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Cava: un deposito di carburanti per una frode al fisco da 120 milioni Primo piano Provincia e Regione 

Cava: un deposito di carburanti per una frode al fisco da 120 milioni

L’operazione «Drago nero», condotta dalla Guardia di finanza di Ancona e Macerata, ha portato alla luce una frode fiscale da 120 milioni di euro, il sequestro di beni per quasi 22 milioni di euro, sei ordinanze di custodia cautelare con arresti domiciliari e 25 indagati tra Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Lombardia. L’inchiesta, partita nel 2015, ha accertato la commercializzazione illecita di oltre 133 milioni di litri di carburante. 

Il carburante veniva prelevato in una raffineria in Slovenia, in media 40 autobotti al giorno, e finiva in un deposito a Serralta di San Severino, dove Colotti aveva un’azienda di trasporti con una cisterna regolarmente registrata. petroliferi. Lo schema della gigantesca frode fiscale, una delle più ampie e articolate mai scoperte negli ultimi anni nel settore dei prodotti petroliferi, prevedeva, infatti, che il carburante effettuasse due ‘viaggì differenti: uno “fisico”, con cui il prodotto, partendo dall’estero raggiungeva direttamente i depositi di stoccaggio ubicati a San Severino Marche, Cava de’ Tirreni (Salerno), Capriva del Friuli (Gorizia), Fiumicino (Roma), Mirano (Venezia) e Monselice (Padova), per poi essere velocemente inviato presso i distributori stradali. E un viaggio “cartolare”, più tortuoso di quello fisico, ma fiscalmente e indebitamente vantaggioso.

Il carburante veniva cartolarmente ceduto, dapprima a tre società ‘cartierè formalmente ubicate in Bulgaria e nella Repubblica Ceca, ma gestite dai membri dell’organizzazione criminale, per poi essere fatturato a società “cartiere” italiane, che non versavano l’imposta dovuta, pur incassandola dai clienti finali. Infine, il carburante veniva venduto a distributori stradali, alcuni dei quali collegati direttamente ai membri dell’organizzazione, con un prezzo artificiosamente più basso. Tra i beni sequestrati su disposizione del gip, 9 distributori stradali in tre province (Ancona, Teramo, Pesaro Urbino), 7 società e quote societarie, 21 immobili, 16 terreni, autoveicoli, motocicli, una barca, oltre alle disponibilità bancarie riconducibili agli indagati.

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