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STORIE DI REMO, Gli occhi della ladra Attualità 

STORIE DI REMO, Gli occhi della ladra

Seconda puntata
Bruno aveva conosciuto Fiamma all’Inps di piazza Missori a Milano ed era rimasto subito attratto dalla sua aria insolente da”guapa”.Nel lavoro i due giovani
condividevano una grande scrivania” a due piazze” occupandosi di esaminare i reclami degli iscritti.
Erano stati assunti nello stesso giorno e sembrò un segno del destino vedersi assegnare lo stesso ufficio e la stessa scrivania. Apparivano come due compagni di banco del liceo; entrambi amanti della vita libera ed indipendente ,si resero presto conto che quelle giornate vissute al chiuso tra quattro mura non potevano essere il loro futuro.
Intanto anche Fiamma si sentiva attratta da quel giovanotto estroverso, che ribatteva prontamente a chiunque non fosse d’accordo con lui. Solo con lei abbassava la cresta ,rimanendo incantato dalla sua avvenenza e da quelle pose sconce che assumeva sedendosi. La ragazza era figlia di genitori separati ,entrambi con una storia inquietante alle spalle.

 


Avevano cresciuta la bambina nell’incuria e l’abbandono ,senza curarsi di seguirla negli studi e nella scelta delle amicizie, sicché l’educazione ed il contegno morale della ragazza avevano fatalmente pagato pegno .Il risultato era stato quello di una donna insofferente alle regole ,ma intelligente ed estremamente curiosa. Proprio questa caratteristica ,aveva sviluppato nel nostro personaggio una intensa cultura generale ,autodidattica e ,molto spesso ,più brillante di quella acquisita tra i banchi di scuola.
Fiamma era scaltra,sempre pronta alla polemica ed alla contrapposizione verbale,ma fatalmente questa caratteristica si spegneva quando,per raggiungere i suoi obiettivi,diveniva improvvisamente melliflua e tollerante.
Era bella ,ma soprattutto aveva nel viso un particolare che le dava una personale unicità:
I suoi occhi verdi, luminosi e con un perfetto taglio a mandorla,la rendevano indimenticabile.
Sarà proprio questo dettaglio a divenire l’elemento centrale del nostro racconto.
Intanto i due giovani erano andati a vivere in un appartamentino alla periferia di Milano,piccolo ma confortevole e situato in un condominio signorile.
Bruno era un cultore di monete classiche e possedeva una formidabile collezione ,con esemplari rari e ben conservati.L’aveva messa insieme travolto da una passione “furiosa” ,che gli aveva annebbiato scrupoli e buon senso ,spingendolo verso acquisti di dubbia provenienza.
Diceva sempre che le monete sono di chi le possiede ,perché essendo multipli di uno stesso conio erano di difficile identificazione.
La passione coinvolse anche Fiamma che ,essendo laureata in archeologia era già molto interessata ed esperta di reperti di scavo.
Sicché ,quando ci fu occasione da parte di lei di ereditare un negozio in piazza Cordusio,decisero di comune accordo di aprire un’attività di collezionismo e piccolo antiquariato .


Si licenziarono dall’INPS ,contro la volontà dei parenti che implorarono entrambi di non lasciare un posto sicuro per un ‘attività senza prospettive certe.
Ma non ci fu nulla da fare ;entrambi ,dopo circa un anno trascorso al chiuso del loro ufficio,decisero di mettersi in proprio.
Si era sotto Natale,quando il negozietto al lato delle Poste di pazza Cordusio apri’i battenti.
Una tabella grande campeggiava sulla strada ,sopra la porta d’ingresso recitando la tipologia commerciale dell’esercizio:
“IL COLLEZIONISTA.”
Difatti la botteguccia si prestava a questo tipo di attività che toccava un po’ tutti i tipi di collezionismo :
Monete,cartoline,santini,storia postale,medaglie con nastro e financo gioielli d’epoca.
Fiamma sembrava nata per questo lavoro,il suo linguaggio disinvolto ed invogliante ,evidenziava ai clienti sempre gli aspetti “gustosi” di ogni proposta di acquisto.
Il lavoro prese immediatamente la piega giusta e i risultati cominciarono ben presto ad essere sorprendenti.
Bruno era il “boss”della numismatica e la sua conoscenza del latino e della storia del classicismo lo aiutava molto.
Le monete greche e romane non avevano segreti per lui ,ma anche quelle successive e fino agli Antichi Stati italiani
Per quanto riguarda i rapporti intimi di coppia, i due interpretavano la vita nella totale libertà ,lasciando che la natura si esprimesse tra loro senza vincoli né limitazioni.
Concepivano l’esistenza essenzialmente in ambito materialistico ,finalizzato ad un egocentrismo esasperato .
Il loro egoismo li aveva spinti alla decisione di non avere figli ; per essi esisteva solo la qualità della propria vita ,senza alcuna rinuncia per emozioni e tentazioni.
Amavano il “bello” e quindi il denaro ,risorsa universale capace di esaudire ogni esigenza del loro naturale narcisismo.
Forma di massima espressione della propria libertà era il sesso ; vissuto nella sua totalità espressiva ,diveniva per i due giovani appagamento dei sensi ,oltre che sublimazione di una irrequietezza interiore inesauribile
La loro loro vita di coppia era l’antitesi del conformismo sociale ,senza legami religiosi,né giuridici e soprattutto lontano da ogni freno inibitore .

 

Questi comportamenti libertini non intaccavano minimamente l’affetto e la considerazione dell’uno per l’altra.

 


Anzi questa modalità di vita ,aumentava a dismisura la loro reciproca stima ,ritenendosi entrambi soggetti unici per intrattenere quel rapporto così particolare,
Come vedremo ,essi riusciranno ad andare avanti in questa convivenza “atipica”, rimanendo uniti ,anche quando ,varcando i limiti della legalità ,abbandoneranno ogni forma di sobrietà e convivenza civile.

 

Camily osch

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