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Dopo il discorso di Putin esauriti i voli per uscire da Mosca Attualità Italia e Mondo 

Dopo il discorso di Putin esauriti i voli per uscire da Mosca

Dopo il messaggio  di Vladimir Putin alla nazione, in cui ha annunciato la mobilitazione parziale per la guerra contro l’Ucraina e il richiamo di 300mila riservisti, sono esauriti i biglietti per i voli ieri da Mosca, verso Erevan e Istanbul (tra le poche destinazioni con volo diretto). Lo scrive su Telegram la testata indipendente russa Meduza. I dati di Google Trends hanno mostrato un’impennata nelle ricerche di Aviasales, il sito web più popolare in Russia per l’acquisto di voli, secondo cui i voli da Mosca verso Georgia, Turchia e Armenia, destinazioni che consentono ai russi di entrare senza visto, sono andati esauriti dopo pochi minuti dall’annuncio di Putin. Le ricerche su Google su “come lasciare la Russia” hanno raggiunto il picco ieri, prima del discorso di Vladimir Putin, annunciato e poi rinviato a oggi. I biglietti per i voli Mosca-Belgrado operati da Air Serbia, l’unico vettore europeo oltre a Turkish Airlines a mantenere i voli verso la Russia nonostante l’embargo dell’Unione Europea, sono finiti, almeno fino a metà ottobre. I prezzi dei voli da Mosca a Istanbul o Dubai sono aumentati nel giro di pochi minuti, raggiungendo i 9.200 euro per una tariffa di sola andata in classe economica.

La preoccupazione per la mobilitazione generale e la conseguente chiusura dei confini sono un timore palpabile tra i russi ora che Putin ha fatto il primo passo. Da notare che a fronte di sondaggi che danno il consenso dei russi all’operazione militare a oltre il 70% e quello per Putin che supera l’80%, solo il 3 % della popolazione si dice disposta a combattere per la Russia. Intanto su Telegram circolano già gli elenchi delle organizzazioni che offrono consulenza per la tutela dei diritti del personale militare russo.

In Finlandia si prevede un massiccio afflusso di cittadini russi. Negli ultimi due giorni, già prima dell’annuncio di Putin, un totale di 6.500 russi sono entrati nel Paese, di cui circa un terzo con visto turistico, secondo il quotidiano Iltalehti. E nella giornata di oggi lunghe code vengono segnalate ai valichi di frontiera. A Helsinki, sottolineano fonti del giornale, la decisione dei Paesi baltici di bloccare i visti turistici per i russi “non è stata vista favorevolmente”, dato che la pressione migratoria terrestre si concentra ora esclusivamente sulla Finlandia, unico confine ancora aperto. Secondo il colonnello Matti Pitkäniity, capo dell’Unità di cooperazione internazionale del Servizio delle guardia di frontiera, tuttavia, le statistiche sul traffico di frontiera non mostrano finora un cambiamento significativo.

Anche la capitale della Serbia, Belgrado, è diventata una destinazione popolare per i russi durante la guerra. Fino a 50.000 russi sono fuggiti in Serbia da quando la Russia ha invaso l’Ucraina e molti hanno aperto attività commerciali, soprattutto nel settore informatico. I russi non hanno bisogno di visti per entrare in Serbia, che è l’unico Paese europeo che non ha aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia per la sua aggressione in Ucraina

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