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Tassa imbarco Salerno, il Consiglio di Stato: legittima la tariffa di 1,50 euro Attualità Primo piano zonarcs 

Tassa imbarco Salerno, il Consiglio di Stato: legittima la tariffa di 1,50 euro



La tassa d’imbarco a Salerno resta fissata a 1,50 euro e non subirà alcuna rimodulazione. I giudici della quinta sezione del Consiglio di Stato, presieduti da Paolo Giovanni Nicolò Lotti, hanno infatti confermato la legittimità della misura introdotta dal Comune, respingendo il ricorso presentato dalla compagnia di navigazione Travelmar e ribadendo il precedente “no” del Tar Salerno.

Niente da fare, dunque, per le compagnie di navigazione e per i pendolari della Costiera Amalfitana che utilizzano i traghetti per sfuggire all’atavico traffico della viabilità costiera. La tassa d’imbarco, varata nell’ambito del “Salva Città” — il patto tra il Comune di Salerno e il Ministero dell’Economia per ripianare il disavanzo delle casse comunali — aveva sollevato vivaci proteste. Le compagnie lamentavano anche il mancato coinvolgimento preventivo prima della decisione.

La Travelmar aveva contestato in particolare la natura “piatta” dell’imposta: una tariffa indifferenziata che colpisce allo stesso modo il crocierista turistico e il lavoratore campano. L’addizionale sui diritti d’imbarco è stata fissata a 1,50 euro nel 2024 dalla giunta del sindaco Vincenzo Napoli, posizionandosi esattamente a metà della forbice consentita dalla legge, che fissa un massimo di 3 euro per i comuni sede di porti.

In primo grado, il Tar di Salerno aveva dichiarato il ricorso irricevibile, contestando un presunto ritardo nei tempi di impugnazione. I giudici del Consiglio di Stato, pur ritenendo l’appello della compagnia navale tempestivo, lo hanno però bocciato nel merito.

I magistrati hanno chiarito diversi aspetti normativi fondamentali:

  • La normativa nazionale non impone alcun obbligo di modulare la misura fiscale in modo proporzionale, ovvero in base alla tratta marittima o all’utenza.
  • Questa addizionale ha uno scopo puramente fiscale, volto a fare cassa per salvare il bilancio del Comune, a differenza dei classici diritti d’imbarco che coprono i costi dei servizi offerti nello scalo.
  • Di conseguenza, non esiste un rapporto proporzionale tra la tassa pagata dal cittadino e i benefici che quest’ultimo riceve all’interno del porto.

La sentenza sottolinea inoltre che la delibera di giunta del dicembre 2023, pur ipotizzando una futura rimodulazione dell’imposta, costituiva una mera facoltà discrezionale e non un vincolo obbligatorio per l’Ente. Una scelta definitivamente accantonata dal Consiglio comunale nel marzo 2024, cristallizzando l’importo a 1,50 euro.

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