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Salerno, 27milioni e una spiaggia interdetta: che cosa dicono i 381 documenti che il Comune ha consegnato a Tradizione e Futuro Attualità zonarcs 

Salerno, 27milioni e una spiaggia interdetta: che cosa dicono i 381 documenti che il Comune ha consegnato a Tradizione e Futuro



“A luglio abbiamo affisso uno striscione sull’arenile interdetto del Lungomare Marconi. Poi abbiamo chiesto gli atti. Il 3 agosto 2026 abbiamo presentato al Comune di Salerno un’istanza di accesso civico generalizzato con ventuno richieste di documenti sull’opera di ripascimento del litorale, Ambito 2: l’intervento da 27.882.326,88 euro che ha rifatto quelle spiagge. Il 4 settembre il Comune ha risposto rendendoli tutti: 381 documenti, nessun diniego (nota prot. 0221889/2026). Li abbiamo letti uno per uno. Da oggi sono pubblici, insieme al fascicolo che li riassume citandoli testualmente, con il numero di protocollo e la data di ogni atto”, a scriverlo l’associazione Tradizione e Futuro presieduta da Rosario Peduto. Va detto prima di ogni rilievo, perché è un fatto e conta: l’amministrazione ha risposto nei termini e non ha opposto alcun limite. Venti richieste su ventuno sono state riscontrate integralmente. Questo riguarda la procedura, ed è un merito. Ciò che segue riguarda il merito degli atti, ed è un altro piano.

I documenti non dicono chi abbia ragione nella controversia tecnica fra l’amministrazione e l’impresa sulla qualità delle sabbie: sono due versioni incompatibili, e non abbiamo né la competenza né il titolo per giudicarle. Dicono però cinque cose che non richiedono di essere ingegneri per essere lette.

Il 31 maggio 2025 il Comune certificava l’opera al 29% e il giorno dopo la presentava alla città. Il verbale di quel giorno (prot. 129683/2025) attesta «un avanzamento contabile delle lavorazioni del 29,00 %» e sospende i lavori a terra fino al 1° ottobre. La sospensione ha una ragione ordinaria e obbligatoria, e la diciamo noi perché è vera: l’ordinanza della Capitaneria di Porto n. 48 del 30 aprile 2025 vietava le lavorazioni durante la stagione balneare, e lo stesso verbale disponeva la riconsegna al pubblico dei tratti già realizzati. Non c’è contraddizione fra la sospensione e la presentazione. C’è un’altra cosa: quel verbale diceva a che punto fosse l’opera, e la presentazione del giorno dopo no.

“Le difformità dei materiali erano note e messe per iscritto dall’amministrazione mesi prima. Il 26 febbraio 2025 la Direzione dei Lavori dichiarava non conformi le sabbie di entrambe le cave – 12% e 15% di materiale fine contro il 5% ammesso dal Disciplinare prestazionale – e avvertiva l’impresa che «non saranno concesse ulteriori “deroghe”» (prot. 49046/2025). È l’amministrazione stessa a usare quella parola, fra virgolette, avvertendo di non concederne altre: perché prima ne erano state concesse, e gli atti lo documentano dal settembre 2024. Il 19 giugno 2025, meno di tre settimane dopo la presentazione, gli esiti dei prelievi rilevano «la presenza di limi ed argilla, materiale non previsto nel Disciplinare prestazionale» (prot. 143923/2025). Non stiamo dicendo che il 1° giugno l’amministrazione sapesse che la spiaggia fosse difettosa: quegli esiti arrivano diciannove giorni dopo, e lo scriviamo noi perché la correttezza dei fatti viene prima dell’efficacia di un argomento”. Il contratto è scaduto il 18 maggio 2026, a cantiere fermo, e non risultano proroghe. I lavori erano stati sospesi il 4 maggio. Fra i 381 documenti non figura alcun atto di proroga del termine. Il programma di esecuzione che il Comune ha acquisito nel dicembre 2025 prevede però lavorazioni fino al 31 dicembre 2026.

L’ultima contabilizzazione risale al 16 luglio 2025: il 39,523% dei lavori, pari a 11.087.990,65 euro su 27,8 milioni. Dopo quella data non è stato emesso alcun altro stato di avanzamento.

Il dubbio sulla validità del titolo ambientale dell’opera è stato sollevato dall’amministrazione stessa, e non risulta sciolto. Il verbale di sospensione del 4 maggio 2026 (prot. 107185/2026) dichiara «emersa la necessità di verificare la validità attuale» del parere di esclusione dalla procedura di VIA, «la cui assenza costituirebbe un impedimento tecnico-giuridico insuperabile per la legittima prosecuzione delle opere a mare». A quattro mesi di distanza, fra i documenti resi non c’è alcun atto che chiuda quella verifica.

A questo si aggiunge il tempo. Il procedimento di risoluzione del contratto, avviato il 5 giugno 2026 ai sensi dell’art. 108 del D.Lgs. 50/2016 e respinto integralmente dall’impresa con le controdeduzioni del 1° luglio, è privo di determinazione conclusiva da settantasette giorni. La sospensione dei lavori dura da centotrentacinque, ed è l’unica delle tre disposte in questo cantiere a non dipendere da un divieto stagionale della Capitaneria di Porto, ma da una valutazione dell’amministrazione. Non risulta revocata né prorogata con atto espresso.

Nel frattempo, la sabbia contestata non è mai stata rimossa. I cittadini l’hanno usata per due stagioni balneari. Dal luglio 2026 quel tratto di arenile, fra le traverse via Nicola Antonio Mantenga e via Gaetano del Mercato, è interdetto con ordinanza sindacale n. 667/2026. Le spiagge presentate alla città nel giugno 2025 con il Presidente della Regione Campania sono oggi chiuse per ordinanza del Sindaco.

«Il 31 maggio 2025 il Comune scriveva in un proprio atto che l’opera era al ventinove per cento. Il giorno dopo la presentava alla città come una spiaggia nuova – dichiara Rosario Peduto, portavoce di Tradizione Futuro –. Tre mesi prima aveva messo per iscritto che le sabbie erano fuori specifica e aveva avvertito che non avrebbe concesso altre deroghe: il che significa che prima ne aveva concesse».

«Quella stessa sabbia è stata sottoposta a un’ordinanza che vieta l’accesso all’arenile, e non è mai stata rimossa: i salernitani ci hanno passato sopra due estati – continua Peduto –. Non abbiamo scritto una riga che non sia una citazione da un atto del Comune. Se qualcosa in questo racconto non torna, non è la nostra ricostruzione: sono i documenti dell’amministrazione».

Leggendo i 381 documenti ne abbiamo contati sedici richiamati dentro gli atti ottenuti ma non compresi fra essi: la Determinazione n. 1 del Collegio Consultivo Tecnico, gli atti della verifica sulla VIA, l’atto conclusivo del procedimento di risoluzione, eventuali proroghe del termine contrattuale, lo stato di avanzamento n. 5, gli atti della riunione del 29 luglio 2026 a Palazzo di Città. Su questi presenteremo una seconda istanza di accesso civico.

Infatti, restano dieci domande. Le più urgenti sono cinque.

Primo. La verifica sulla validità del parere di esclusione dalla VIA, avviata il 4 maggio 2026, è stata conclusa? Con quale atto e con quale esito?

Secondo. Il termine contrattuale scaduto il 18 maggio 2026 è stato oggetto di proroga? In caso negativo, qual è oggi il termine vigente e con quale atto è stato fissato?

Terzo. Perché a settantasette giorni dalle controdeduzioni dell’impresa il procedimento di risoluzione non ha una determinazione conclusiva?

Quarto. Perché la sospensione dei lavori del 4 maggio 2026 non risulta né revocata né prorogata con atto espresso?

Quinto. Alla scadenza dei sessanta giorni dell’ordinanza n. 667, quali provvedimenti intende adottare l’Amministrazione, e sulla base di quali nuovi accertamenti?”, conclude nella nota l’associazione salernitana.

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