Cittadinanza digitale, Cortazzi (Cisl Salerno): «Il digitale deve semplificare, non diventare una barriera ai diritti»
La trasformazione digitale dei servizi pubblici sta modificando profondamente il rapporto tra cittadini, welfare e istituzioni. Una trasformazione che, accanto alle opportunità di maggiore efficienza e semplificazione, pone una questione sempre più rilevante sul piano sociale: garantire che l’innovazione sia realmente accessibile anche alle persone anziane, fragili, economicamente vulnerabili o con limitate competenze digitali.
È su questo terreno che la Cisl Salerno intende rafforzare il proprio impegno nella contrattazione sociale territoriale, portando il tema della cittadinanza digitale nel confronto con comuni, Ambiti territoriali sociali, sanità e servizi pubblici.
«La digitalizzazione è una trasformazione che non possiamo e non vogliamo fermare, ma abbiamo la responsabilità di governarla perché non produca nuove disuguaglianze – dichiara Marilina Cortazzi, segretaria generale della Cisl Salerno -. Il servizio pubblico può diventare digitale, ma non può diventare meno accessibile. La capacità di utilizzare uno smartphone, un’applicazione o una piattaforma non può trasformarsi nella misura della cittadinanza e, soprattutto, non può diventare una condizione per esercitare un diritto».
La questione assume particolare rilevanza in un territorio come quello salernitano, caratterizzato da una significativa presenza di popolazione anziana e, contemporaneamente, da nuove forme di vulnerabilità sociale. L’accesso a strumenti come i servizi online dell’Inps, il cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate, il fascicolo sanitario elettronico e le piattaforme per le prestazioni sociali e sanitarie può rappresentare una concreta opportunità di autonomia, ma rischia di trasformarsi in una barriera quando mancano competenze, connessione, strumenti adeguati o una rete familiare di supporto.
«Non è la persona che deve adeguarsi al servizio: è il servizio pubblico che deve essere progettato intorno alle persone – prosegue Cortazzi -. Se per ottenere una prestazione sanitaria, previdenziale o sociale sono necessarie competenze che una parte della popolazione non possiede, dobbiamo interrogarci sulla qualità e sull’accessibilità di quel servizio. Avere uno smartphone non significa essere digitalmente autonomi».
Per la Cisl Salerno, il tema deve entrare a pieno titolo nella contrattazione sociale con i comuni e con gli Ambiti territoriali sociali, affinché l’accessibilità digitale diventi uno degli elementi attraverso cui valutare la qualità del welfare territoriale.
L’obiettivo è promuovere punti e modalità di accompagnamento digitale nei luoghi del welfare di prossimità, con particolare attenzione alle persone che incontrano maggiori difficoltà nell’utilizzo dei servizi online. Un accompagnamento che non deve tradursi in una sostituzione permanente dell’autonomia della persona, ma in uno strumento per superare gli ostacoli e acquisire progressivamente maggiore capacità di accesso.
«La contrattazione sociale non può occuparsi soltanto delle risorse, delle tariffe o delle singole prestazioni – sottolinea la segretaria generale della Cisl Salerno -. Dobbiamo contrattare anche la qualità dei servizi, la loro organizzazione e il modo concreto in cui arrivano alle persone. Nei Piani di Zona e nella programmazione territoriale vogliamo che l’accessibilità diventi un vero indicatore di qualità, insieme alla prossimità, alla continuità assistenziale e alla capacità di intercettare le fragilità».
In questo quadro, la Cisl ritiene importante valorizzare il ruolo del patronato, insieme ai servizi pubblici e alla rete sociale territoriale, come strumento di accompagnamento e orientamento. Il patronato può aiutare le persone nei passaggi più complessi, favorire l’accesso alle prestazioni e contribuire a intercettare situazioni nelle quali una difficoltà nell’utilizzo del digitale può essere il primo segnale di una condizione di maggiore vulnerabilità.
«Il patronato può svolgere una funzione importante di accompagnamento, ma non può e non deve diventare il sostituto permanente dell’autonomia del cittadino – precisa Cortazzi -. La nostra idea è costruire una rete nella quale la persona possa trovare assistenza quando ne ha bisogno, senza che questo significhi dipendere per sempre da qualcuno che sappia utilizzare il digitale. Il nostro obiettivo è accompagnare le persone verso una maggiore autonomia, non creare nuove dipendenze».
Accanto al patronato, la Cisl richiama però la necessità di una rete più ampia, che coinvolga direttamente le amministrazioni, i servizi sociali e sanitari, gli Ambiti, le strutture territoriali e i luoghi della prossimità. L’accessibilità non può infatti essere affidata esclusivamente alla capacità del cittadino di individuare autonomamente il soggetto a cui rivolgersi.
Particolare attenzione viene posta anche alla sanità digitale e alle nuove modalità di accesso alle cure, dal fascicolo sanitario elettronico alla telemedicina, fino alle prenotazioni e alla gestione della documentazione sanitaria.
«Innovare la sanità è necessario, ma l’innovazione non deve trasformare la competenza digitale in una condizione per accedere alle cure – afferma Cortazzi -. Nelle Case della Comunità e nei percorsi di welfare di prossimità dobbiamo costruire anche funzioni di orientamento e accompagnamento, mantenendo canali alternativi quando il digitale non è sufficiente o non è concretamente utilizzabile».
La Cisl Salerno propone quindi una logica fondata su alcuni principi essenziali: digitale quando semplifica, assistenza quando serve, relazione umana quando è necessaria. Un modello nel quale la tecnologia rappresenti uno strumento per aumentare l’autonomia delle persone e non un nuovo criterio di selezione nell’accesso ai servizi.
«Non chiediamo di tornare allo sportello di ieri – conclude Marilina Cortazzi -. Chiediamo di costruire il servizio pubblico di domani senza lasciare nessuno dall’altra parte dello schermo. Il progresso non si misura dal numero di servizi trasferiti online, ma dalla capacità di rendere più autonome le persone, soprattutto quelle che rischiano di esserlo meno. Nessuno dovrebbe avere bisogno di un figlio, di un familiare o di qualcuno che “sappia usare il digitale” per poter esercitare un proprio diritto».
Per la Cisl Salerno, la cittadinanza digitale è dunque una nuova dimensione della tutela sociale, da inserire stabilmente nella contrattazione territoriale attraverso partecipazione, confronto e responsabilità, affinché la tecnologia avvicini realmente cittadini e istituzioni e contribuisca a rendere il welfare più semplice, accessibile e inclusivo.




