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Salerno, seconda edizione de’ “I concerti dei Giardini della Minerva” Attualità Turismo ed Eventi zonarcs 

Salerno, seconda edizione de’ “I concerti dei Giardini della Minerva”



 Tutto pronto per la seconda edizione de’ “I concerti dei Giardini della Minerva”, voluti dalla Fondazione Schola Medica Salernitana, presieduta da Ermanno Guerra, in sinergia con l’Associazione Gestione Musica di Francesco D’Arcangelo e la direzione artistica di Costantino Catena, la compartecipazione del Conservatorio di Musica “G.Martucci” e con il sostegno del Comune di Salerno, del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007.Musica e Medicina sono un binomio antico: sin dal periodo preomerico, la musica era integrata con la medicina: Chirone il centauro, maestro di musica di Achille, era sia musicista che medico, parimenti, lo stesso Apollo, dio della musica e protettore della medicina. In seguito, nel periodo ippocratico la musica simboleggerà e configurerà una forza di natura arcana, indomabile, legata alla potenza del male e del bene, capace di lenire il dolore, di sanare il corpo, d’esaltare l’uomo al divino oppure d’abbatterlo nei tormenti dell’angoscia. Ecco che dopo il grande successo della scorsa estate, dal 13 al 30 luglio, si  tornerà a far musica nell’antico giardino della Schola Medica Salernitana, diretto da Luciano Mauro, aprendo alle arti questo incantevole spazio, ove gli spettatori potranno godere della grande musica, ammirando una vista inedita della città di Salerno (ingresso PostoRiservato  euro 16).  In simbiosi con l’idea portante della Schola Medica Salernitana, che vede i quattro elementi, Aria, Terra, Fuoco ed Acqua, quali principi fondamentali della vita, il direttore artistico Costantino Catena ha realizzato un cartellone ad essi ispirati, dal titolo “Sinfonie degli elementi”, che ha salutato anche la compartecipazione del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci”, guidato da Fulvio Artiano e presieduto da Vittorio Acocella, attraverso la classe di composizione del Maestro Giancarlo Turaccio, ai cui allievi sono state commissionate opere da presentare in questo particolare contesto. Il concerto inaugurale, dedicato all’elemento Aria, che si terrà lunedì 13 luglio, è stato affidato al Quintetto dell’Orchestra sinfonica di Grosseto. Il programma prevede l’esecuzione del Divertimento in Fa maggiore per archi K. 138 (noto anche come K³. 125c) una delle composizioni cameristiche più celebri e brillanti del giovane Wolfgang Amadeus Mozart, composta a Salisburgo tra il gennaio e il marzo del 1772. La scrittura risente profondamente delle influenze melodiche italiane assorbite da Mozart durante i suoi viaggi in Italia e dello stile di Michael Haydn. L’opera ha nella linearità e nella chiarezza dei dialoghi contrappuntistici il suo punto di forza e una generale freschezza tipica del classicismo viennese più equilibrato e sereno. Nella seconda parte della serata, verrà proposto il Gran Quintetto per clarinetto e archi in Si bemolle maggiore op.34, di Carl Maria Von Weber, uno dei capisaldi storici del repertorio romantico per clarinetto. Composto tra il 1811 e il 1815, questo capolavoro nacque espressamente per il celebre virtuoso Heinrich Joseph Bärmann, l’esecutore che ispirò quasi tutte le più importanti pagine clarinettistiche di Weber. Un’opera, questa che supera la concezione settecentesca della musica da camera come semplice conversazione tra strumenti: il clarinetto assume un ruolo di protagonista, senza tuttavia oscurare il dialogo con il quartetto d’archi, che partecipa con pari dignità alla costruzione del discorso musicale. Alla cantabilità lirica del movimento lento si affiancano episodi di grande energia ritmica e virtuosismo, fino al brillante Rondò conclusivo. Il 20 luglio sarà la serata del Rituale del fuoco, con due virtuosi internazionali, la violinista Paoline Klaus e il chitarrista Thierry Mercer. Brano d’apertura, il Duo in Re maggiore (noto storicamente anche come Sonata in Re maggiore) del compositore tedesco Christian Gottlieb Scheidler, un movimento brillante che mette in mostra il dialogo paritario e lo stile galante tra i due strumenti, una Romanza lirica ed espressiva caratterizzata da una melodia dolce e cantabile e un Rondò vivace basato sulla ripetizione di un tema principale alternato a episodi contrastanti. Quindi, si proseguirà col Paganini chitarrista, con la Sonate concertante in la maggiore (MS 112, Op. 61) che intreccia abilità tecniche e raffinate sonorità cameristiche, dando alla chitarra un ruolo che va oltre il semplice accompagnamento e creando un continuo dialogo paritario con il violino e il celebre Cantabile in re maggiore (MS 109, Op. 17)con la sua linea melodica dolce ed estremamente espressiva, che ricorda il lirismo dell’opera italiana, permettendo al violinista di far “cantare” lo strumento. Al centro della serata la prima opera su commissione, la Danza del Fuoco di Alessandro Cozzolino. Di qui un viaggio tra danze caratteristiche, a cominciare dal  Pièce en forme de habanera di Maurice Ravel datato 1907 , contrassegnato dall’indicazione “Presque lent et avec indolence”, con la chitarra che esegue in modo ossessivo il tipico ritmo sincopato e dondolante della habanera cubana, mentre il violino ricamerà sopra una melodia sensuale, malinconica dal sapore andaluso. Si proseguirà con l’Entr’acte di Jacques Ibert, del 1935, dallo  stile brillante, vivace e fortemente influenzato dalle atmosfere e dai ritmi della musica spagnola, ma intriso di arguzia, umorismo e leggerezza. Ancora due gemme del romanticismo spagnolo, “Romanza Andaluza” (Op. 22) di Pablo de Sarasate e la “Danza Española n. 5 – Andaluza” di Enrique Granados, malinconica e passionale, prima di chiudere con Bela Bartòk. Verranno proposti cinque duetti dei 44, su melodie tradizionali dell’Europa orientale (ungheresi, slovacche, rumene, rutene) studiate da Bartók nella sua attività di etnomusicologia e le Danze popolari rumene, Román népi táncok sono una suite di brevi brani composta da Béla Bartók nel 1915 che si basano su sette melodie originali della Transilvania che Bartók stesso registrò e trascrisse sul campo tra il 1910 e il 1912, usando i primi fonografi a rulli di cera. “Il suono della Terra”, andrà in scena il 27 luglio. Protagonista della serata sarà il sassofono di Gaetano Di Bacco, sostenuto dal Quintetto di Salerno Classica.  Apertura con il Concerto in Re Minore di Alessandro Marcello, originariamente scritto per oboe, archi e basso continuo, un capolavoro del Barocco veneziano. Immaginando la partitura trascritta per sax soprano, avremo un Andante e spiccato (o Allegro), brioso e ritmico, in cui il sassofono dialoga strettamente con l’orchestra d’archi, quindi il famoso Adagio, un canto straziante e melanconico che si sviluppa su un accompagnamento ostinato e un finale brillante e virtuosistico che riporta vivacità e chiude l’opera con energia. Maria Rosaria Cappuccio, ha composto in omaggio alla Terra “The earth’s first breath” per quintetto d’archi, che verrà eseguito prima di un medley dedicato ad Astor Piazzolla e alla sua rivoluzione tanguera. Quindi,  da Four pictures from New York per sax solista e band, composte nel 2001 da Roberto Molinelli, verrà eseguito “Tango Club” è un brano dedicato ad Astor Piazzolla, newyorkese di adozione, scritto nello stile del tango argentino, il ritmo forse più importante e rappresentativo del secolo appena trascorso, e immaginato in uno dei tanti club della metropoli dove si suona e si balla musica latino-americana. Chiusura con un omaggio ad Ennio Morricone con una Cinema Suite che legherà insieme i temi più amati delle colonne sonore del compositore romano. L’ultimo appuntamento, il 30 luglio, sarà con l’elemento acqua, nel suo simbolismo di rinascita. “L’acqua, il talento che sgorga” Incontri sonori tra giovani musicisti e maestri. Giuseppe Carotenuto, Sofia Di Somma al violino, Luca Improta e Marco De Caro alla viola,  ed Aurelio Bertucci e Michelangelo Carotenuto al cello, eseguiranno la “musica nova” di Erica Vigile, con “Habemus Aeris”, Federico Aise, “Correnti invisibili”, in un confronto con il Trio in sib maggiore D.471 di Franz Schubert caratterizzato da una instabilità emotiva e il sestetto dalla Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore per violino e viola e orchestra K. 364 composta da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1779. Alla viola, strumento che Mozart amava e suonava con grande maestria, sono ad esempio rivolte delle attenzioni particolari, come la prescrizione dell’accordatura un semitono sopra per evitare che l’inevitabile brillantezza del timbro del violino relegasse in secondo piano quello della viola. Il dialogo tra i due strumenti ad arco risulta dunque sempre equilibrato a partire dall’Allegro maestoso, dove violino e viola sono parimenti coinvolti in un uno scambio di temi cantabili, all’Andante, pagina di puro lirismo su un accompagnamento orchestrale chiaroscurale, fino al brillante Rondò in chiusura.

 

 

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