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Fatture false per 131 milioni, coinvolto consulente scafatese Provincia e Regione 

Fatture false per 131 milioni, coinvolto consulente scafatese

Fatture false, blitz in tutta Italia: coinvolto studio professionale di Scafati. La Guardia di finanza di Ancona ha scoperto una maxi frode fiscale nel settore della cantieristica navale, che ha permesso di individuare un giro di fatture false per 131 milioni di euro, con la conseguente evasione dell’Iva per 66 milioni di base imponibile, e 153 lavoratori irregolari, la maggior parte bengalesi. Sono 30 le persone denunciate per frode fiscale, riciclaggio e auto-riciclaggio. Le imprese coinvolte operavano tra Marche, Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana, molte delle quali vere e proprie cartiere, con ramificazioni in tutta Italia. L’operazione, che gli inquirenti hanno chiamato “Shipyard” ed è stata coordinata dalla procura di Ancona, ha interessato diverse imprese operanti nel porto di Ancona, nell’ambito della catena produttiva della Fincantieri, risultata completamente estranea ai fatti d’indagine.

Le fiamme gialle si sono focalizzate sul maggiore ricorso a ditte in appalto e alla conseguente riduzione dell’organico dei lavoratori diretti, all’inizio delle indagini di poco superiori alle 600 unità, rispetto alle oltre 2.000 unità degli operai delle ditte appaltatrici. In particolare l’attenzione è stata rivolta su 250 soggetti economici e ai collegamenti tra gruppi di imprese che orbitavano nell’ambito della cantieristica navale ad Ancona, Marghera (Venezia), Monfalcone (Gorizia), Livorno, Muggiano (La Spazia), Sestri (Genova) e Fiume, in Croazia. Gli inquirenti hanno così individuato un consorzio, con sede in provincia di Ancona, che era in grado di rispondere alla richiesta di preventivi della Fincantieri con quello più vantaggioso; il consorzio delegava poi l’esecuzione dei lavori alle proprie associate. Sulla base degli indizi emersi, 7 delle aziende consorziate sarebbero risultate amministrate da prestanome e prive di una struttura operativa, organizzativa e finanziaria. Vere e proprie cartiere, che per 4 anni avrebbero emesso fatture operazioni inesistenti per 131 milioni, poi utilizzate da altre 12 società consorziate per maturare illecitamente crediti Iva inesistenti, utilizzati per le compensazioni con altre imposte.

Alcune di queste ditte avevano la propria sede legale e amministrativa presso lo studio di un consulente fiscale di Scafati, che gli inquirenti hanno segnalato ai fini della normativa antiriciclaggio. Il massiccio ricorso all’emissione di fatture false e all’impiego di manodopera irregolare, gli imprenditori riuscivano a fornire le prestazioni lavorative a prezzi inferiori rispetto alla media del settore. In particolare, i datori di lavoro, nel formare la busta paga degli operai, inserivano tra le voci stipendiali considerevoli importi per trasferte, non assoggettate ad imposta al posto della dicitura “salari e stipendi”.

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