Lavoratrice si rifiuta di pulire i corridoi e viene licenziata: il giudice la reintegra e condanna una Rsa di Cava de’ Tirreni
I giudici del lavoro del Tribunale di Nocera Inferiore hanno dato ragione a una lavoratrice della residenza sanitaria assistita “Villa delle Rose” di Cava de’ Tirreni, annullando il licenziamento e le sanzioni disciplinari che le erano stati inflitti dall’azienda. La sentenza ha fatto chiarezza su un punto fondamentale: pulire le scale, i corridoi e gli spazi comuni della struttura non rientra tra i compiti degli operatori socio-sanitari, il cui lavoro deve restare dedicato esclusivamente all’assistenza e alla cura diretta del paziente.
Un risultato decisivo ottenuto grazie alla stretta collaborazione tra la sigla sindacale e lo studio legale Labonia (con gli avvocati Simone Labonia e Gianluca Caccavale), che ha curato la difesa della lavoratrice e continua ad affiancare la categoria nella tutela dei propri diritti.
La vittoria in aula arriva però mentre esplode un’altra emergenza nella stessa struttura: la direzione ha annunciato la sospensione delle paghe per tutti i dipendenti, scaricando sul personale i ritardi nei rimborsi della sanità pubblica. Per fermare questo blocco, il sindacato – sempre con il supporto dello studio legale Labonia – ha fatto scattare un esposto urgente e una formale diffida indirizzata all’azienda, al Prefetto di Salerno, alle autorità sanitarie e all’Ispettorato del Lavoro.
Sulla vicenda interviene Gerardo Rosanova, segretario generale della Flaica Cub Salerno: «La sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore, che ha azzerato il licenziamento e le sanzioni contro la nostra lavoratrice, dimostra che imporre agli operatori di fare i tuttofare è un abuso. Il lavoro coordinato con lo studio legale Labonia ha smontato le pretese aziendali: la cura delle persone richiede dignità e rispetto dei ruoli, gli assistenti non devono pulire i corridoi. Ora però l’azienda compie un altro passo falso e pretende che il personale lavorando gratis per coprire le sue difficoltà economiche. I problemi della società non possono ricadere sulle famiglie dei lavoratori, che hanno garantito un servizio impeccabile. Con la diffida inviata a tutte le autorità abbiamo fissato un ultimatum: se entro cinque giorni gli stipendi non verranno versati, avvieremo subito le pratiche legali con i nostri avvocati, chiederemo il blocco dei conti e faremo partire lo sciopero».
Con l’esposto inviato alla Prefettura di Salerno e agli organi di controllo, il sindacato richiede un incontro urgente d’emergenza, sollecitando le autorità sanitarie a valutare il pagamento diretto delle retribuzioni ai lavoratori per evitare l’interruzione dell’assistenza agli ospiti della struttura.





