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Il 6 novembre di 15 anni fa moriva Enzo Biagi Attualità 

Il 6 novembre di 15 anni fa moriva Enzo Biagi

Accadde oggi: era il 6 novembre 2007, 15 anni fa, quando il giornalismo italiano perdeva una delle voci più libere e autorevoli. Quella di Enzo Biagi, morto a Milano il 6 novembre 2007, all’età di 87 anni. Nato nel 1920 a Pianaccio di Lizzano, in provincia di Bologna, Biagi è stato una delle penne più importanti del Novecento. Negli anni la sua firma ha lasciato il segno su tutte le più grandi testate italiane, sia quotidiane che periodiche, da Epoca a L’Europeo, dal Corriere della Sera a Repubblica, passando per Il Resto del Carlino (giornale dove esordì giovanissimo) e La Stampa. Significativa anche la sua attività di giornalista televisivo: per anni ha condotto la rubrica Il Fatto, sulla Rai, senza mai lesinare critiche alla politica.
Tristemente celebre è rimasto l’editto “bulgaro”, con il quale venne messo alla porta proprio dalla televisione pubblica, perché “sgradito” all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Biagi ha sempre fatto del giornalismo una sorta di missione sociale, come ebbe a dire lui stesso, con parole chiare ed eloquenti: “Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un ‘vendicatore’ capace di riparare torti e ingiustizie”. E ancora: “Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l’acquedotto. E prometto di non mandare nelle vostre case acqua inquinata”.

 

La sua lunga e prestigiosa carriera è stata storicamente legata alla Rai, nella quale entrò il 1° ottobre 1961, diventando direttore del telegiornale, del quale fu anche conduttore. Si dimise nel 1963 ma tornò protagonista sulla rete ammiraglia in diverse occasioni nel corso degli anni, fino agli anni ’90 quando iniziò a condurre Il Fatto, un programma di approfondimento dopo il TG1 sui principali fatti del giorno, di cui Biagi era autore.

Fu proprio Il Fatto a consacrarlo come uno dei più importanti giornalisti della sua generazione, al punto che nel 2004 il fortunato format è stato proclamato da una giuria di critici televisivi come il miglior programma giornalistico realizzato nei primi cinquant’anni della Rai. Ma, suo malgrado, il successo de Il Fatto fu per Biagi anche l’inizio del suo declino, visto che nell’aprile del 2002 il giornalista – insieme ad altri – fu colpito dal cosiddetto “editto bulgaro”: l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, commentando la nomina dei nuovi vertici Rai, si augurò che “la nuova dirigenza non permettesse più un uso criminoso della televisione pubblica”. Fu l’inizio, per Enzo Biagi, di una lunga controversia fra lui e la Rai, con numerosi colpi di scena e un’interminabile serie di trattative che videro prima lo spostamento di fascia oraria de Il Fatto, poi il suo trasferimento su Rai 3 e infine la sua cancellazione dai palinsesti. Rescisse con la Rai alla fine del 2002, dopo 41 storici anni di collaborazione.

Ma quello con la televisione pubblica non fu il solo sodalizio vincente per Biagi: dopo essersi dimesso da direttore del TG1 nel 1963, tornò a Milano dove diventò inviato e collaboratore dei quotidiani Corriere della Sera e La Stampa. Nel 1967 entra nel gruppo Rizzoli come direttore editoriale. Firma i suoi pezzi sul settimanale L’Europeo e trasforma il periodico letterario Novella in un giornale di cronaca rosa. Nel 1971 fu nominato direttore de Il Resto del Carlino con l’obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. Nel 1974, pur senza lasciare il Corriere, collaborò con l’amico Indro Montanelli alla fondazione de Il Giornale.

 

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