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Coronavirus: la situazione nel resto del mondo 8-4-2020 Italia e Mondo Primo piano 

Coronavirus: la situazione nel resto del mondo 8-4-2020

Secondo i dati della Johns Hopkins University, nel mondo i morti per coronavirus sono ormai più di 82mila, per l’esattezza 82.195, la maggior parte dei quali in Italia (17.127 secondo il bilancio confermato ieri). A livello globale sono 1.434.426 i casi di Covid-19, con gli Stati Uniti che restano il primo Paese per numero di contagi (399.929) e registrano un nuovo record di decessi in 24 ore con 1939 vittime; nel totale sono stati superati i 12mila decessi (12.722) di cui la metà nello Stato di New York: solo nella Grande Mela sono morte 4.009 persone. Ma il presidente Trump vede segnali di speranza: “Batteremo il virus”, ha assicurato “la nostra strategia sta funzionando”. Anche la Spagna, dove si stima che il 15% della popolazione sia infetta e sono stati raggiunti i 141.942 casi, registra un nuovo record nel numero dei decessi: nelle ultime 24 ore se ne registrano 757 e per il decimo giorno consecutivo il tragico bilancio peggiora ed ha raggiunto quota 14.045. In Italia la curva del contagio ha iniziato a scendere: i casi totali sono 135.586, le persone attualmente positive 94.067; altra bella notizia è la nascita della figlia del Paziente 1, Mattia, l’uomo residente a Codogno ritenuto il primo caso accertato in Italia. In Francia, dove si è raggiunta la quota di 110.070 di casi, si polemizza per le immagini di Macron senza mascherina, mentre si rivolge ad una folla di persone accalcata per la sua visita ad un centro medico; sono 107.663 le persone contagiate in Germania, dove si sono registrati anche 1861 decessi legati alla malattia. Wuhan, la città epicentro della pandemia, riapre gradualmente i battenti e ripartono i primi treni; intanto la Cina continua a rimanere sotto i 90mila contagi, con 82.783 casi. Infine in Gran Bretagna, oltre all’epidemia, che ha fatto registrare 55.949 casi, aumentano anche i timori per un “vuoto di potere”, visto che il premier Johnson ha trascorso una seconda notte in terapia intensiva, e c’è il rischio che non possa lavorare per uno o due mesi, prima di rimettersi completamente.

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