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A 29 anni dalla morte di Guerino Grimaldi, già arcivescovo di Salerno, il ricordo di Mario Polichetti (Udc): «Vanno recuperati e promossi i valori di cui lui stesso era un esempio» Attualità 

A 29 anni dalla morte di Guerino Grimaldi, già arcivescovo di Salerno, il ricordo di Mario Polichetti (Udc): «Vanno recuperati e promossi i valori di cui lui stesso era un esempio»

A 29 anni dalla scomparsa di Guerino Grimaldi, già arcivescovo di Salerno, Mario Polichetti, coordinatore provinciale dell’Udc, nonché vice coordinatore regionale e responsabile nazionale Sanità e Politiche sociali, promuove il ricordo della sua figura. L’occasione, per Polichetti, di lanciare un monito agli amministratori della provincia di Salerno, affinché si recuperino i valori di cui Grimaldi fu un esempio.

«Il 12 Aprile del 1992 moriva, a Salerno, Guerino Grimaldi, arcivescovo di Salerno, al termine della messa della domenica delle Palme, che ricorda per i cristiani il trionfale ingresso a Gerusalemme di Gesù in sella ad un asino ed osannato dalla folla.

Il vescovo Guerino era nato a Casali di Roccapiemonte l’11 settembre del 1916 da umilissimi e solidi  genitori che da subito seppero assecondare la vocazione di quel loro figlio sostenendone gli studi dapprima presso la Badia Benedettina di Cava De’ Tirreni, poi nel Seminario Regionale di Salerno, infine presso la Facoltà di Teologia di Posillipo a Napoli.

Fu sacerdote, ordinato dall’Arcivescovo Nicola Monterisi, nel Luglio del 1941.

Insegnò Lettere in Seminario e negli Istituti Superiori e nel 1946 fu nominato parroco di San Pietro in Camerellis, nel centro della città di Salerno.

Da lì, per oltre un ventennio, iniziò un lavoro di incessante costruzione e di tessitura di relazioni umane e personali che ne fecero apprezzare da tutti  le grandi qualità di sacerdote e di uomo di cultura attento ai fenomeni sociali e politici che non smise, fino alla fine, di essere paladino dei poveri, dei diseredati, dei sofferenti e degli ultimi della società e che lo portarono il 2 febbraio del 1968 ad essere nominato Vescovo titolare di Salpi ed ausiliare di Salerno.

A Salerno rimase come ausiliare dell’arcivescovo Demetrio Moscato e poi del suo successore Gaetano Pollio fino al marzo del 1971 quando fu nominato vescovo di Nola e da Salerno si spostò nella Diocesi napoletana.

La storia narra che Grimaldi, per lo spessore pastorale, culturale ed umano e per l’indiscutibile carisma, fosse già maturo per una diocesi importante come Salerno a partire dal 1968, ma forse per il suo carattere duro e combattivo contro i forti ed i tracotanti, sempre proteso nella tutela dei vinti e dei deboli, fu ritenuto scomodo dal clero salernitano dell’epoca che preferì osteggiarlo più che coadiuvarlo e, per obbedienza accettò di  trasferirsi a Nola dove per poco più di un decennio fu vescovo e fece rifulgere quella splendida terra con la sua cultura ed il suo valore.

Negli anni di episcopato a Nola non smise mai di pensare a Salerno che amava dal profondo del cuore perché era la stessa città ad essere cresciuta con lui dagli anni del dopoguerra in avanti.

Mi è rimasta come un ricordo struggente, quando una volta da bambino in macchina con i miei genitori mi trovai a percorrere il tratto dell’autostrada del sole tra Vietri sul Mare e Salerno, l’immagine di Grimaldi allora Vescovo di Nola, che fatta accostare l’auto dal suo autista sulla piazzola di sosta che guarda Salerno, benediceva la Città prima di giungervi, a testimoniare l’amore viscerale, paterno ed insieme materno, per quei luoghi e per quella gente.

Agli inizi di luglio del 1982, ritornò finalmente a Salerno come coadiutore con diritto alla successione dell’ Arcivescovo Pollio e per obbedienza accettò il ruolo per oltre due anni.

Non risiedette nel palazzo arcivescovile, ma in un appartamento a Parco Arbostella fino all’ottobre del 1984 quando alle dimissioni di Pollio fu arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno.

Negli ultimi otto anni della sua vita spese tutto sé stesso per la città e per la diocesi che amava, mostrò a tutti il suo temperamento di uomo forte e deciso, entrò spesso nelle questioni sociali e del lavoro che da sempre hanno costituito una piaga della nostra terra, bacchettò i politici e lottò i potenti dell’epoca e completò la sua esistenza schierandosi sempre dalla parte degli ultimi, guidato fino all’ultimo momento dalla Madonna, cadendo tra le sue braccia, all’improvviso, dopo aver celebrato la messa in Cattedrale il 12 Aprile del 1992».

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