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Accesso alla Rada di Fuenti a Vietri sul Mare: i consiglieri comunali di “Vietri che Vogliamo” chiedono al Comune il ripristino dell’accesso pubblico verso il mare Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Accesso alla Rada di Fuenti a Vietri sul Mare: i consiglieri comunali di “Vietri che Vogliamo” chiedono al Comune il ripristino dell’accesso pubblico verso il mare

Accesso alla Rada di Fuenti a Vietri sul Mare: i consiglieri comunali di “Vietri che Vogliamo” chiedono al Comune il ripristino dell’accesso pubblico verso il mare

La recente attenzione mediatica generata dai fatti di cronaca avvenuti nei giorni scorsi ha riportato alla ribalta una questione che, da anni, attraversa il dibattito pubblico vietrese: l’accessibilità del tratto di strada che conduce alla Rada di Fuenti, tradizionalmente percorso pubblico e storicamente collegato alla Statale 163 attraverso un’antica viottolo.

Secondo i consiglieri comunali del gruppo “Vietri che Vogliamo”, l’area oggi percepita come sentiero privato o difficilmente accessibile sarebbe invece da considerarsi a tutti gli effetti un passaggio pubblico, utilizzato per decenni dai cittadini e legato alla storia marittima di Vietri sul Mare.

«Quel tratto è sempre stato una strada pubblica – dichiarano i consiglieri comunali Alessio Serretiello, Maurizio Celenta e Antonella Scannapieco -. Più volte in consiglio comunale abbiamo sollevato la questione, chiedendo di ripristinare l’accesso che permetteva a tutti di raggiungere la Rada di Fuenti per il semplice utilizzo balneare. È opportuno ricordare che, nonostante le recenti ricostruzioni giornalistiche, non si tratta affatto di un sentiero privato o blindato: il Comune rilascia persino concessioni demaniali ad alcuni dei proprietari presenti nell’area».

La zona, spiegano i consiglieri comunali di opposizione, è caratterizzata da una forte identità storica: dal vecchio porto romano dell’Acqua del Fico alle bitte scolpite nella roccia, testimonianze di una tradizione portuale che per secoli ha collegato Vietri al mare aperto.

Anche la storia più recente dell’area di Fuenti (Fonti), ai confini con Cetara, testimonia il suo valore millenario. Nel 1973, infatti, nelle acque antistanti fu rinvenuto un antico muro romano in opus reticolatum, scoperta che si aggiunge alle terme di Marina di Vietri e conferma la presenza romana sulla costa. Nel Medioevo qui si sviluppò un intenso commercio marittimo soggetto a tasse abbaziali, mentre ancora nel primo Novecento il Portolano indicava la punta di Fuenti come approdo sicuro grazie alle caratteristiche bitte di roccia. Nel 1938 la vecchia lanterna di Fuenti fu venduta dallo Stato all’ambasciatore Dino Grandi; nel 1956 l’area passò poi alla Società Immobiliare Vietrese-Amalfitana. Il viottolo che collegava la statale alla punta, un tempo pubblico e frequentato anche da Vittorio Emanuele III durante il soggiorno a Villa Guariglia, è stato nel tempo privatizzato e oggi risulta chiuso da una cancellata. Nella stessa zona, dagli anni Sessanta ai primi Duemila, si sviluppò la lunga vicenda dell’Albergo Fuenti, conclusa con l’abbattimento della struttura e un intervento di riqualificazione ambientale.

«La costa vietrese è segnata da percorsi, mulattiere e accessi al mare utilizzati da generazioni – hanno aggiunto -. Negli anni abbiamo assistito a una progressiva privatizzazione di tratti che erano pubblici e funzionali alla vita della comunità. Oggi crediamo sia arrivato il momento di ripristinare un diritto che appartiene ai cittadini».

Il gruppo consiliare sottolinea che la questione non ha nulla a che vedere con i fatti giudiziari emersi nei giorni scorsi, ma che proprio la visibilità mediatica può rappresentare l’occasione per riaprire un confronto istituzionale rimasto irrisolto nel tempo.

«La discussione sull’accessibilità alla Rada di Fuenti è aperta da anni – concludono i tre .. Chiediamo al Comune di attivare tutte le procedure necessarie per ripristinare pienamente il passaggio pubblico, mettendo ordine nella gestione dei sentieri costieri e garantendo ai cittadini il diritto di raggiungere un’area demaniale che appartiene alla collettività».

 

 

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