Infermieri imboscati all’Asl Salerno, il Nursind: avevamo ragione noi ma ora basta logiche di favore
Finisce l’anomalia del personale sanitario utilizzato per anni in compiti d’ufficio anziché nei reparti dell’Asl di Salerno. Un cambio di rotta decisivo che arriva a seguito dei rilievi della Corte dei Conti e che rimette ordine nell’organizzazione del lavoro, restituendo decine di professionisti all’assistenza diretta dei cittadini. La svolta, fortemente voluta e sollecitata dal Nursind provinciale, segna un punto di rottura rispetto a una gestione del personale che per lungo tempo ha penalizzato chi lavora in corsia.
Sulla vicenda interviene direttamente Biagio Tomasco, segretario generale del Nursind Salerno: “Siamo estremamente soddisfatti di apprendere che la direzione generale dell’Azienda Sanitaria di Salerno abbia finalmente posto fine a questa pesante anomalia. Non avevamo dubbi che l’onestà intellettuale del direttore generale Gennaro Sosto e dei suoi collaboratori avrebbe portato alla scelta giusta. Al tempo stesso, però, sento il dovere di fare chiarezza su alcune ricostruzioni approssimative circolate in queste ore, spesso sbandierate come vittorie da chi finora non aveva mai speso una sola parola sulla questione. Noi non abbiamo mai parlato di quattrocento persone da ricollocare da zero, ma di quattrocento professionisti impiegati in mansioni totalmente diverse dal proprio profilo di assunzione. Abbiamo chiesto con forza una verifica puntuale, posizione per posizione, e questo lavoro ha portato al concreto rientro di ben ottantasette lavoratori alle loro effettive attività di cura. Parliamo di 87 persone che per anni hanno lavorato in settori che non c’entravano nulla con la sanità, lasciando sguarniti i reparti e costringendo i propri colleghi a turni massacranti, costantemente sotto organico, tra mille sacrifici per garantire l’assistenza”.
Il segretario generale prosegue analizzando le responsabilità del passato e il ruolo della magistratura contabile: “Se la Corte dei Conti è dovuta intervenire indicando chiaramente all’Asl dove e come correggere il tiro, significa che avevamo perfettamente ragione nel denunciare un sistema organizzativo distorto. Queste collocazioni errate non nascono mai per caso: sono spesso il frutto di un asse sbagliato tra uffici e certe logiche di favore. Ogni rappresentanza dei lavoratori avrebbe il dovere di vigilare e segnalare le anomalie. Noi lo abbiamo fatto con coraggio; altri hanno preferito tacere. Sarebbe interessante capire il perché di questo silenzio e a chi facessero riferimento i lavoratori impiegati fuori ruolo. Accusarci oggi di aver diffuso dati non veri è ridicolo e si scontra con la realtà dei fatti: le anomalie c’erano, sono state certificate dalla Corte dei Conti e denunciate unicamente da noi. Confidiamo che queste ottantasette persone siano state effettivamente rimesse al lavoro nei reparti sanitari e non semplicemente spostate in altri uffici. Questa operazione di trasparenza restituisce fiducia ai lavoratori onesti nei confronti delle istituzioni pubbliche. Resta però un interrogativo di fondo che tutti dovrebbero porsi: era davvero necessario l’intervento della magistratura contabile e l’azione solitaria di un unico sindacato per accorgersi di ciò che non andava?”.





