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“Erebo” di Francesco Salvati: l’oltretomba delle emozioni morte o smarrite Turismo ed Eventi 

“Erebo” di Francesco Salvati: l’oltretomba delle emozioni morte o smarrite

Una raccolta di poesie unica nel suo genere che ci porta nel dietro le quinte di aspetti apparentemente leggeri della vita quotidiana. L’opera è frutto di un giovanissimi autore che, alle prese con il suo primo libro ha voluto raccontare una nuova condizione umana con schemi e termini del tutto originali.

Parlando con l’autore Francesco Salvati abbiamo scoperto i temi di ‘’Erebo la notte’’.

-‘Erebo, la notte’: questo titolo si ispira ad una divinità della mitologia Greca, che è figlia di Caos e Caligine, fratello di Notte. In che modo la simbologia del personaggio si lega al tema centrale del tuo libro?

“Nel mio libro, l’Erebo è l’oltretomba delle emozioni morte o smarrite. L’opera è una Catabasi in questo Inferno Dantesco che parte dalla nostalgia e termina nella voragine del vuoto. Le poesie si susseguono in un flusso dove il protagonista incontra, come spettri, i momenti, le persone e la purezza perduta, e cerca in ogni modo di riportarli nel “Mondo Dei Vivi”, dove per sopravvivere all’indifferenza ed al nichilismo circostante finisce per alienarsi e lasciarsi trasportare dai vizi/anestetici del proprio tempo”.

-Il libro è ambientato nella città tua citta Cava de’ Tirreni. C’è un motivo preciso di tale scelta?

“Erebo è ambientato a Cava perché è la mia città; in questa catabasi, essa rappresenta un luogo di nostalgia, dove sono seppellite gioie scomparse ma anche dove si sono inesorabilmente spente. I luoghi nel libro sono sempre gli stessi e assumono significati differenti durante il susseguirsi delle poesie”.

– All’interno della tua opera hai toccato tanti temi come il sesso, l’amore, il chiasso e l’ebbrezza giovanile. In quale chiave ne hai parlato ?

“Il sesso, l’amore, il chiasso e l’ebbrezza sono, in Erebo, attività che il protagonista tende a svolgere compulsivamente tentando di colmare un vuoto interiore. Ogni emozione, a causa del disincanto generazionale, assume un carattere più profondo, più maturo e contemporaneamente meno incisivo, e ciò porta ad un senso di insoddisfazione generalizzato, la nostalgia dell’immaturità che rendeva tutto più bello”.

-Un autore classe ’99 che ha raccontato aspetti di vita dei ragazzi della sua età, quale messaggio ti auguri arrivi ai giovani della nostra epoca?

“Vorrei dire, a chi vive nell’ Erebo , che non è solo, che non è sbagliato, malato o altro. Il mio libro non da’ soluzioni, descrive sintomi”.

-Il tuo primo libro dunque è stato pubblicato su Amazon e lo hai già presentato a diverse redazioni giornalistiche: hai in previsione nuove forme di pubblicità?

“La mia idea è quella di portare verso febbraio il libro nella mia città in una presentazione ufficiale, ma soprattutto, mi auguro arrivi nelle scuole, dove credo possa essere una lettura utile per gli adolescenti che si ritrovano nell’ Erebo senza accorgersene. Troppo spesso, infatti, le generazioni precedenti tendono a criticare le nostre fragilità etichettando i giovani come colpevoli. Noi siamo solo vittime della razionalità e della profondità, Il nostro cinismo è disincanto”.

Maria Pia Della Monica

 

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