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Aumenta la povertà a Salerno. I dati Svimez sono preoccupanti Economia Primo piano 

Aumenta la povertà a Salerno. I dati Svimez sono preoccupanti

A Salerno l’11,1% della popolazione vive in stato di povertà assoluta e in tutta la provincia sono 136 i comuni che vivono esposti a fenomeni di difficoltà come analfabetismo, famiglie giovani o con figli nelle quali nessuno è occupato, residenza in abitazioni di 40 metri quadri o meno con più di 4 occupanti, o di massimo 59 metri quadri con più di 5 occupanti.

L’ultimo rapporto Svimez – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno – delinea una fotografia abbastanza allarmante del nostro territorio e ci invita a guardare alcuni indici macroeconomici come Pil, occupazione e vari tassi che presentano variazioni al di sotto di un punto percentuale. 

Il Sud è in grado di agganciare la ripresa economica. È quanto sottolinea il Rapporto Svimez 2017, presentato ieri mattina alla Camera. Le previsioni per il 2017 e il 2018 – si legge nel testo dell’indagine – «confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord». Il rapporto fornisce una fotografia completa dello stato di salute del Meridione. A cominciare da alcuni fenomeni preoccupanti. Il primo: la fuga dei cervelli non si arresta. Alla fine del 2016 le regioni meridionali hanno visto andare via altri 62mila abitanti: meno 9.300 residenti in Sicilia, 9.100 in Campania, 6.900 in Puglia.

In questo scenario, però, è la Campania a reggere meglio. Con il Pil in crescita del 2,4 % ha fatto meglio di tutte, seguita dalla Basilicata. Esulta il governatore Vincenzo De Luca: «I dati dello Svimez sono estremamente incoraggianti e ci spingono a proseguire nelle iniziative che abbiamo messo in campo per lo sviluppo e il lavoro. A cominciare dai 2,5 miliardi dei contratti di sviluppo alla grande opportunità delle Zes con la Campania protagonista. Consideriamo questi dati un importante segnale positivo, che ci incoraggia a rimanere concentrati sull’obiettivo principale di questa amministrazione regionale: il lavoro».

Povertà ai livelli più alti di sempre

Il secondo fenomeno che preoccupa è la povertà, che «resta sui livelli più alti di sempre e il livello di disuguaglianza interno all’area deprime la ripresa dei consumi». Le politiche di austerità, spiega ancora il report, hanno determinato il deterioramento della capacità del welfare pubblico di controbilanciare le crescenti disuguaglianze indotte dal mercato, in presenza di un welfare privato del tutto insufficiente al Sud (si pensi alla minore diffusione del Terzo Settore o, ad esempio, al ruolo irrisorio, rispetto al resto del Paese, che vi giocano le Fondazioni di matrice bancaria nel finanziamento di iniziative sociali)». In particolare, un meridionale su tre è esposto al rischio di povertà, che nel Sud si attesta al 34,1%. In tutte le regioni meridionali, inoltre, risulta superiore sia rispetto al dato nazionale (19,0%) sia rispetto a quello del Centro-Nord (11,0%). Nelle regioni più popolate, Sicilia e Campania, il rischio di povertà arriva a sfiorare il 40%.

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