Padre divorziato denuncia: contro di me un accanimento
Padre di Montecorvino divorziato denuncia una storia che somiglia a quella di centinaia di altri padri invisibili in Italia.
“Pende tra me e la mia ex coniuge una procedura di separazione giudiziale dinanzi al Tribunale di Salerno
In data recente, mi è stato notificato un atto di precetto per somme derivanti dalla citata sentenza e da decreti di liquidazione di CTU. Nel medesimo arco temporale, ho ricevuto comunicazioni formali a mezzo PEC dal legale di controparte che mi accusavano di “inviare troppe comunicazioni” e pretendevano di inibire l’invio di ulteriori messaggi. Il paradosso kafkiano è evidente: negli atti giudiziari si eccepisce l’inefficacia o la difficoltà delle notifiche via PEC nei miei confronti, ma poi si usa regolarmente quello stesso strumento per zittirmi e diffidarmi, creando una totale disparità di trattamento, specie considerando che mi trovo attualmente non pratico della materia legale e privo di un difensore che possa tempestivamente assistermi.
La parte più dolorosa e incomprensibile di questa vicenda riguarda però il metodo scelto per la gestione economica. Io sto già provvedendo alle esigenze delle mie figlie attraverso la cessione del quinto del mio stipendio. Ciononostante, si è preferito avviare un’azione di pignoramento e minacciare procedure esecutive immediate, senza la minima apertura a un confronto umano o alla definizione bonaria di un piano di rientro sostenibile. Non era forse più sensato, sul piano del buonsenso e della civiltà, concordare le modalità di rientro anziché scegliere la via della pressione distruttiva?
Questa impostazione genera criticità di gravissima portata, rischiando di compromettere irrimediabilmente la stabilità psicologica e materiale di una persona — fino al pericolo concreto della perdita del lavoro o della casa e di gesti estremi. I dati parlano chiaro: le stime di associazioni e centri studi indicano in Italia circa 200-300 casi all’anno di padri separati che arrivano a compiere gesti estremi, con un rischio di disagio psicologico severo stimato da 2 a 3 volte superiore rispetto agli uomini coniugati”.
Questo squilibrio non distrugge solo il genitore, ma si abbatte in modo irreversibile sulla crescita delle figlie, violando il principio della bigenitorialità e trasformando una controversia legale in un dramma sociale.
“Vi chiedo di non voltarvi dall’altra parte, di accendere i riflettori su dinamiche che rischiano di stritolare i cittadini più fragili e di dare voce a un padre che rischia di aggiungersi alle statistiche del silenzio. Chiedo un cenno di attenzione, un’inchiesta o un approfondimento affinché simili vicende non rimangano confinate nell’ombra”.





