GAETANO ZUMMO E L’AFFASCINANTE ANALOGIA CON UN BOZZETTO IN CERA A MANO LIBERA.
L’asta Bertolami Fine Art 344 del 7 dicembre 2022 presentava, con il lotto 248 ,un’opera ascritta da fonti autorevoli al grande ceroplasta siciliano Gaetano Zumbo (Siracusa 1656,Parigi 1701)
La scheda del lotto fu oggetto di studio della storica dell’Arte Rossella Ariosto ,che pubblicava su Art Life l’articolo dal titolo “TEATRINO DELLA MORTE”.
Uno degli autori dell’attribuzione fu Paolo Giansiracusa. Egli così descriveva l’opera:
Teca con ceroplastica, “Busto anatomico con verminario 1699/1700” Ma l’oggetto di questa nostra disamina riguarda una seconda cera, proveniente da una grande biblioteca disallestita nel 1975 .
Questa ed altre sculture decoravano in una disposizione a scacchi il fronte di alcuni palchetti della grande libreria in noce, lasciando a vista solo i piatti delle opere e la loro cornice frontale.

Una volta recuperate le cere ,si rese necessario di strutturare le teche con i laterali che erano completamente inesistenti. L’opera in questione presenta rilevanti analogie con il lotto 344 dell’asta Bertolami. È necessario però prima fare una importante premessa :
Siamo di fronte ad un bozzetto eseguito a mano. Il lettore immagini il panetto di cera che viene scolpito a freddo ,per poi essere plasmato con stecca e fiamma. E’una esecuzione incredibile, di difficoltà estrema ,realizzabile solo per mano di un grande maestro.
I bozzetti erano preparatori per l’esecuzione di opere maggiori ; non venivano rifiniti nei dettagli ,dovendo essere solo oggetto di studio per l’artista. Non è solo una nostra suggestione ,poiché altri elementi fanno pensare che questa opera sia proprio lo studio progettuale per la scultura a tutto tondo in vendita alla Bertolami.

Il fondo ha un riporto di una tela dipinta con un’architettura seicentesca. Anche il verminario bianco ,sia pure meno numeroso ,e’ simile al lotto 248. Ma l’analogia piu’ convincente riguarda gli animali necrofagi, in particolare i due ratti in posa olfattiva verso l’appestata. La cera è assicurata alla tavoletta da un chiodo forgiato centrale che penetra nel manufatto dal lato posteriore, come in altre opere già censite dell’artista siciliano. Le sculture ceroplastiche sono sempre vuote ,perchè ottenute per colata nel negativo improntato sul modello in creta. Non è il nostro caso, perché la scultura in oggetto è piena ,per cui il lungo chiodo ha trovato possibilità di alloggio.
Infine la patina dell’insieme e la lucentezza delle sporgenze ,ma anche elementi cromatici come l’incarnato e le labbra cianotiche ,danno al manufatto il fascino di un’opera di classe. Quasi seguendo un itinerario predestinato ,l’oggetto e’ stato affidato ad una rinomata ed antica casa d’aste siciliana , seguendo un itinerario quasi predestinato verso la terra che diede i natali al grande artista siracusano Gaetano Giulio Zumbo.
Camily Bosch




