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Carceri. Il Sappe sul caso Manganelli, presunzione d’innocenza vale anche per i poliziotti. Capece: “No ai processi mediatici, decidono i giudici” Cronaca zonarcs 

Carceri. Il Sappe sul caso Manganelli, presunzione d’innocenza vale anche per i poliziotti. Capece: “No ai processi mediatici, decidono i giudici”



 «La presunzione di innocenza è un principio costituzionale. Vale per tutti. Anche per i poliziotti penitenziari». Lo afferma Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), intervenendo sul procedimento penale relativo ai fatti del carcere di Santa Maria Capua Vetere.
«Il SAPPE – sottolinea Capece – ha sempre avuto piena fiducia nella magistratura e continua ad averla. Confidiamo nella serenità di giudizio dei magistrati chiamati a decidere questa vicenda. Proprio per questo riteniamo che nessuno debba anticipare il verdetto del Tribunale. La requisitoria del Pubblico Ministero rappresenta una fase del processo, non la sua conclusione».
«Se fosse confermato, come riferiscono le agenzie di stampa, che nel corso della requisitoria il pubblico ministero Alessandro Milita abbia rivolto all’imputato Gaetano Manganelli, già comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria della Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere e oggi comandante dell’istituto di Salerno, l’espressione “Sei un criminale”, ci troveremmo dinanzi a parole che destano profonda perplessità sul piano istituzionale.
Il pubblico ministero, infatti, pur esercitando una funzione pubblica di primaria rilevanza e nell’interesse della legge, è parte del processo penale e sostiene l’accusa nel contraddittorio con la difesa. Proprio per questo, soprattutto nel corso della requisitoria, le sue argomentazioni dovrebbero rimanere ancorate alla contestazione dei fatti e alla valutazione delle prove, senza ricorrere a espressioni che possano assumere il significato di una condanna anticipata dell’imputato.
Definire una persona “criminale” prima che sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna rischia, infatti, di travalicare il piano della dialettica processuale e di entrare in evidente tensione con il principio costituzionale della presunzione di innocenza, sancito dall’articolo 27 della Costituzione e rafforzato dalla normativa nazionale ed europea. Se tali parole fossero state realmente pronunciate nei termini riportati, esse apparirebbero difficilmente conciliabili con il dovere di equilibrio, misura e imparzialità che deve sempre caratterizzare il linguaggio delle istituzioni, soprattutto quando proviene da uno dei protagonisti del processo penale.»
«La presunzione di innocenza – aggiunge – non è un favore concesso agli imputati. È una garanzia costituzionale poste a tutela di ogni cittadino. Se si comincia a metterla in discussione per qualcuno, si finisce per indebolirla per tutti».
Capece richiama poi la realtà operativa delle carceri italiane. «Chi conosce il sistema penitenziario sa quanto sia difficile lavorare ogni giorno negli istituti, tra sovraffollamento, violenze, aggressioni e gravissime carenze di organico. I poliziotti penitenziari svolgono un servizio delicatissimo per lo Stato e non meritano di essere esposti a una condanna preventiva sul piano mediatico, né di essere messi indiscriminatamente sul banco degli imputati prima che la giustizia abbia accertato le singole responsabilità».
Il SAPPE ribadisce infine «il massimo rispetto per l’autonomia della magistratura e per il lavoro della pubblica accusa», ma richiama tutti al rispetto dei principi costituzionali.
«La verità processuale si forma esclusivamente nelle aule di giustizia ed è affidata ai giudici. Il nostro auspicio – conclude Capece – è che il dibattimento prosegua nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento, evitando qualsiasi anticipazione di giudizio. In uno Stato di diritto la giustizia non può essere sostituita dalla forza delle parole né dal processo mediatico».

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