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L’1 settembre 1939 la Germania invade la Polonia e dà il via alla Seconda Guerra mondiale Attualità 

L’1 settembre 1939 la Germania invade la Polonia e dà il via alla Seconda Guerra mondiale

Accadde oggi, il 1° settembre 1939 (83 anni fa), l’esercito tedesco invase la Polonia. Hitler sapeva che una mossa simile avrebbe scatenato la reazione di Francia e Inghilterra (che in effetti, due giorni dopo, il 3 settembre, dichiararono guerra alla Germania).  Per evitare una guerra su due fonti, una settimana prima dell’attacco il Terzo Reich aveva stipulato un clamoroso patto dinon aggressione con l’Unione Sovietica. L’accordo venne firmato il 23 agosto 1939, dai rispettivi ministri degli esteri, J. von Ribbentrop e V.M. Molotov. Contestualmente venne poi siglato anche un Protocollo segreto, che prevedeva – in caso di guerra contro la Polonia di una della due potenze firmatarie – una vera e propria spartizione del paese: <<La questione se gli interessi delle parti rendano desiderabile il mantenimento di uno Stato indipendente polacco e quali confini dovrebbe avere un tale Stato, potrà venire definitivamente accesa solo nel corso degli ulteriori sviluppi politici. In ogni caso i due governi risolveranno questa questione a mezzo di un accordo pacifico>>.

La campagna militare in Polonia fu di una velocità sorprendente: il 28 settembre Varsavia capitolò, dopo che le forze tedesche ebbero travolto l’esercito polacco mediante l’applicazione della cosiddetta guerra lampo (Blitzkrieg). Si trattò dell’utilizzo combinato delle due nuove armi che resero la Seconda Guerra Mondiale un conflitto radicalmente diverso da quello del 1914-18: l’aviazione e il carro armato. In un settore del fronte, veniva scatenata una massiccia azione di bombardamento aereo; subito dopo, approfittando del disorientamento provocato dall’aviazione, quel medesimo settore era investito da un violento attacco delle forze corazzate. Se si tiene presente, poi, che i Polacchi non possedevano carri armati e che la maggior parte dei loro aerei fu distrutta al suolo, ben si capiscono le ragioni del repentino successo tedesco.

Il 17 settembre, da Est, entrò anche l’Armata Rossa, con l’obiettivo di occupare la porzione di Polonia che era stata assegnata all’URSS dal Protocollo segreto siglato insieme al patto di non aggressione Molotov- Ribbentrop. Germania e Russia poco dopo (28 settembre) si accordarono in modo più preciso per la spartizione delle rispettive sfere di influenza nell’Europa orientale, il che permise all’URSS di occupare anche gli stati baltici: Lituania, Lettonia ed Estonia.

L’esercito sovietico catturò circa 250 000 militari polacchi. Nella primavera del 1940, circa 15 000 di questi soldati catturati dall’Armata Rossa nel settembre 1939 vennero scelti all’interno dei campi in cui erano stati internati e assassinati dalla polizia politica di Stalin. Circa 4500  ufficiali (prelevati dal campo di Kozelsk all’inizio di aprile del 1940) furono uccisi nella foresta di Katyn. Le fosse comuni furono scoperte dai tedeschi l’ultima settimana di febbraio del 1943. Degli altri 10 000 non si conoscono né il luogo né le modalità dell’uccisione.

Fino al crollo dell’URSS, le autorità sovietiche negarono recisamente di aver compiuto questo crimine e cercarono in ogni modo di addossarlo ai tedeschi. In realtà, i diari trovati in tasca ai morti e, oggi, persino i documenti degli archivi moscoviti non lasciano più alcun dubbio. Si trattò di un’operazione di pulizia di classe (V. Zaslavky), finalizzata ad eliminare tutti gli elementi considerati controrivoluzionari, cioè ostili al nuovo dominio russo e comunista, imposto alle regioni polacche appena occupate. Dopo la guerra, tali territori restarono sotto controllo sovietico (oggi sono parte integrante dell’Ucraina e della Bielorussia); per far accettare ai polacchi questa nuova realtà, i confini della Polonia furono spostati verso ovest, a spese della Germania, fino ai fiumi Oder e Neisse.

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