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Laureati, cresce il lavoro ma non i salari Economia 

Laureati, cresce il lavoro ma non i salari



Più occupazione, ma stipendi sotto pressione.

È la fotografia scattata dal XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione, presentato all’Università della Basilicata nel corso del convegno “Efficacia della formazione universitaria”. I dati mostrano un mercato del lavoro sempre più ricettivo nei confronti dei laureati, ma evidenziano anche criticità legate al potere d’acquisto, alle differenze di genere e alle persistenti disuguaglianze sociali e territoriali.

A un anno dal conseguimento del titolo lavora oltre l’80% dei laureati, mentre per i laureati magistrali il tasso di occupazione supera il 94% a cinque anni dalla laurea. Un dato che conferma come l’investimento nella formazione universitaria continui a rappresentare un fattore determinante per l’ingresso nel mondo del lavoro e per la crescita professionale.

Se l’occupazione cresce, tuttavia, le retribuzioni reali risentono ancora degli effetti dell’inflazione. Nell’ultimo anno i salari, al netto dell’aumento dei prezzi, hanno registrato una lieve flessione, anche se la situazione tende a migliorare con l’aumentare dell’esperienza lavorativa.

Il Rapporto mette inoltre in luce il persistente divario di genere. Le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati e ottengono mediamente risultati accademici migliori rispetto ai colleghi uomini. Nonostante ciò, continuano a essere sottorappresentate nelle discipline scientifiche e tecnologiche (Stem) e, a parità di condizioni, incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro. Anche sul fronte retributivo il gap resta significativo, con differenze che tendono ad ampliarsi in presenza di figli.

Restano marcate anche le disuguaglianze sociali e geografiche. L’accesso all’università continua infatti a essere favorito dagli studenti provenienti da famiglie con livelli di istruzione più elevati, mentre i laureati del Nord possono contare su maggiori opportunità occupazionali e su stipendi mediamente più alti rispetto ai loro coetanei del Mezzogiorno.

Accanto a questi elementi emerge però un cambiamento nelle priorità delle nuove generazioni. Per i giovani il lavoro non si misura più soltanto in termini economici: acquistano sempre maggiore importanza fattori come l’equilibrio tra vita privata e professionale, la flessibilità organizzativa e il benessere personale.

Le due indagini realizzate da AlmaLaurea hanno coinvolto quasi 335 mila laureati che hanno concluso gli studi nel 2025 in 81 atenei aderenti al Consorzio e circa 700 mila laureati intervistati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo per monitorarne gli esiti occupazionali.

Numeri che confermano la crescente capacità dell’università italiana di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, ma che allo stesso tempo richiamano l’attenzione sulla necessità di ridurre i divari ancora presenti e di garantire una maggiore qualità dell’occupazione.

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