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Finti posti di lavoro e soldi veri: avvocato e moglie ancora ai domiciliari Cronaca Primo piano Provincia e Regione zonarcs 

Finti posti di lavoro e soldi veri: avvocato e moglie ancora ai domiciliari



Pagavano dai cinquemila ai settemila euro per un finto documento di assunzione in un’azienda agricola italiana, ma una volta arrivati in provincia di Salerno, i migranti scoprivano di essere clandestini a tutti gli effetti. È questo lo scenario svelato dalla nuova indagine “Click Day” a Salerno, condotta dalla Dda, dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale e dai carabinieri del Nucleo operativo per la Tutela del lavoro. Lo scrive la Città.

Una rete per lo sfruttamento dell’immigrazione

L’operazione, coordinata ieri dal procuratore capo Giuseppe Borrelli e oggi dal capo dell’ufficio Raffaele Cantone, ha portato alla luce un vasto giro di finte attività agricole create ad hoc per vendere documenti falsi. Il sistema serviva a favorire l’immigrazione irregolare, approfittando del Click Day del 2024, di cittadini provenienti principalmente da Marocco, Bangladesh e India.

I provvedimenti cautelari hanno colpito 22 persone:

  • 18 indagati sono finiti agli arresti domiciliari.
  • 4 indagati sono stati sottoposti all’obbligo di firma.
  • Tra le persone coinvolte ci sono intermediari (italiani e stranieri) e intestatari di ditte inesistenti operanti tra Scafati, Salerno, la Piana del Sele e il Cilento.

Coinvolti due avvocati già noti alle forze dell’ordine

Al centro di questa associazione per delinquere, secondo gli inquirenti, vi sarebbero l’avvocato Gerardo Cembalo di Eboli e la moglie Maria Chirico. I due legali, già recentemente condannati per un blitz simile avvenuto due anni fa (a cinque anni e otto mesi lui, a 5 anni e 4 mesi lei), si trovano nuovamente ai domiciliari, misura a cui erano già sottoposti.

L’organizzazione contava su una rete di intermediari e gestori di finte aziende agricole, la maggior parte dei quali “semisconosciuti” al fisco che cercavano i migranti disposti a pagare nei loro Paesi di origine per entrare legalmente “sulla carta” in Italia. Le loro attività illecite non si limitavano alla sola provincia salernitana, ma operavano anche in altre aree d’Italia, tra cui:

  • Napoli, Avellino e Benevento in Campania.
  • Campobasso, Roma, Ancona, Pisa, Savona e Brescia.

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