa di intervento nel reparto specifico (anche se provvisoriamente in corridoio) piuttosto che lasciarlo sostare nel caos del Pronto Soccorso, garantendogli così un’assistenza specialistica e mirata fin da subito.

  • Personale e Sale Operatorie: L’Asl ha smentito l’ipotesi di un sottodimensionamento del personale medico e infermieristico o di blocchi delle sale operatorie, assicurando che la situazione viene gestita in totale sicurezza.

Una criticità cronica e strutturale

Al di là dell’episodio specifico in chirurgia, il problema delle barelle all’Umberto I tocca picchi drammatici soprattutto al Pronto Soccorso, che regge un bacino di utenza immenso (circa 60.000 accessi all’anno). L’ospedale nocerino è di fatto il punto di riferimento sanitario per l’intera e densissima area dell’Agro Nocerino-Sarnese, aggravato negli anni dalla chiusura o dal ridimensionamento di strutture limitrofe (come Scafati).

Le sigle sindacali (tra cui la CISL FP) continuano a definire la situazione “insostenibile”, denunciando lo stress da lavoro-correlato a cui è sottoposto il personale e i rischi legati alla privacy e alla sicurezza dei pazienti.

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