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Il 12 aprile di 95 anni fa a Napoli muore Giuseppe Moscati, medico dei poveri Attualità 

Il 12 aprile di 95 anni fa a Napoli muore Giuseppe Moscati, medico dei poveri

Accadde oggi: il 12 aprile del 1927 (95 anni fa) muore a Napoli Giuseppe Moscati detto “il medico buono” diventato Santo nel 1987 . Una vita dedicata alla cura e all’assistenza dei malati nei quartieri più poveri della città. Primario dell’Ospedale degli Incurabili assiste molti dei suoi pazienti gratuitamente, li segue nella vita e a volte li aiuta anche economicamente. La sua concezione del rapporto tra fede e scienza si riassume in un suo pensiero: “Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo”. Viene proclamato santo il 25 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II. La sua festa liturgica si celebra il 16 novembre.

La notizia della sua morte si diffuse immediatamente, e il dolore di tutti fu unanime. Soprattutto i poveri lo piansero sinceramente, perché avevano perduto il loro benefattore.Tra le prime testimonianze dopo la sua morte, significativa è quella del cardinale di NapoliAlessio Ascalesi. Dopo pregato dinanzi al corpo di Moscati, rivolto ai familiari disse: “Il Professore non apparteneva a voi, ma alla Chiesa. Non quelli di cui ha sanato i corpi, ma quelli che ha salvato nell’anima gli sono andati incontro quando è salito lassù”.  Nel registro delle firme, posto nell’ingresso della casa, tra le altre fu trovata questa frase: “Non hai voluto fiori e nemmeno lacrime: ma noi piangiamo, perché il mondo ha perduto un santo, Napoli un esemplare di tutte le virtù, i malati poveri hanno perduto tutto!” Il corpo fu sepolto nel Cimitero di Poggioreale. Ma tre anni più tardi, il 16 novembre 1930, in seguito all’istanza di varie personalità del clero e del laicato, l’Arcivescovo di Napoli concesse il trasferimento del corpo dal Cimitero alla Chiesa del Gesù Nuovo, tra due ali imponenti di folla. In quella occasione, più felice di tutti era Nina Moscati, sorella del Professore, che dopo essergli stata sempre vicina in vita, aiutandolo nell’esercizio della sua carità, dopo la morte aveva donato alla chiesa del Gesù Nuovo il vestiario, il mobilio, e le suppellettili del fratello.
Il corpo fu tumulato in una sala dietro l’altare di S. Francesco Saverio, e la lapide a destra di questo altare lo ricorda ancora. La stima e la venerazione che avevano circondato il Prof. Moscati durante la vita, esplosero dopo la sua morte, e presto il dolore e il pianto di coloro che lo avevano conosciuto si tramutò in commozione, entusiasmo, preghiera. Si ricorreva a lui in ogni circostanza, e molti affermavano di ricevere grazie fisiche e spirituali per sua intercessione. Il 16 luglio 1931 iniziarono i Processi informativi presso la Curia di Napoli. Il 10 maggio 1973 la Congregazione per le Cause dei Santi, a Roma, emanò il Decreto sulle virtù eroiche, per cui Giuseppe Moscati viene dichiarato Venerabile. Nel frattempo venivano istruiti i processi per l’esame di due miracoli: due guarigioni improvvise attribuite a Moscati. Un maresciallo degli agenti di custodia, Costantino Nazzaro, di Avellino, era guarito dal morbo di Addison. I medici non gli davano alcuna speranza, ma egli con la famiglia intensificò la preghiera a Giuseppe Moscati. Una notte vide in sogno che Moscati lo operava, e svegliatosi si trovò perfettamente guarito. Il secondo miracolo approvato dalla Congregazione per le Cause dei Santi è quello di Raffaele Perrotta, di Calvi Risorta (CE), guarito da meningite cerebrospinale meningococcica. Quando già i familiari avevano preparato per lui l’abito per la sepoltura, ecco che tra il 7 e l’8 febbraio 1941 si ebbe una instantanea e definitiva guarigione. Il 16 novembre 1975, il Papa Paolo VI dichiarò Beato Giuseppe Moscati, durante una solenne celebrazione in Piazza San Pietro. Quel giorno la pioggia si presentò varie volte durante la funzione, ma la folla che gremiva la piazza seguì con commozione il sacro rito fino alla conclusione.  Nel 1977, due anni dopo la Beatificazione, ci fu la ricognizione canonica del corpo: le ossa furono ricomposte, e il corpo di Moscati fu collocato nell’urna di bronzo, opera del Prof. Amedeo Garufi, sotto l’altare della Visitazione. La devozione per Moscati cresceva sempre più. In vista della canonizzazione, fu scelta ed esaminata la guarigione da leucemia, o mielosi acuta mieloblastica, del giovane Giuseppe Montefusco, avvenuta nel 1979. Quest’uomo era considerato ormai spacciato. La madre, Rosaria Rumieri, avvilita per la diagnosi infausta, vide una notte in sogno la foto di un medico in camice bianco. Raccontò il sogno al suo Parroco, che le parlò del Beato medico Giuseppe Moscati. La signora venne al Gesù Nuovo, e subito riconobbe il volto della foto vista in sogno. Da allora iniziò a pregare Moscati, coinvolgendo anche parenti e amici. Il figlio Giuseppe dopo poco tempo guarì perfettamente. Non ha più fatto alcuna cura e ha ripreso il suo pesante lavoro di fabbro. Poi si è felicemente sposato, e vive ora felicemente con moglie e figli. Dopo lunghi esami, finalmente nel concistoro del 28 aprile 1987 il Papa Giovanni Paolo II fissò la data della canonizzazione al 25 ottobre dello stesso anno. Dall’ 1 al 30 ottobre era in corso a Roma la VII assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, che trattava della “Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, a 20 anni dal Concilio Vaticano II”. Non poteva aversi una coincidenza migliore: Giuseppe Moscati era un laico, che aveva svolto la sua missione nella Chiesa e nel mondo. La sua canonizzazione era auspicata da studiosi, medici e studenti universitari, che ricordavano la sua figura di scienziato e di uomo di fede, impegnato a lenire le sofferenze e a condurre gli ammalati a Cristo. Alle 10 del 25 ottobre 1987, in Piazza San Pietro, il Papa Giovanni Paolo II, dinanzi a circa 100.000 persone, dichiarava Santo Giuseppe Moscati, a 60 anni dalla morte.

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