Mensa scolastica a Sarno, vietato portare a casa pane e frutta. Le motivazioni dei commissari
Mensa scolastica e recupero degli alimenti non consumati: a Sarno continua a far discutere la decisione di vietare agli alunni di portare a casa il cibo avanzato durante il pasto a scuola, compresi alimenti integri e non deperibili come pane e frutta.
Sulla vicenda interviene il Comune di Sarno, attraverso una relazione degli uffici comunali che illustra le motivazioni alla base della disposizione. Il documento, firmato dalla responsabile dei Servizi alla Persona, dottoressa Antonella Falciano, chiarisce le ragioni igienico-sanitarie e organizzative del divieto, soffermandosi anche sulle procedure previste per il recupero delle eccedenze alimentari a fini solidali.
Il chiarimento si inserisce nell’ambito dell’attività amministrativa dell’ente, attualmente affidata alla Commissione prefettizia. La relazione individua tre aspetti centrali: la tutela igienico-sanitaria dei bambini, il recupero solidale delle eccedenze alimentari e la necessità di garantire verifiche attendibili sulle eventuali segnalazioni relative alla qualità del servizio.
La sicurezza alimentare: perché il cibo non può uscire dalla mensa
La prima motivazione riguarda la tutela della salute degli alunni. Secondo quanto riportato nella relazione comunale, la somministrazione dei pasti nelle scuole è sottoposta ai protocolli di sicurezza alimentare HACCP, che mirano a garantire la salubrità degli alimenti dalla preparazione fino al momento della distribuzione nel refettorio.
Consentire ai bambini di portare a casa il pane o la frutta non consumati, spiega la relazione, comporterebbe l’uscita degli alimenti dalla filiera controllata. La permanenza per ore negli zaini scolastici, a temperature non controllate e a contatto con libri e altro materiale didattico, potrebbe esporli a condizioni di conservazione inadeguate.
Una volta che il cibo lascia la scuola nelle mani degli alunni, il Comune e la ditta appaltatrice non possono più controllarne le modalità di conservazione né garantirne le condizioni igienico-sanitarie.
È questa la prima ragione indicata negli atti per motivare il divieto, che riguarda anche gli alimenti integri. Un’impostazione che, nelle intenzioni illustrate nella relazione, mira a mantenere il controllo sulle condizioni di gestione e conservazione dei prodotti distribuiti durante il servizio di refezione.
Lotta allo spreco e solidarietà: le eccedenze destinate alle persone in difficoltà
Il secondo aspetto riguarda il recupero degli alimenti e la loro destinazione a finalità sociali. La relazione richiama la legge 19 agosto 2016, n. 166, conosciuta come Legge Gadda, che promuove il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari per finalità di solidarietà sociale.
Il documento precisa che gli alimenti integri e non manipolati possono essere recuperati secondo le procedure previste, evitando sprechi e gestioni prive di tracciabilità. Il riferimento operativo è l’articolo 40 del Capitolato del servizio di refezione scolastica, che disciplina il recupero delle eccedenze con l’obiettivo di redistribuirle gratuitamente alle persone indigenti.
Un passaggio fondamentale riguarda le responsabilità operative. Le attività di ritiro, manipolazione e trasporto degli alimenti, dal refettorio scolastico fino alle sedi degli enti beneficiari, sono affidate alla responsabilità della ditta GLM Ristorazione, chiamata a garantire il mantenimento dei requisiti igienico-sanitari durante tutte le fasi del recupero.
Per rendere concreta questa iniziativa, la società ha stipulato protocolli d’intesa con tre realtà del Terzo Settore attive sul territorio:
Circolo ANSPI Mani Tesi di Sarno;
Croce Rossa Italiana – Comitato di Sarno;
Caritas Diocesana Nocera-Inferiore.
Attraverso questa rete, le eccedenze alimentari recuperabili vengono destinate gratuitamente alle persone più bisognose, trasformando il cibo non consumato in una risorsa per la comunità.
La relazione comunale sottolinea anche il valore educativo dell’iniziativa: oltre a sostenere le fasce più fragili della popolazione, il recupero alimentare vuole trasmettere alle nuove generazioni l’importanza del rispetto del cibo e della lotta agli sprechi.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto il divieto imposto agli alunni, ma anche il modo in cui il servizio di refezione intende organizzare il recupero delle eccedenze, attraverso procedure definite e soggetti incaricati.
Le polemiche sui social e le segnalazioni sulla qualità degli alimenti
La terza motivazione illustrata nella relazione riguarda alcuni episodi verificatisi negli anni scolastici precedenti. Secondo la ricostruzione contenuta nel documento, sui social network sarebbero state pubblicate fotografie di frutta e altri alimenti deteriorati, presentati come prodotti scadenti distribuiti dalla mensa scolastica.
Il documento evidenzia le difficoltà di verificare la provenienza effettiva degli alimenti fotografati al di fuori della scuola e di ricostruirne le condizioni di conservazione dopo la distribuzione.
Il deterioramento di un frutto, osserva la relazione, potrebbe infatti essere legato anche a urti durante il trasporto nello zaino o a una conservazione domestica inadeguata. Si tratta di una delle possibili spiegazioni richiamate negli atti, non di una conclusione valida automaticamente per ogni eventuale segnalazione.
Per questo viene indicata l’importanza di utilizzare i canali istituzionali previsti per le verifiche sulla qualità del servizio. Eventuali criticità devono essere rilevate sul posto e segnalate tempestivamente al personale addetto, ai referenti scolastici, alla Commissione Mensa e alle autorità sanitarie competenti, tra cui l’ASL.
Questi sono gli interlocutori indicati nella relazione per consentire verifiche sulle eventuali non conformità degli alimenti effettivamente serviti a scuola.
La finalità dichiarata è quella di rendere le segnalazioni verificabili, permettendo di accertare le condizioni degli alimenti nel momento della distribuzione e di intervenire qualora emergano problemi effettivi.
La nota agli istituti scolastici
La disposizione è stata indirizzata ai dirigenti scolastici degli istituti comprensivi «A. Esposito», «De Amicis – Baccelli» e «Amendola», oltre che alla ditta incaricata della refezione scolastica.
Il provvedimento ribadisce che gli alunni non possono asportare e portare al proprio domicilio gli alimenti non consumati durante il pasto, compresi pane e frutta integri.
La posizione illustrata negli atti si fonda quindi su una duplice esigenza: impedire che gli alimenti escano dal circuito di controllo della mensa e garantire che le eccedenze recuperabili vengano gestite attraverso procedure definite, affidate a soggetti responsabili e finalizzate alla solidarietà.
La relazione degli uffici comunali costituisce il riferimento documentale per comprendere le ragioni della disposizione e le modalità organizzative individuate per il recupero del cibo.
Il ruolo della Commissione prefettizia va inquadrato nel contesto dell’amministrazione dell’ente, distinguendo la gestione istituzionale del Comune dalla paternità formale dei singoli atti. Il documento citato, infatti, risulta firmato dalla responsabile dei Servizi alla Persona.
Salute, trasparenza e solidarietà: le ragioni illustrate negli atti comunali
La relazione presenta il divieto come parte di un’organizzazione del servizio che punta a tutelare la salute dei minori, regolamentare il recupero delle eccedenze e sostenere le persone in difficoltà.
Resta centrale anche il tema della corretta informazione sulla qualità dei pasti: eventuali problemi devono essere documentati e segnalati attraverso i canali competenti, affinché possano essere verificati nelle condizioni in cui gli alimenti vengono effettivamente distribuiti.
La questione della mensa scolastica a Sarno si colloca così all’incrocio tra sicurezza alimentare, gestione delle risorse e solidarietà sociale. Da una parte c’è il divieto di portare a casa gli alimenti avanzati, dall’altra un sistema di recupero che, secondo quanto illustrato nella relazione, mira a destinare le eccedenze alle persone bisognose attraverso una rete di soggetti incaricati.
Il punto centrale resta quindi l’equilibrio tra la tutela igienico-sanitaria, la necessità di contrastare lo spreco alimentare e l’esigenza di garantire trasparenza nella gestione della refezione scolastica.
Sono queste le ragioni indicate negli atti comunali per spiegare il provvedimento, nel quadro dell’attività amministrativa del Comune di Sarno e della gestione dell’ente affidata alla Commissione prefettizia.





