STORIE DI REMO, GLI OCCHI DELLA LADRA
terza puntata
Bruno era felice perché aveva quadrato il cerchio dei desideri:
Un lavoro stimolante fondato sulla sua passione principale e vicino a sé una donna capace di fornirgli stimoli emotivi continui.
L’attività commerciale era partita con entusiasmo e quel negozietto di piazza Cordusio funziono’subito alla grande.
Fiamma era quella che curava l’oggettistica e i gioielli ,seguendo anche gli acquisti, poiché la posizione strategica del punto vendita consentiva innumerevoli occasioni di contatti con privati che volevano vendere.
Bruno, dal canto suo ,dava spazio alla sua grande passione ed esperienza per la numismatica.
Le vetrine con qualche plateau di monete confuso tra altri oggetti ,attiravano collezionisti sia neofiti che navigati.
In primavera un colpo di fortuna fece sì che il nostro giovane talento commerciale mettesse le mani su un ritrovamento straordinario.
Riccardo era un suo amico d’infanzia ,dai trascorsi non proprio “da chierichetto “ ; alcuni accadimenti giovanili lo avevano addirittura assicurato per qualche anno alle patrie galere, sia pure con pene da scontare in carceri minorili.Egli poi aveva avuto la forza di riabilitarsi con l’aiuto di un magistrato ,anch’egli numismatico, che lo aveva preso a cuore garantendo per il suo recupero sociale.
Quest’ultimo gli aveva anche trovato un lavoro in un ente pubblico e Riccardo ,nel suo tempo libero ,aveva continuato a curare la sua passione per le monete.
Cosicché quando gli capitò tra le mani uno strano oggetto pietrificato a forma di patata ,decise di contattare il vecchio compagno di merende.

“Pronto chi è?, Bruno ci sei ,sono io Riccardo, come va?”
“Ohe! ,chi si risente”rispose la voce all’altro capo del telefono e dopo qualche battuta scherzosa, Riccardo spiegò al suo interlocutore che aveva necessità di parlargli a voce per una cosa molto importante .
Bruno capì a volo che si trattava di monete e che quel linguaggio “precauzionale “ poteva riferirsi ad una operazione molto importante.
Difatti dopo qualche giorno era nel garage di Riccardo ,di fronte all’oggetto misterioso .
Somigliava ad una grossa pietra informe da cui sporgevano dei mezzi tondini metallici anneriti dal tempo.
Bruno annusò la strana “patata” di pietra ed esclamò :
“Scavo!”
I tondelli che fuoruscivano erano stati puliti delicatamente e sembravano di oro.
Lo strano oggetto era arrivato nelle mani di Riccardo ,tramite alcuni tombaroli attivi nella vastissima area archeologica dell’antica Pompei.
Bruno ,dall’alto della sua grande cultura generale,aveva capito di che si trattasse.
Spiego’che ,al momento dell’eruzione , i pompeiani ebbero pochi minuti per scappare verso il mare e i più ricchi afferrarono al volo il sacchetto di monete d’oro nascosto in casa ancorandolo alla cintola .
I gas velenosi, liberatisi dopo l’eruzione esplosiva del vulcano ,precipitarono verso il basso assumendo concentrazioni mortali ad altezza umana.
La morte sopraggiungeva rapidamente ,tra spasmi terribili.
Il moribondo si raggomitolava in posizione fetale e la scarsella di aurei, durante la degenerazione del corpo ,rimaneva impastata dai liquami della decomposizione.Nei millenni successivi, l’agglomerato si pietrificava intorno alle monete incorrotte.
L’aureo era la coniazione che circolava nell’Impero e ogni persona di alto lignaggio sociale ne possedeva ,ben nascosti in un punto segreto della casa.
I due compari si dedicarono subito al recupero delle monete e dopo un po’ quella specie di patata si trovava a mollo in un secchio d’acqua.
Ma gli strati superficiali disciolti con l’acqua lasciarono solo posto a quello sottostanti ormai cristallizzati.
Bruno aveva un cliente farmacista che gli forni’dei solventi a base di toluolo e xilene capaci di disgregare l’ammasso magmatico che affossava le monete.
Una volta liberati ,gli aurei apparvero sotto forma di tondelli monetali anneriti.
La pulitura finale sempre per immersione avvenne in un liquido della Johnson che riportava le monete nella condizione originale.
Sembrava un miracolo trovarsi di fronte ad un plateau di aurei luminosi estratti da quel magma cementato dopo 2000 anni. Erano una trentina di pezzi ,tra cui alcuni di grande valore perché ben conservati.
Le sapienti vie dell’amico Bruno arrivarono ai clienti privati giusti che sborsarono agevolmente le cifre adeguate con senza battere ciglio.
La cosa andò in porto senza incidenti di percorso ,anche se ci volle un po’ di tempo per definire le trattative.
Quando tutte le prestigiose monete trovarono collocazione, i proventi molto consistenti diedero ulteriore impulso al commercio del negozio di piazza Cordusio.
La vita di Bruno e della sua compagna ebbe un deciso balzo di qualità e l’aver avuto tra le mani materiale così prestigioso ,consentì alla giovane coppia di accedere alle fasce sociali più alte.
Cominciarono le frequentazioni della Milano Bene ,dove imperava oltre che il lusso e l’agiatezza la pratica di quei “vizietti” tanto frequenti tra i VIp.
Questo contatti avevano il vantaggio di agganciare clienti danarosi senza problemi economici e capaci di spendere cifre molto alte per gli hobby,
Nei salotti di queste case si scivolava facilmente, dopo ostriche e champagne ,in quelle situazioni dove la lussuria non conosceva limiti né freni inibitori.
Fiamma in questi frangenti era più che a suo agio e liberava la sua esuberanza fisica ,ben sapendo che il suo compagno la assecondava nelle trasgressioni più estreme ,senza alcuna gelosia,
I suoi occhi e il profumo di mughetto ammaliavano chiunque, sicché il passaggio dei facoltosi “maschietti” dai salotti della Milano Bene al negozietto di piazza Cordusio ,avveniva con
estrema disinvoltura.
Fiamma traghettava personalmente quei “fresconi”e spesso durante il viaggio capitava che la lussuosa automobile del “tipo”sostasse per qualche ora dinanzi a quei discreti albergucci a ore che pullulavano nelle piccole traverse affianco alla Stazione Centrale.

CAMILY BOSCH





