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A Pagani muore Nicola Pepe, conosciuto come ‘o marmista Provincia e Regione 

A Pagani muore Nicola Pepe, conosciuto come ‘o marmista

Coronavirus a Pagani: non ce l’ha fatta Nicola Pepe. “È morto Nicola! Il mio amico Nicola ‘o marmista! Nicola, era un mastro scalpellino, un bel talento artistico”, lo scrive l’ex assessore Gerardo Sinatore.  “Quando sono stato assessore alla cultura, per quello che ho potuto, ho cercato di arricchire Pagani con le sue splendide opere in marmo. Nicola era soprattutto un autentico paganese, un sanguigno custode della nostra tradizione, un “radicale”, un “ortodosso”. Il “tosello” più antico, dopo quello di Francesco, è proprio il suo, quello “d’a Tuppona” (sua mamma), dove si sono fermati personaggi come la scrittrice Camilla Cederna (quando lavorava per “l’Espresso” nell’82), studiosi internazionali come Michael Singleton, Charles Ferris (Berkely University), Corinne Fortièr (CNRS Laboratoire d’Anthropologie Sociale), Jennifer Caputo (N.Y. University), Tullia Conte (Parigi); giornalisti internazionali come Mario Alemi del “Financial Times”; documentaristi come Elli Safari (Iran), Salvatore Raiola ed Elisa Flaminia Inno; antropologi come Antonio Guerci (UniGenova), Marino Niola (UniNapoli), Alfonso Tortora, (UniSa), Franco Salerno (UniSa), Fiorentino Di Nardo (UniSa), Valerio Ricciardelli (UniCaserta), Fabio Birotti (Uni Napoli); “uomini di tradizione”, iniziando proprio da Francesco Tiano, continuando con il nostro “cantore pellegrino” Vincenzo Romano, Marco Limatola, Gianfranco Santucci, Laura Paolillo, i Mauriello, Isidoro Caso, e finire con Eugenio Bennato, Nando Citarella e Marcello Colasurdo, solo per fare qualche nome. Io e Peppe ‘e Susanna, grandissimo amico di Nicola, dicevamo che il suo “tosello” era il più “vero”, era “mistico”, perché nasceva esclusivamente per adorazione e tramandazione, per pura devozione religiosa e identitaria; Nicola non ammetteva né consentiva speculazioni e mercimonio nel suo “tosello” (e fortunatamente anche i suoi figli che abbraccio unendomi al loro insopportabile dolore) perché amava la vera ospitalità, quella che si fa con il cuore, amava stare in amicizia. La pensava così anche la sua vicina la bravissima dott.ssa Pina Garagano che apriva la sua casa a tutti. Nicola era un nobile di cuore, ospitalissimo, sinceramente generoso, intimo, riservato, proprio una bellissima persona. Nicola, ti ho visto solo pochi giorni fa, con quella tua folta criniera bianca da leone albino improvvisamente incanutita e tu, come sempre, hai fermato la tua macchina per scambiarci il solito nostro saluto, qualche sguardo e poche parole, sempre meno parole ultimamente…

Addio Nicola caro, questa notizia stento ad accettarla, non mi sembra vera. Ti porterò sempre nel più profondo del mio cuore, e chiedo all’Amministrazione Comunale di fare altrettanto e saperti  ricordare con il rispetto che meriti per il tuo talento e soprattutto per la promozione e la conservazione della nostra autentica cultura identitaria. Riposa nella gloria del Padre nostro, a cui ti sei sempre affidato”.

 

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