Eboli, coltellate fatali al padre: condannato a 20 anni
È stato condannato a 20 anni di carcere per l’omicidio del padre. I giudici (presidente Passaro e latere Zarone) della Corte di assise di Salerno hanno emesso la sentenza a carico di Vincenzo Santimone condannandolo ad una pena pari a 20 anni di reclusione (5 anni in meno rispetto alla richiesta del pm) e, al termine dell’espiazione della pena, sarà soggetto alla misura di sicurezza da verificare ogni 3 anni in quanto ritenuto socialmente pericoloso. Tra novanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza. Ad aprile scorso, al termine della requisitoria, la pm Marinella Guglielmotti aveva chiesto per l’imputato una condanna a 25 anni di reclusione con la concessione della sola diminuente della seminfermità mentale ma con le aggravanti relative ai futili motivi e alla crudeltà del fatto e senza riconoscere le attenuanti proprio perché Vincenzo Santimone «non si sarebbe mai pentito di aver ucciso il padre tanto da dichiararlo esplicitamente». Al contrario il difensore di fiducia, l’avvocatessa Elena Criscuolo, nella sua arringa in difesa di Vincenzo Santimone, aveva chiesto «l’assoluzione per infermità mentale o in subordine, in via gradata, una condanna al minimo della pena con la concessione dei benefici di legge». Ora, al deposito delle motivazioni, il difensore potrebbe vagliare di proporre appello una volta letto i motivi del verdetto visto che il perito, nominato dalla stessa Corte di assise, ha concluso per un vizio parziale di mente e disturbi della personalità ad alta specificazione. Il parricidio avvenne ad Eboli, in via Bartolo Longo al rione della Pace, il 5 marzo 2024 al culmine di una lite avvenuta in casa: la vittima, Riccardo Santimone ex gommista di 76 anni, fu raggiunto da numerose coltellate inferte dal figlio con problemi psichici. Lo scrive il Mattino. La vittima molto conosciuta nel centro della Piana del Sele era ormai in pensione e si dedicava all’assistenza della moglie affetta da gravi problemi di salute e che, al momento dell’omicidio, era allettata proprio per le serie ed irreversibili condizioni di salute. Era sera quando il figlio Vincenzo fece irruzione in cucina iniziando a litigare con il padre e, al culmine del litigio, impugnò un coltello da cucina colpendolo alla gola e al torace e provocandone la morte. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della locale compagnia che intervennero sul luogo del delitto allertati dai vicini di casa impauriti dalle urla che provenivano dall’abitazione, a scatenare il raptus di Vincenzo Santimone fu il rumore che il padre stava facendo per preparare la cena e così, afferrato un coltello da cucina, colpì il genitore che cercò di rifugiarsi in bagno. Ma invano: Vincenzo, inseguendolo, continuò a colpirlo fino a sferrare la coltellata mortale che recise l’aorta.





