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Truffa del gasolio a Battipaglia, il pm punta i poliziotti Primo piano Provincia e Regione 

Truffa del gasolio a Battipaglia, il pm punta i poliziotti

Truffa del gasolio agricolo, chiesta la condanna degli imprenditori Gabriele e Alfonso Garofalo , padre e figlio, rispettivamente a 11 e 7 anni di reclusione. Le richieste sono contenute nella requisitoria del pm Francesco Rotondo , formulata ieri davanti ai giudici della Seconda sezione penale del tribunale di Salerno. Tre anni e mezzo ciascuno sono, invece, le pene richieste per gli agenti di polizia Giovanni Moscato , Mauro D’Angiolillo e Pasquale Caiazza , all’epoca dei fatti in servizio del commissariato di Battipaglia. C’è un sesto imputato, l’impiegato postale Alfredo Malandrino di Pontecagnano, per il quale l’accusa ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione. L’inchiesta sugli affari del gasolio agricolo rivenduto per autotrazione scoppia 5 anni fa, nel 2013. Diciannove gli indagati, a vario titolo, per truffa ai danni dello stato ed altro. Il fulcro dell’attività investigativa è l’azienda Garofalo di Battipaglia che avrebbe usato parte di questo carburante, rivenduto per usi diversi, per pagare le “soffiate” sugli appostamenti della guardia di finanza a Moscato, di Oliveto Citra, e ai suoi colleghi Mauro D’Angiolillo e Pasquale Caiazza (rispettivamente di Vallo della Lucania e San Giorgio Cremano). Per il pm Rotondo, i sei imputati (gli altri indagati hanno definito il processo di primo grado con riti alternativi) erano complici di un giro illecito che grazie alla costituzione di aziende agricole fittizie garantiva l’acquisto di carburante agricolo a prezzo agevolato, rivenduto poi agli automobilisti a un costo di quasi il triplo. Una parte di quel gasolio sarebbe finito pressoché gratis nelle vetture di rappresentanti delle forze dell’ordine che, in cambio, non solo avrebbero chiuso un occhio ma avrebbero fornito agli indagati informazioni riservate. Ai poliziotti, in particolare, è contestato l’accesso abusivo al sistema informatico delle forze dell’ordine, per una consultazione richiesta da Garofalo su una targa risultata poi di un’auto civetta. C’è, infine, la posizione del dipendente postale Malandrino (difeso dall’avvocato Paolo Corsaro ) che avrebbe agevolato alcune operazioni postali dei Garofalo. Alla prossima udienza toccherà alle parti civili, ovvero gli enti che hanno subito un danno dal mancato pagamento delle accise. E, poi, al collegio difensivo di cui fanno parte gli avvocati Luigi Gargiulo e Francesco Saverio Dambrosio per i poliziotti. Quella dei “pieni” di carburante per aggirare i controlli fu un’indagine che destò molto scalpore nella Piana del Sele per il coinvolgimento di imprenditori e rappresentanti delle forze dell’ordine. Fonte: La Città di Salerno

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