Crisi sanità Campania, Vuolo (Lega): Nei centri diagnostici esami in convenzione coperti per sette giorni in un mese”
Da Salerno, la già parlamentare europeo e vice segretario regionale della Lega denuncia il cortocircuito della sanità campana: tetti di spesa esauriti nei primi sette giorni di lavoro e laboratori privati accreditati privi di budget per tre settimane su quattro. Sotto accusa il divario con i modelli virtuosi di Veneto e Lombardia.
SALERNO, 31 OTTOBRE 2026 – «È la fotografia impietosa e incontrovertibile di un sistema sanitario regionale al collasso, che costringe i cittadini campani a subire un vero e proprio razionamento dei propri diritti costituzionali. In Campania, nei centri diagnostici e nei laboratori accreditati, gli esami in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale restano coperti ed erogabili esclusivamente fino alla prima settimana di lavoro del mese. A causa di budget e tetti di spesa strutturalmente inadeguati e bloccati da una programmazione contabile miope, i fondi regionali si azzerano irrimediabilmente nei primi sette giorni di attività.
Questo meccanismo distorto lascia i pazienti e le strutture diagnostiche totalmente privi di copertura per le restanti tre settimane mensili, riducendo nei fatti l’efficacia e l’accessibilità del servizio sanitario pubblico a un misero 25% rispetto al reale fabbisogno del territorio».
Lo dichiara l’On. Lucia Vuolo, già parlamentare europeo e Vice Segretario Regionale della Lega Campania, intervenendo con decisione sulle gravissime criticità che soffocano il comparto della salute in Campania e mettendo in luce l’ennesimo cortocircuito che penalizza famiglie e strutture sanitarie convenzionate.
«Ci troviamo di fronte a un paradosso intollerabile che colpisce due volte la nostra comunità: da un lato i cittadini sono costretti a concentrare le analisi nei primi giorni del mese o a pagare di tasca propria nelle settimane successive per non interrompere i percorsi di cura; dall’altro, la rete dei centri diagnostici convenzionati viene messa finanziariamente in ginocchio, operando con le mani legate per il 75% del tempo lavorativo. A questo disastro sulla diagnostica si somma l’odissea quotidiana del CUP (Centro Unico Prenotazioni) regionale, dove i tempi di attesa per una visita specialistica o per un esame strumentale hanno raggiunto picchi scandalosi, arrivando a toccare anche i 400 giorni di ritardo, perfino quando si tratta di prestazioni legate a urgenze indifferibili, esigenze speciali o percorsi fondamentali di prevenzione».
Un quadro drammatico che mostra tutta la sua gravità se messo a confronto con le migliori prassi della sanità italiana. «Mentre in realtà virtuose come Veneto e Lombardia la gestione integrata dei flussi, la programmazione dei tetti di spesa e l’efficienza dei sistemi di prenotazione riescono a garantire una continuità assistenziale costante durante tutti i 365 giorni dell’anno, abbattendo drasticamente le liste d’attesa e azzerando i blackout diagnostici, in Campania il diritto alla salute viene contingentato a giorni alterni. Non possiamo accettare che i cittadini campani continuino a essere trattati come pazienti di serie B, spinti verso il privato o costretti a rinunciare del tutto alla prevenzione e alle cure».
Lucia Vuolo conclude annunciando un’azione politica decisa a tutti i livelli istituzionali: «Dopo un iniziale confronto con il gruppo consiliare regionale e con i due gruppi parlamentari della Lega sto lavorando ad interrogazioni urgenti, successivamente solleciterò un’ispezione analitica sulla gestione delle risorse destinate alla specialistica ambulatoriale.
Se è vero che la sanità campana è uscita dalla crisi, perché continuano ad aumentare i ritardi e le liste d’attesa?».





