Artigiani in fuga, il Salernitano perde 761 imprese in un anno
Il dato della Cgia di Mestre fotografa una crisi che dura da anni: nel 2025 le attività artigiane sono scese a 17.328, con un calo del 4,2%. Pesano costi, concorrenza online, spopolamento e mancato ricambio generazionale.
La crisi dell’artigianato continua a mordere anche nel Salernitano. In appena un anno la provincia ha perso 761 imprese artigiane, passate dalle 18.089 del 2024 alle 17.328 del 2025, con una contrazione del 4,2%. Numeri elaborati dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che restituiscono la fotografia di un comparto alle prese con difficoltà strutturali e con un futuro sempre più incerto.
Salerno si colloca all’84° posto su 107 province per intensità della contrazione. Un dato negativo, ma comunque meno pesante della media nazionale, ferma al -5,1%. A registrare le perdite più consistenti sono Pesaro-Urbino (-8,3%), Mantova (-7,9%) e Bologna (-7,5%).
La crisi lunga dieci anni
Guardando a un arco temporale più ampio, il quadro resta ancora più significativo. In Campania, gli artigiani sono passati dai 77.101 del 2015 ai 63.304 del 2025: quasi 13.800 imprese in meno, pari a una contrazione del 17,9%.
Negli ultimi dodici mesi la Campania ha registrato un calo del 4,8%, superiore a quello della provincia di Salerno. Napoli, nello stesso periodo, ha perso 1.473 attività artigiane, con una flessione del 5,3%.
Costi, concorrenza e spopolamento
Dietro la progressiva riduzione delle imprese ci sono diversi fattori. La concorrenza della grande distribuzione e delle piattaforme online incide sui margini delle piccole attività, mentre cambiano le abitudini dei consumatori.
A pesare sono anche affitti, utenze e tassazione, costi spesso difficili da sostenere per una piccola bottega, soprattutto nei periodi di calo del fatturato.
Nel Salernitano si aggiunge poi un’altra criticità: lo spopolamento delle aree interne. Dal Cilento agli Alburni, molti piccoli centri vedono diminuire progressivamente residenti e consumi, con conseguenze inevitabili anche sulle attività commerciali e artigiane.
La proposta: un sostegno alle botteghe
Per arginare il fenomeno, la Cgia propone un “reddito di gestione delle botteghe artigiane”, destinato a chi apre o conduce un’attività nei comuni con meno di 10mila abitanti. Una misura che potrebbe interessare numerosi centri della provincia di Salerno, sostenendo le attività di prossimità e contrastando lo svuotamento economico dei piccoli comuni.
Non tutti i comparti, tuttavia, sono in difficoltà. Alcuni mostrano segnali di crescita, dagli acconciatori agli estetisti, dai massaggiatori ai tatuatori, fino alle nuove professioni legate al digitale, come sistemisti, esperti di web marketing e videomaker.
Tiene anche il settore dell’alimentare da asporto, con gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio, particolarmente favorito nei territori a forte vocazione turistica come Costiera Amalfitana, Cilento e Salerno.
Il paradosso del lavoro che non trova lavoratori
C’è infine il nodo del ricambio generazionale. Mentre le imprese artigiane diminuiscono, gli imprenditori faticano sempre più a trovare giovani disposti a imparare i mestieri manuali.
È un paradosso destinato a pesare sul futuro: il rischio non è soltanto quello di perdere botteghe e occupazione, ma anche di perdere le professionalità necessarie alla vita quotidiana, dall’idraulico all’elettricista, dal fabbro al tecnico specializzato.
Una crisi che, per il Salernitano, non riguarda dunque soltanto i numeri delle imprese: riguarda la tenuta economica dei piccoli centri e la trasmissione di competenze e mestieri da una generazione all’altra.





