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De Luca: “Autonomia differenziata, si è allargato il fronte della battaglia” Attualità Primo piano 

De Luca: “Autonomia differenziata, si è allargato il fronte della battaglia”

“La Campania ha riavviato una battaglia già aperta da anni contro l’idea devastante di autonomia differenziata delle Regioni. Una battaglia riavviata dopo che Calderoli ha presentato una bozza del suo decreto sull’autonomia e che stavolta ha visto un grande interesse anche di altre Regioni meridionali, non solo rispetto ai rilievi critici espressi dalla Regione Campania”. Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nella sua rubrica del venerdì su Facebook. “Mentre in passato eravamo da soli – ha aggiunto – a fare questa battaglia, oggi vedo che il fronte si è allargato. L’unità nazionale è un bene sacro e inviolabile”.

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca è tornato sui tre motivi principali per cui rigetta la bozza del decreto sull’autonomia regionale presentato dal ministro Roberto Calderoli in conferenza Stato-Regioni. “Immaginano – ha detto De Luca – di avviare un percorso di nuova autonomia differenziata nelle Regioni in modo da danneggiare ulteriormente il Sud. Possiamo ragionare di decentramento di poteri partendo dalla distribuzione di risorse che ha visto penalizzato drammaticamente il sud, quindi prima bisogna decidere i Livelli Essenziali Prestazioni (Lep), cioé decidere come fare le prestazioni in maniera identica in tutto il Paese, definendo i costi standard dei servizi. E’ ridicolo andare avanti senza aver deciso prima quali sono i Lep da garantire da Nord a Sud”.

Il governatore ha poi sottolineato che “alcune Regioni in questo decreto puntano al residuo fiscale, pensando di far rimanere nelle Regioni una parte delle entrate statali che maturano nel territorio. Ad esedmpio l’Iva nella Regione X resta per il 10% dove prodotta, questo significa che chi ha una base imponibile più forte riceve più soldi e continua a rafforzarsi. Poi c’è l’idea di divisione dell’Italia nel mondo della scuola e del personale sanitario, pensando contratti regionali integrativi per chi lavora in questi settori. Questo significherebbe spezzare il piano nazionale: se pensiamo a contratti regionali si avvierebbe un altro processo di mobilità da Sud a Nord se garantisci loro 2000 euro in più. Questi sono i nostri motivi di insostenibilità della bozza del disegno di legge che ci è stato presentato da Caderoli”.

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