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Storie di Remo: volo Salerno Roma Avana solo andata Attualità 

Storie di Remo: volo Salerno Roma Avana solo andata



 

Quarta puntata

Siamo partiti ormai da due ore dall’aeroporto di Fiumicino diretti all’Avana e il racconto di Andrea sulla vita di Ernesto diventa avvincente.Gli chiedo che facesse a Cuba tutto il tempo.
“Amo dipingere e mi mettevo con il mio cavalletto sul Malecon”
“Bravo” soggiungo “e come te la cavi con il pennello ?”
Lui mi risponde ammiccando “Dipingo a orecchio”
Risate incredibili si confondono con il rombo dei motori a 10 km di altezza, poi Andrea riprende il suo racconto.
Dalla torretta del Morro l’Havana appare come una languida femmina distesa sul fianco che si offre al mare Oceano.
Il Malecon è il lungomare de l’Havana che corre per più di 8 km ; va
dalla Città Vecchia(Havana Vieja)fino al rio Almendares.
Ernesto era tornato ,subito dopo essersi licenziato dalle Poste e nella”maleta”aveva portato dall’Italia il suo sogno :
Restare a vivere a Cuba per sempre,in mezzo a quel popolo multicolore ,tra gli odori di fritto mescolati a quelli di petrolio.
Quella notte non si addormentò subito;
pensava che l’indomani
avrebbe chiesto allo choffer di restare con lui perché voleva fare un giro per la città che la mattina si anima presto e alle fermate della guagua c’è una grande quantità di persone che fanno “botella”(autostop).
A l’Havana i bus non passano mai e quando dopo ore arrivano,non si fermano perché sono stracolmi di viaggiatori.
Non aveva potuto dimenticare l’episodio accaduto quella mattina ,quando gli altri 3 vacanzieri erano voluti andare a S.Maria ,mentre lui era rimasto nella Lada con Roberto.
Non gli piaceva andare appresso alle ragazze la sera in discoteca che si prostituiscono con il primo turista che gli capita e si era messo d’accordo con lo choffer di girare “por la calle”,in mezzo al popolo,
“a rimorchiare “
Le fermate della “guagua”erano affollate di gente di ogni età’ ed
Ernesto era emozionato per quello che gli aveva detto lo choffer:
“Quando ci avviciniamo alle fermate ,tu vedi quella che ti piace e la carichiamo.
Lei entra nel carro? e tu monta atras con ella.Poi mi raccomando non ti mettere a fare poesie,dopo 5 minuti comincia subito ; bacetti,carezze e quella viene sicuro con noi.
Io vi scarico in Paseo e 15 e poi vengo a riprendervi por la tarde

“E come faccio?”soggiunse Ernesto
“Non mi pare vero lo que tu me contas.
In Italia prima di tutto le belle donne non si arrischiano a fare l’autostop,poi al massimo se sei fortunato ti danno il numero di telefono.”
Lo choffer guardo‘Ernesto un po’ spazientito , poi sbotto’:
“Todavia con l’Italia!
Qui siamo a Cuba la patria dell’amore.
La muchacha se gli piaci,ha molti buoni motivi per venire da te.
Primero, con il turista può entrare in una cafeteria para tomar refresco
Al supermercato si fa comprare un pollito per llevarlo a la casa ,donde no se come de dos dia;
pones tambien que al final tu le regala un poco de dinerito e vedrai che tutto quadra.
“E come faccio a capire quale è quella giusta?”
Incredulo lo choffer sbottò;
“Ma tu eres loco?Quella giusta è quella che ti piace”
Ernesto non ci voleva credere ,ma volle immaginare che in quel paese dei balocchi funzionasse così e decise di seguire le indicazioni dello choffer.
Erano giunti alla “Rampa”,dove le persone assiepate alla pensilina saranno state una cinquantina.
Sul muretto al lato della fermata c’era una bella ragazza con un vestito a fiori apparentemente non interessata né all’arrivo della guagua né alla “botella”
Roby capì al volo e si fermò davanti a lei.
Era bianca ed appena si vide guardata dai due ragazzi accavallò le gambe, mostrando le sue parti più femminili.
Le mamme italiane crescono le figlie in quella cultura bigotta ,per cui una ragazza seria non assume pose “sconce” ,altrimenti viene etichettata come una poco di buono.
Al contrario ,a Cuba le madri insegnano alle figlie che attirare l’uomo faccia parte della loro femminilità, per cui e’naturale mostrargli anche l’intimita’della propria bellezza.
Roby fermo’il carro alante de la chica che si avvicinò’ al finestrino.“Donde vas mi amor?”gli chiese Ernesto che sembrava essersi finalmente sciolto anche nel linguaggio.
“Tengo che ir en San Miguel”rispose lei.
“Monta che ti accompagniamo noi “
replicò’ lui scendendo dalla Lada e montando dietro insieme alla ragazza.
“Mi chiamo Caridad ,ma tutti mi dicono Cary”. Così dicendo si accomodo’nella piccola Lada dove lo spazio dietro era super limitato , sicché i due finirono per sedersi l’uno sull’altra.
Lei sorrise,mentre da sotto le gonne saliva un profumo di donna misto ad acqua di colonia “barata”(economica)
Una carezza e il rumore assordante della strada copri’ i gemiti sfuggiti dalle bocche che si cercavano.
“Qui non siamo in Italia,
non serve la carta bollata per ridere e toccarsi un braccio “gli aveva detto Roby che dallo specchietto vedeva tutto.
Rise constatando che l’italiano non ci ha messo molto a capire le “istruzioni per l’uso”e capi’ che S.Miguel era saltato.

Giro’la macchina e puntao’al Vedado;certe storie non possono finire tra le baracche di S. Miguel del Padron.
Sotto le pale di un ventilatore invece,come quello del film Casablanca ,lo scenario era diverso.
Caritad non si senti’ raccontare la favola di Cappuccetto Rosso ,ma
insieme al bel turista sciorino’tra le bianche lenzuola il meglio del Kamasutra ,che a Cuba non si impara a scuola ma si ha nel sangue.

Le razze che si incrociarono sull’isola in 500 anni hanno prodotto ceppi umani unici al mondo.
Con Colombo arrivarono per la prima volta i bianchi che si mescolarono con gli indigeni dell’isola: ecco i primi mestizos.
Qualche secolo dopo giunsero i primi africani e ci fu la tratta degli schiavi che lavoravano nelle piantagioni.
Chi ha visto il “serial” Radici ,sa come funzionava la vita dei campesinos ridotti in schiavitu’.
I padroni abusavano delle giovani negrette e il fatto che restassero incinte non era un problema ,anzi l’aumento demografico era necessario perché nei campi servivano braccia giovani per lavorare.
I figli delle schiave erano schiavi pure loro anche se nascevano di colorito più chiaro perché spesso frutto di incroci con la razza bianca.
Sangue yoruba ,Congo,arara mischiato a quello dei bianchi produceva forza,
ritmo,musica e Santeria.

 


Alla metà dell’800 arrivarono tanti “culies” cinesi dal Guangdong,via Pacifico con le navi,anch’essi per lavorare nelle piantagioni di caffè e tabacco. Si unirono soprattutto con donne afrocubane producendo i “chinos”,mulatti con gli occhi a mandorla.
Le femmine erano belle e forti come cavalle ,capaci di figliare senza problemi bambini poderosi .
A l’Havana c’è il Barrio Chino ed anche il Cementerio Chino
,il più grande dell’America Latina.
Nella mescola si intrufolarono francesi da Haiti ,poi gli immancabili ebrei,arabi e con Fidel arrivano anche migliaia di militari russi ,che certamente di notte non guardavano il cielo dell’Havana seduti sui contrafforti del Malecon.
Risultato: un paese con una razza che non ha nome e somiglia alla tavolozza di un pittore.
Pelle color caffè e latte,occhi a mandorla,capelli ricci,sangue multietnico e ritmo africano.
Il soggetto più gagliardo potrebbe essere rappresentato d una mulatta cina con chiappe di cemento che si muovono come un sismografo mentre balla la rumba.
A Cuba non esiste
una razza ,ma una flotta di barconi provenienti da tutto il mondo uniti in un “naufragio bellissimo “
Al Malecon seduti sul muretto c’è di tutto:
Il cinese con il sigaro,la negra con il vestito giallo,la mulatta irrequieta abbracciata ad un bianco e tutti cantano in coro “Somos cubanos,. Espanoles y Africanos”

Camily Bosch

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