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Riciclaggio con i Casalesi, tre indagati a Pagani e due a Sarno Provincia Provincia e Regione 

Riciclaggio con i Casalesi, tre indagati a Pagani e due a Sarno

Un’organizzazione complessa messa a punto con precisione per poter giustificare in pochi anni movimentazione colossali di denaro. Tutti soldi frodati sistematicamente allo Stato, anche nell’anno della pandemia. Ma per poter tenere su il “sistema” di frodi c’era bisogno di collaboratori, factotum fino agli “spicciatori”, quelli che materialmente eseguivano i prelievi al bancomat o agli sportelli automatici di Poste italiane.

L’organizzazione. Per fare questo, Giuseppe Guarino, trasferitosi a Salerno dal Casertano, aveva a sua disposizione una vera e propria rete. Parte di questa organizzazione finalizzata al riciclaggio anche per favorire il clan del Casalesi aveva come punto di appoggio qualificato tre indagati di Pagani e due di Sarno e molti dei prelievi di denaro venivano effettuati in diversi centri della provincia di Salerno. Nelle indagini della guardia di finanza di Roma e della Dda di Napoli, con l’operazione Evolution sono finiti i fratelli Antonio e Sebastiano Carmine di Sarno, titolare di un’azienda di autoricambi. Il primo ha ricevuto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il secondo è agli arresti domiciliari. Sono indagati per aver partecipato all’organizzazione di Guarino. I due sarnesi avrebbero messo a disposizione della gang i propri rapporti finanziari per le esigenze del gruppo, capace di introitare il denaro in pagamento da parte di aziende e poi prenderlo per restituirlo in parte trattenendo una percentuale. Antonio Donnarumma, invece, avrebbe movimentato oltre 890mila soldi che avrebbe ricevuto da aziende messe su da Giuseppe Guarino e avrebbe successivamente prelevato 852000 euro da vari uffici postali. Più ingente le movimentazioni di Sebastiano Carmine Donnarumma, pari ad oltre 8 milioni di euro da società cartiere del gruppo di cartiere. Successivamente avrebbe prelevato, in contanti, oltre tre milioni di euro, sempre in vari uffici postali per conto della gang. Guarino, secondo gli inquirenti, avrebbe riconosciuto una “mazzetta” del 2%. Indagato anche un altro familiare dei Donnarumma per ipotesi simili a quelli degli altri due. Tra gli indagati anche un’altra persona originaria di Sarno, ma non ancora rintracciata dai finanzieri.

Il fronte paganese. Tre sono gli indagati di Pagani, i 60enni fratelli Stefano e Giuseppe Piscopo, finiti ai domiciliari, e quello che sarebbe stato il factotum di quest’ultimo: il 36enne Vincenzo Avino, sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Uno dei Piscopo a telefono indicava «5-6 file di pedane» o di «camion» per riferirsi ai bonifici ricevuti dalle aziende del gruppo Guarino e che dovevano essere «scaricati » da vari uffici postali, soprattutto a San Marzano Sul Sarno e a Castel San Giorgio. Soldi consegnati dai “spicciatori” ai Piscopo o loro incaricati tra cui Avino. Quest’ultimo avrebbe concordato con i prelevatori del denaro i luoghi dove consegnare i soldi. Per il gip, i due fratelli paganesi avrebbero fornito un apporto stabile e consapevole alle finalità del gruppo di Guarino.

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