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Settembre culturale, al Castello Aragonese di Agropoli il presidente dell’Atletica Salerno Ruggero Gatto presenterà Alberto Cova Altri sport Sport Turismo ed Eventi 

Settembre culturale, al Castello Aragonese di Agropoli il presidente dell’Atletica Salerno Ruggero Gatto presenterà Alberto Cova

Il 25 settembre, nello stupendo scenario del Castello Aragonese di Agropoli il presidente della Asd Atletica Salerno, Ruggero Gatto, presenterà Alberto Cova, grande campione del mezzofondo, autore del libro “Con la testa e con il cuore” nell’ambito del settembre culturale. Il grande Cova, dallo scatto finale fulminante e campione europeo, mondiale e olimpico 82-83-84. Anni in cui il mezzofondo italiano era ai vertici mondiali e in cui Pizzolato e Poli vincevano la Maratona di New York.

Alberto Cova è un ex mezzofondista e politico italiano, campione olimpico dei 10000 metri piani ai Giochi di Los Angeles 1984. Muove i suoi primi passi da atleta all’età di 14 anni. Si guadagna presto il soprannome di “ragioniere”, sia per l’effettivo conseguimento del diploma in ragioneria, sia per il fisico estremamente magro, anzi filiforme, unito ad un modo pianificato e mai dispendioso di affrontare le gare. Ottiene i primi successi nel 1977, quando diventa campione italiano juniores sui 5000 m piani, distanza che preferisce a quella doppia fino al 1980.

Ad Atene si laurea a sorpresa campione europeo proprio così: resiste agli attacchi dei favoriti, in particolare il temibile tedesco orientale Werner Schildhauer e il finlandese Martti Vainio, per poi bruciarli con le ultime, rapidissime falcate. Sul rettilineo finale arrivano i tre protagonisti citati: Vainio attacca, Schildhauer e Cova resistono e nei metri conclusivi il lombardo infila i rivali con uno scatto bruciante, vincendo in 27’41″03, con soli 18 centesimi di vantaggio sul tedesco. Iscritto anche nei 5000 m, non ha fortuna, finendo squalificato dopo una serie di reciproche scorrettezze con alcuni avversari.

In quello stesso anno Cova si aggiudica anche l’argento ai campionati europei indoor nei 3000 m e mette in mostra anche ottime doti di corridore “fuoripista”: giunge infatti settimo ai mondiali di corsa campestre vinti dall’etiope Mohamed Kedir.

Nel 1983 Cova compie un altro capolavoro andando a vincere i 10000 metri nella prima edizione dei Campionati del mondo di atletica leggera, ad Helsinki, in Finlandia.

Gli avversari sono gli stessi dei campionati europei: i tedeschi orientali Hansjörg Kunze e Werner Schildhauer, il finlandese idolo di casa Martti Vainio e il veterano portoghese Carlos Lopes. La gara ha un ritmo lentissimo e al suono della campana dell’ultimo giro il gruppo è ancora compatto. È Schildhauer ad aumentare per primo l’andatura con un poderoso scatto: il plotone si disgrega e solo il connazionale Kunze sembra avere le forze per rispondere all’attacco. Si crea un piccolo vuoto tra i due teutonici e un terzetto di inseguitori, Vainio, il tanzaniano Gidamis Shahanga e un Cova che appare molto sofferente. L’italiano ha patito il cambio di ritmo e per diversi attimi è stato sul punto di staccarsi.

Incredibilmente però negli ultimi 150 metri il vantaggio di Schildhauer si assottiglia: Kunze sembra in grado di sorpassarlo, mentre Vainio, Shahanga e Cova rientrano. Ultima curva, Cova si allarga sulla corsia esterna e procede a velocità doppia: crolla Shahanga mentre Cova divorando gli ultimi metri infila nell’ordine Vainio, Kunze e Schildhauer vincendo con il tempo di 28’01″04, con 14 centesimi di vantaggio sul tedesco Schildhauer, ancora una volta secondo, e 22 centesimi su Kunze.

L’anno seguente Cova completa la sua tripletta andando a vincere i 10000 metri anche ai Giochi olimpici di Los Angeles, negli Stati Uniti, del 1984. Per il boicottaggio dei paesi del blocco comunista viene a mancare il suo eterno rivale Schildhauer; poco prima dell’inizio della manifestazione però il portoghese Fernando Mamede si propone come uomo da battere migliorando di quasi 9 secondi il record mondiale sui 10000 m: 27’13″81 il suo tempo. Il lusitano tuttavia soffre psicologicamente l’appuntamento con i grandi eventi e anche in occasione del cimento olimpico, come altre volte precedentemente, fallisce clamorosamente la prova ritirandosi dopo pochi giri.

Dopo un perentorio attacco di Vainio a metà gara e nonostante i ripetuti tentativi del finnico di staccare Cova, tutto si riduce a un testa a testa. Ad 800 metri dalla fine il finlandese tenta l’allungo decisivo e, come ad Helsinki, Cova sembra patire il cambio di ritmo, dando l’impressione di doversi staccare da un momento all’altro. Riesce però a resistere e, negli ultimi 200 metri, a passare al contrattacco. Infila prepotentemente l’atleta nordico e va a vincere, per la prima volta per distacco, con il tempo di 27’47″54. Cova avrebbe in ogni caso conquistato l’oro, in quanto Vainio fu squalificato dopo essere stato trovato positivo al controllo antidoping. Sfortunatissimo in quella stessa prova l’altro italiano Salvatore Antibo, solo quarto a causa di una scelta sbagliata al momento di indossare le scarpe da gara: optò infatti per delle calzature nuove che gli procurarono sofferenze ai piedi.

Nel 1985 Cova ribadisce la sua superiorità sulla distanza trionfando in Coppa Europa, dove addirittura si prende il lusso di raddoppiare vincendo anche i 5000 m.

Nel 1986, ai Campionati europei di Stoccarda, in Germania, la quinquennale dittatura del campione comasco termina: Cova si vede sfuggire l’alloro dei 10000 m sconfitto da Stefano Mei, giovane e potente atleta spezzino che conquista quell’anno la sua prima affermazione internazionale. In finale tre atleti italiani, Stefano Mei, Alberto Cova e Salvatore Antibo, danno prova di superiorità attaccando insieme a 400 metri dall’arrivo e staccando tutti gli avversari, fatta eccezione per il portoghese Castro che rimane abbastanza vicino al terzetto.

È Mei che impone il cambio di ritmo, mentre Cova, come sempre soffrendo molto, gli rimane incollato, e Antibo e Castro si staccano di una ventina di metri. Il rush finale, che dovrebbe dare ragione a Cova, riserva una sorpresa: proprio quando il comasco sembra aver superato il momento critico e affianca Mei con l’intenzione di superarlo, lo spezzino allunga di nuovo, stroncando ogni resistenza del campione olimpico e vincendo in 27’56″79. Cova arriva secondo con il tempo di 27’57″93 mentre Antibo conquista il bronzo fermando le lancette cronometriche sui 28’00″25, in quella che fu la prima tripletta in una gara di corsa, da parte di un’unica nazione, in tutta la storia dei campionati europei.

Stoccarda è l’ultima competizione ad alto livello del ragioniere di Inverigo. Sempre nel 1986 si aggiudica la prestigiosa gara di cross Cinque Mulini precedendo il connazionale Gelindo Bordin e Pat Porter; è il primo italiano a vincerla dal 1964 e ultimo azzurro in grado di compiere questa impresa. Nel 1987, ai campionati mondiali di atletica di Roma, Cova finisce fuori dalla finale, così come l’anno dopo, alle Olimpiadi di Seul, in Corea del Sud, dove non riesce a qualificarsi dopo aver corso una brutta batteria. Dopo i Giochi olimpici Cova si ritira, a soli 30 anni, dalle competizioni agonistiche, lasciando però la memoria delle sue imprese e un record: è stato infatti il primo atleta nella storia dei 10000 m ad aver conquistato la medaglia d’oro ai Giochi olimpici, ai Campionati del mondo e ai Campionati europei; ventotto anni dopo vi sarebbe riuscito anche il britannico Mohamed Farah.

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