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Anche per la Corte d’appello non è stato l’amante ad uccidere Maria Ricco Cronaca Provincia e Regione 

Anche per la Corte d’appello non è stato l’amante ad uccidere Maria Ricco

Nuova assoluzione per Sergio Avigliano: anche per i giudici della Corte di assise di appello di Salerno non fu l’amante ad uccidere Maria Ricco. Il verdetto di secondo grado conferma l’esito del precedente processo: assolto per non aver commesso il fatto. La vittima, sparita da casa il 16 luglio 2012, fu ritrovata otto giorni dopo (24 luglio), carbonizzata nei pressi del cimitero di Pontecagnano, lungo la strada che conduce a Santa Tecla di Montecorvino Pugliano, dove la donna viveva.

Il Pg, al termine della requisitoria, aveva chiesto per l’uomo (difeso dall’avvocato Rosaria Vietri) una condanna a 24 anni di reclusione per omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Secondo la ricostruzione della procura, Avigliano era accusato di aver strangolato Maria Ricco e di aver bruciato il suo corpo nella Hyundai. Il luogo del ritrovamento del cadavere era il posto dove i due amanti si incontravano. Un processo indiziario a carico dell’uomo, in cui gli elementi raccolti non hanno però retto al giudizio: secondo le accuse, l’amante aveva strangolato la vittima durante l’intimità, poi si era recato a casa della donna (dalle sue chiavi mancava quella di casa) per prendere una bombola di gpl e la cornice con la foto dei figli, e simulare così un suicidio.

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