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Coraggio Salerno: “Ex Tribunale di Salerno, emblema di un’emergenza urbanistica” Attualità 

Coraggio Salerno: “Ex Tribunale di Salerno, emblema di un’emergenza urbanistica”

Venerdì 15 gennaio 2021, a partire dalle ore 18:30, Coraggio Salerno ha affrontato in una diretta pubblica online un acceso dibattito riguardo le sorti dell’Ex Tribunale, con oltre 900 visualizzazioni. L’evento è andato ben oltre le aspettative, producendo un dibattito molto più ampio che ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora sullo stato della gestione urbanistica del capoluogo salernitano e non solo.

<<Il tavolo di confronto aperto dal sindaco di Salerno per la destinazione dell’ex Tribunale è composto da una serie di “decisori” interessati al bene/palazzo tribunale ma mancano cittadinanza e associazioni, manca insomma la comunità, che potrebbe dare un riscontro più vitale, diretto, immediato, più innovativo>>, sottolinea il dott. Rocco Albanese, Ricercatore all’Università di Torino, autore del “Manuale di diritto dei beni comuni urbani”.

Il dott. Albanese spiega infatti la gravità del fenomeno sociale legato ai metodi decisionali utilizzati dall’amministrazione salernitana.

<<Anche una persona pubblica può comportarsi come un proprietario qualsiasi, senza tenere in considerazione gli interessi collettivi e della comunità di un determinato territorio, Motivo per cui Rodotà aveva promosso una riforma della gestione dei beni pubblici, che definiva in particolare i beni comuni come “quei beni la cui utilità sono direttamente funzionali al soddisfacimento dei diritti fondamentali della persona”>>. aggiunge il ricercatore.

Come purtroppo capita non di rado, le leggi migliori sono quelle meno applicate. Il “Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni” si basa direttamente su quanto previsto dalla Costituzione che all’art. 118, comma 4, cita testualmente che gli enti pubblici (Comuni inclusi) “favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”. Finora questo tipo di Regolamento viene applicato, con diverse varianti in circa 230 comuni italiani, che in totale sono oltre 8.800. Fra  tanti, all’appello manca anche Salerno.

<<A Salerno mancano biblioteche, emeroteche (sconosciute ai più); c’è bisogno di cultura anche nel senso fisico. Luoghi in cui possano incontrarsi intelligenze per creare nuove spinte imprenditoriali: Salerno perde giovani laureati che vanno ad arricchire altri Sistemi Locali di Lavoro, spesso già virtuosi>>, denuncia Giuseppe Carpentieri, architetto con un lungo curriculum nazionale di studi e pubblicazioni, tra cui “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”.

Nel corso degli ultimi anni la città ha perso il 18% di tutta la sua popolazione e ad oggi sono 300mila le persone inattive che hanno smesso di cercare lavoro in tutta la provincia di Salerno, con forte incidenza del capoluogo.

<<Viviamo in una città amministrata da circa 30 anni con un’unica visione culturale, ampiamente diffusa in tutto l’occidente: utilizzare il territorio come merce per cercare di avere una certa gestione economica, anche dello spazio pubblico, cercando di fare cassa e bilancio>>, commenta Carpentieri.

E invece serve far capire agli amministratori che la costruzione di processi partecipativi comporta anche vantaggi economici oltre che sociali.

Prima si costruiscono nuove forme di sperimentazioni prima si ricostruirà la comunità, quella che a Salerno non c’è più. Di questa idea è anche Fabio Landolfo, già assessore ai beni comuni di Bacoli, docente all’Università di Napoli di “Comunicazione nei Prodotti Urbanistici”.

<<In questo senso il “laboratorio di coprogettazione” potrebbe essere un ottimo percorso per l’Ex Tribunale di Salerno. Esiste una proposta normativa sperimentata a Parigi negli ultimi anni che prevede la possibilità di riutilizzare a fini artistici e culturali alcuni grossi edifici dismessi di proprietà statale. Una pratica che innanzitutto costruisce, cura e genera relazioni, proprio in un’epoca in cui ci siamo resi conto dell’enorme valore dei legami e delle comunità, capaci di generare anche processi economici>>, spiega l’urbanista Landolfo.

<<Salerno è una città colonizzata da un pensiero unico dominante: 27 anni dello stesso governo e dello stesso gruppo di persone; una cristallizzazione delle idee e delle scelte sul modello di sviluppo da intraprendere. Forse qui sta la radice del problema anche della vicenda di Piazza Alario>>. Spiega Maurizio Del Bufalo, del Comitato “Salviamo Piazza Alario”.

L’amministrazione comunale <<voleva fare a pezzi questa piccola piazza ottocentesca, in armonia con gli edifici circostanti, una rarità anche per Salerno>>.

Insomma quella della destinazione dell’ex Tribunale è solo la punta di un immenso iceberg, nel quale sono “congelati e cristallizzati i poteri di un pensiero unico dominante, che ha convinto per 30 anni il 70% di questa comunità che tutto va bene così”, volendo citare Del Bufalo e Carpentieri.

<<Salerno è diventata l’emblema del fallimento totale di certe politiche, della necessità di ripagare con gli oneri edilizi i disastri amministrativi in bilancio. La società civile in questi anni si è ripiegata su sé stessa, i cittadini non si sono organizzati>>, tuona Maurizio del Bufalo. Occorre insomma una dinamica sociale più complessa, la nuova struttura di un decentramento decisionale: laboratori decisionali come il comitato di quartiere, che sono una struttura preziosa. <<Serve andare in quella direzione, senza mettere nelle tasche di una sola persona (il sindaco) le decisioni su tutta la gestione di questo territorio: i cittadini devono prendere coscienza del proprio ruolo come già sta avvenendo in altre città>> conclude Maurizio Del Bufalo.

Un pensiero condiviso da tutti i prestigiosi relatori dell’evento, ma anche da Coraggio Salerno, che vuole ripensare e programmare una “città aperta”, partecipativa e partecipata allo stesso tempo, con un’amministrazione trasparente, la cui attività sia incentrata sui reali bisogni dei cittadini e non su quelli di costruttori e imprenditori, con obiettivi prettamente speculativi.

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