Domani al via la 14esima edizione di Salerno Letteratura dedicata al poeta Alfonso Gatto
TAGLIO DEL NASTRO PER LA 14ESIMA EDIZIONE DI SALERNO LETTERATURA
Tutto pronto per la 14esima edizione di Salerno Letteratura che quest’anno sarà dedicata al poeta Alfonso Gatto. Si parte alle 11 nella chiesa dell’Addolorata con il consueto incontro inaugurale, alla presenza delle istituzioni, dell’intero staff e della direzione artistica A seguire L’ETERNO RITORNO DEL TIRANNO, incontro con Goffredo Buccini, autore di Tyrannis (Neri Pozza). Conduce Gennaro Carillo Se l’esordio del terzo millennio si svolge tra le macerie del Ground Zero, l’ultimo atto del secondo va in scena nel 1999 a Seattle, tra le migliaia di manifestanti che protestano contro il meeting della World Trade Organization. In quel corteo c’è Madeleine, dieci anni: sarà lei l’interlocutrice di Goffredo Buccini, editorialista e inviato speciale del “Corriere della Sera”, nel viaggio attraverso il primo quarto del nuovo secolo, tra errori e orrori che hanno incrinato la democrazia. Lo scontro tra Stati Uniti e stati canaglia, il naufragio dell’illusione che la libertà si esporti, la nostalgia aggressiva della Grande Russia, il 7 ottobre, una Terra che brucia. Tirannidi veloci come gli eventi, che fanno leva sugli esclusi e riaprono la partita delle autocrazie, creduta chiusa col Novecento. Ma per Madeleine, oggi donna, il racconto può diventare scintilla per reagire, invito a non perdere quel filo d’argento di speranza che circonda le nuvole più scure. Ci sono buone ragioni per essere pessimisti, ma anche per non smettere di cercare la luce.
Alle 17.30 a Palazzo Fruscione il Premio De Sanctis: incontro con i vincitori Tonia Mastrobuoni e Roberto Battiston con la partecipazione di Dacia Maraini in collegamento. Conduce Paolo Di Paolo. Salerno Letteratura ospita i vincitori della XV Edizione del Premio De Sanctis letteratura: Roberto Battiston, insignito del Premio Saggistica per Energia. Una storia di creazione e distruzione (Raffaello Cortina Editore, 2025) e Tonia Mastrobuoni, che ha ricevuto il Premio Giornalismo con l’opera La Peste (Feltrinelli, 2025). A dialogare con gli autori sarà Paolo Di Paolo, membro della giuria dʼeccellenza che ha selezionato i libri vincitori insieme a Corrado Augias (Presidente), Dacia Maraini, Annalisa Cuzzocrea, Carla Mellidi e Loredana Lipperini.
Alle 18 alla chiesa dell’Addolorata LA ‘PANEMPATIA’ DI MICHELANGELO E LA SUA CONCEZIONE DELLA MATERIA VIVA. LA CAPPELLA SISTINA DI NUOVO: lectio magistralis di Horst Bredekamp, autore di Michelangelo (Castelvecchi). Introducono Maria Carmen Morese e Anna Onesti In collaborazione con il Goethe Institut di Napoli. L’opera di Michelangelo ha segnato in modo indelebile la storia dell’arte. In questa monumentale monografia Horst Bredekamp restituisce il suo genio, intrecciando biografia, ricostruzione storica e interpretazione critica. Con un approccio iconologico, ogni opera viene indagata non solo dal punto di vista stilistico ma, seguendo la lezione di Aby Warburg, anche nei suoi significati simbolici. Ne emerge un ritratto che rompe con le letture più consuete e introduce nuove categorie – “panempatia”, “eros proteiforme”, “inversione” – per rivelare un artista animato dal richiamo della materia e da una tensione costante a infrangere le convenzioni, capace di trasformare la propria esperienza della natura in un universo di forme sempre travolgenti e imprevedibili.
Alle 18.30 a Palazzo Fruscione, TANTI AUGURI, REPUBBLICA. Ottant’anni fra conquiste e promesse da realizzare. Incontro con Salvatore Romeo e Cinzia Sciuto, in collaborazione con Micromega. Andare a votare il 2 e 3 giugno 1946 fu un’emozione fortissima. Tutti erano consapevoli della responsabilità che implicava, le donne facevano ingresso nella piena cittadinanza politica per la prima volta e, in quelle giornate storiche fu scelta la forma di Stato da dare alla nuova democrazia antifascista. Da allora ad oggi però non tutte le intenzioni dei Padri e delle Madri Costituenti sono state realizzate. Partendo da Tanti auguri, Repubblica il volume 3/2026 di Micromega, insieme a Cinzia Sciuto, Direttrice della rivista, esamineremo questi ottant’anni come una sequenza di contraddizioni che attraversano il rapporto tra Costituzione formale e realtà materiale, mentre Salvatore Romeo mostrerà come il Mezzogiorno resti il luogo emblematico di un riscatto mancato, dove si condensano le incongruenze dello sviluppo nazionale.
Alle 19 alla Chiesa dell’Addolorata, PENSARE IL DISASTRO: incontro con Lucrezia Ercoli, autrice di La terra trema. Filosofia della catastrofe (Il Melangolo) Conduce Gennaro Carillo. Cosa resta quando il mondo crolla? La catastrofe segna una soglia irreversibile: dopo, nulla è più come prima, eppure tutto continua. Lucrezia Ercoli esplora macerie materiali e simboliche, in cui il terremoto ridefinisce ogni certezza. Interpretata dalla filosofia, spettacolarizzata dai media, trasfigurata dall’arte, la catastrofe rende visibili le fragilità strutturali che in tempi ordinari restano nascoste. Quando le coordinate abituali crollano, lʼessere umano è costretto a inventarne di nuove. Da Voltaire a Murakami, da Burri a Springsteen, arte e filosofia danno forma al tempo sospeso che segue il disastro: tempo di perdita e lutto, ma anche di memoria e rinascita.
Alle 19.15 al Museo Diocesano MINORI MA NON MINIMI: I COMPRIMARI MEMORABILI DI SHAKESPEARE- Incontro con Nadia Fusini, autrice di Rubare la scena (Einaudi) Conduce Flora de Giovanni. Nel teatro di Shakespeare capita spesso che i personaggi minori rubino la scena ai protagonisti aristocratici. Bernardino, in Misura per misura, si rifiuta di essere impiccato perché ha bevuto tutta la notte: vuole vivere e basta. Parolles, in Tutto è bene quel che finisce bene, tradisce il suo signore pur di salvarsi la pelle, segnalando così il tramonto dei valori cavallereschi. La balia Angelica, in Giulietta e Romeo, ha idee pragmatiche sull’amore e non esita a spadroneggiare sul padrone per aiutare la sua protetta. Lo stesso fanno il portiere di Macbeth, la cameriera di Desdemona, il giardiniere del Riccardo II: sono figure concrete, né eroiche né nobili, tutte impegnate nella lotta per la sopravvivenza. Sono loro, per Nadia Fusini, i primi cittadini moderni, capaci in poche battute di suggerire una visione alternativa del mondo. Precursori del romanzo borghese, nel teatro shakespeariano svolgono un ruolo preciso: interrompono l’azione, aprendo squarci di realtà.
Alle 19.30 a Largo Pomona per Spazio Ragazzi arriva Antiniska Pozzi, aautrice di Tanto domani muori (HarperCollins). Conduzione a cura delle Ragazze e Ragazzi del Liceo G. Da Procida e Daria Limatola. Anna ha sei anni e un rumore che le abita nella testa. Cresce al terzo piano di un edificio nella periferia nord di Milano, figlia di Nino, operaio che sognava il calcio, e di Adriana, segnata da una malinconia senza nome e dal terrore cronico della disgrazia presagita fin dall’infanzia da uno spettro di famiglia, la Canuta. La bambina introversa diventa un’adolescente piena di domande, in cerca di una voce propria, mentre gli anni Settanta trasformano il Paese. Finché le crepe del mondo si spalancano anche nella sua vita e la tragedia attesa diventa realtà. Tanto domani muori è un romanzo di formazione che diventa racconto universale, riflessione intima e politica sull’appartenenza, il lutto e il riscatto, simbolo di un’intera generazione sospesa tra sacrificio e desiderio di futuro. L’evento è realizzato in collaborazione con Liceo Scientifico G. Da Procida e con le studentesse e studenti che hanno seguito il Corso di Conduzione Eventi organizzato da Associazione Duna di Sale.
Alle 20.30 nell’Atrio del Duomo si terrà la prolusione. Gennaro Carillo come anticipato, sarà in dialogo con Paolo Di Paolo. Quest’anno la prolusione che apre Salerno Letteratura avrà una forma speciale e vorrà essere un tributo ad Alfonso Gatto, un cui verso è stato scelto come titolo dell’edizione 2026. Preceduti da una lettura scenica dall’opera del grande poeta salernitano, a cura di Marianna Esposito e in collaborazione con la Fondazione Gatto, i direttori artistici dialogheranno sul tema del festival. Che cosa significa un cuore desto? E soprattutto quali sono le parole che potrà e dovrà dire? Il verso custodisce forse un senso civile ed etico? Le parole e il loro rapporto con le cose, la perdita o la perversione del significato delle parole, sono uno dei grandi problemi di ogni età di crisi. E quella che stiamo vivendo lo è a pieno titolo.
Alle 21.30, sempre nell’Atrio del Duomo, A LEZIONE DI POLITICA CON DANIELA PREZIOSI. Conduce Gennaro Carillo. I linguaggi della politica sono profondamente cambiati. E le nostre categorie interpretative si rivelano sempre più inadeguate. L’oggetto stesso si fa sfuggente. Di qui, un sentimento diffuso di frustrazione e disaffezione, come si evince dalla contrazione drastica dei flussi elettorali. Eppure, la vicenda politica merita sempre di essere raccontata. Anzi, la qualità del modo in cui la si racconta è strettamente connessa alla qualità della democrazia (che non può prescindere da un’informazione libera). Ecco perché, tra gli esperimenti di Salerno Letteratura, quest’anno c’è la singolare ‹scuola’ di politica affidata a una maestra d’eccezione: Daniela Preziosi, tra le interpreti più acute delle vicende italiane. A lei il compito di fornire chiavi di comprensione della realtà e di mostrare alla ‘classe’ come funziona oggi il racconto della politica tra cronaca e commento.
Alle 21.15 al Museo Diocesano, CADAVERI ECCELLENTI- Proiezione del film di Francesco Rosi. Introducono Monica Trotta e Peppe D’Antonio In collaborazione con Linea d’ombra. Italia, anni Settanta. Uno dopo lʼaltro, i giudici più illustri del paese vengono assassinati. Lʼispettore Rogas indaga con metodo e ostinazione, seguendo una pista che lo conduce verso i vertici del potere: magistratura, politica, servizi segreti. Più si avvicina alla verità, più il sistema si chiude intorno a lui. Tratto dal romanzo Il contesto di Leonardo Sciascia, Cadaveri eccellenti è uno dei capolavori del cinema politico italiano. Francesco Rosi costruisce un thriller glaciale e visionario, con la fotografia di Pasqualino De Santis e un cast straordinario — Lino Ventura, Max von Sydow, Fernando Rey, Alain Cuny. Un film che non offre risposte rassicuranti: il potere è opaco, la giustizia è compromessa, e chi cerca la verità rischia di diventare l’ennesimo cadavere eccellente.
Alle 22.30 a Largo Pomona LE MANI SU GALILEO, incontro con Massimo Bucciantini, autore di Alla conquista di Galileo. Da Napoleone a Giovanni Paolo II (Laterza) Conduce Paolo Di Paolo. Il Galileo processato dallʼInquisizione diventa personaggio di un racconto globale, che è anche quello dei miti, della politica e della storia d’Italia: patriota e martire dellʼItalia risorgimentale, “genio italico” per la propaganda fascista, uomo e scienziato sinceramente pio e devotamente cattolico. Nel Novecento il partito cattolico proverà appunto ad arruolare Galileo nelle proprie fila come archetipo dello scienziato cristiano: la riconquista cattolica della società italiana passa anche attraverso la conquista della scienza. Il tentativo è riuscito? Quale Galileo è stato ‘riabilitato’ da Giovanni Paolo II?
Alle 22,30 all’Arco Catalano, Libera Durante e Eduardo Milone conducono una serata per festeggiare Francesco Durante. Lo faranno nel segno di un altro grande intellettuale scomparso nel luglio scorso, Goffredo Fofi. Di Fofi, la casa editrice Martin Eden ha ripubblicato Prima il pane, raccolta di saggi ora arricchita dalla prefazione di Paolo Di Paolo: non una semplice raccolta di saggi, ma una bussola militante per orientarsi nella cultura italiana. Un libro-manifesto che segnalava il salvabile degli anni Ottanta e indicava i nomi su cui scommettere nel decennio a venire: Celati, Starnone, Benni, Serra, Altan, Villaggio, Lerner. Fofi ragionava, elogiava, stroncava senza pietà, ma sempre con ragioni solide. Più di trent’anni dopo, Prima il pane non ha perso un grammo della sua energia: è ancora una fucina di stimoli, idee e provocazioni indispensabili non solo per chi crea cultura, ma soprattutto per chi la vive, la consuma e la abita ogni giorno. A seguire Incontro con Giuseppe Durante e Alessandro Basso, autori di Salerno Letterartura Festival quattordici edizioni meno una (Operaedizioni) Un festival deve avere una fisionomia specifica. Altrimenti si riduce a un ‘prodotto’ fra i tanti. Un contributo decisivo all’identità di Salerno Letteratura è venuto dall’opera grafica di Giuseppe Durante, che ogni anno ha saputo tradurre in immagini il tema del festival. Senza mai scadere nel banale o nel didascalico, ma trovando ogni volta una chiave sorprendente. Raccolte in volume, quelle immagini restituiscono l’esperienza di queste quattordici stagioni. Rendono leggibile la trama di un’utopia concreta.
Tra gli altri ospiti della giornata ci sono: Luigi La Rosa (ore 18.30 Largo Pomona) che in compagnia di Paolo Di Paolo presenterà il suo A Parigi con gli impressionisti (Perrone). L’arte può salvarci dalla solitudine? Incamminandosi lungo le tracce che la bellezza semina in noi, i lettori troveranno la risposta giusta. Con loro ci saranno gli studenti del corso di Pittura del Liceo Artistico Sabatini-Menna, autori di una performance dal vivo che accompagnerà l’incontro.
Anna Maria Zizza sarà alle 18.30 al Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana con il suo L’estate della dolciera Marlin). Con lei Brunella Caputo e Milena Plminteri. Sicilia, XVII° secolo. Maria, dolciera modicana, scopre di aspettare un figlio da Giuseppe, giovane lombardo di cui è innamorata. Trova impiego nelle cucine della nobildonna Anna Vassallo e dà alla luce Tommasino, in onore del benefattore Tommaso Campailla. Giuseppe, rientrato a Milano, parte riluttante per un lungo grand tour attraverso l’Italia come precettore del rampollo Galeazzo Beltrami, ignaro delle insidie che lo attendono.
Alle 19.30, nel Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana, MERIDIANO RAMONDINO. UN CLASSICO DEL NOVECENTO – Incontro con Mirella Armiero, autrice con Francesco Paolo Busco di Bagaglio leggero. Viaggio nei luoghi di Fabrizia Ramondino (Nutrimenti), e Ippolita Di Majo, curatrice di Teatro (Einaudi). Conduce e legge Marianna Esposito. Scrittrice dotata di una profonda vena civile e poetica, Fabrizia Ramondino (Napoli, 1936 – Gaeta, 2008) esordisce nel 1981 con Althénopis, imponendosi come una delle voci più originali ed eterogenee del Novecento italiano. Nelle sue pagine la memoria, il disagio sociale e l’identità femminile si fondono attraverso uno stile lirico e frammentario, con radici profonde nella Napoli degli oppressi. Alla vocazione letteraria unisce quella educativa, e nel 1970 fonda l’Associazione Risveglio Napoli: un progetto solidale di asilo gratuito per bambini e di scuola serale per i lavoratori.
Alle 19.30, presso la sede del comitato centro storico di via Da Procida, SALERNO RIMA D’ETERNO DAL MEDIOEVO ALL’ETÀ MODERNA – Incontro con Maria Carla Del Duca e Michele Rosco in collaborazione col Comitato Centro Storico Alto. Introduce Sabrina Prisco. Del Duca e Rosco, già autori di Salerno da leggere (D’Amato) sono ciceroni della prima tappa di un viaggio alla scoperta di Salerno, una città in cui i luoghi che hanno visto gli avvenimenti storici – tanti e importanti – sono ancora rintracciabili, riconoscibili. Attraverso le storie di alcuni dei personaggi che l’hanno abitata, Del Duca e Rosco ci portano su un percorso lungo quasi mille anni, dall’VIII secolo con Arechi, alla fase post-unitaria con Matteo Luciani. Con l’occasione, inauguriamo anche la nuova sede del Comitato Centro Storico Alto.
Alle 19.30 a Palazzo Fruscione, Incontro con Salvatore Giannella, autore di Al di là del bere e del mare (Orlotti). Conducono Erminia Pellecchia, Sabrina Prisco e Nevio Toti. Ispirato dalle celebri «interviste impossibili» e da incontri reali, Al di là del bere e del mare è un simposio senza tempo in cui il confine tra realtà e immaginazione si fa sfumato: in dialogo con lʼautore troviamo Dioniso, Parmenide, Leonardo da Vinci, Garibaldi, Caterina Sforza, Federico II, Fellini, Veronesi, Camilleri, Olmi e molti altri. Ogni incontro è il tassello di un mosaico che celebra la díaita, termine greco da cui deriva «dieta» ma che, in origine, indicava un modo di vivere fondato sullʼequilibrio mentale, sulla moderazione e sul contatto con la natura. Un invito a riscoprire la lentezza, il rito e la sapienza contadina come antidoti alla narcosi di una società frenetica e tecnologica, esteso a chi vuole “arrivare vivo alla morte”, assaporando ogni istante sapendo che bellezza e felicità sono doni che richiedono, prima di tutto, misura e rispetto.
Alle 21 al Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana incontro con Antonio Musarra, autore di Il mondo secondo Francesco d’Assisi (Il Mulino). Conduce Anna Rotunno. Un racconto in quattordici tappe che invita a leggere la realtà attraverso lo sguardo di Francesco d’Assisi: la città medievale segnata da faide, il sogno cavalleresco e le sue delusioni, il denaro come potere, la penitenza radicale, la Chiesa tra splendore e crisi, la costruzione d’una fraternità, la notte oscura dellʼanima. Lontano da agiografie e sentimentalismi, Musarra restituisce la forza di un uomo che fu segno di contraddizione, capace di attraversare i conflitti e disinnescarne le logiche. Attorno a lui prendono vita mercanti e lebbrosi, pellegrini ed eretici, papi e sultani. Il ritratto finale rivela un uomo dai molti volti – penitente, obbediente, folle di Dio, mistico – che costruisce unità dove cʼè divisione e annuncia pace dove regna il sospetto.
Alle 21.15 al Museo Diocesano Incontro con Franco Marcoaldi, autore di La disperanza (Einaudi). Conduce Barbara Cangiano. E se chi non crede in un mondo migliore avesse ragione? La speranza, osserva Marcoaldi, è un sentimento passivo e illusorio; la disperazione una resa vigliacca. Esiste però una terza via, antica e carica di energia: la disperanza. A questo concetto rimandano grandi voci del pensiero e della poesia – Caproni, Camus, Montaigne, Canetti — e, inconsapevolmente, anche molti giovani di oggi, spesso derisi per il loro vagabondare senza meta ma capaci di ribellarsi alle ingiustizie. Sono loro, forse, i migliori interpreti della disperanza: il sentimento di chi abbandona gli utopismi novecenteschi e, rinunciando a ideali armonici sempre rinviati, prova solo a limitare il Male e a costruire una società appena più giusta e decente. È vero: le ombre si allungano. Eppure anche nella penombra, diceva María Zambrano, resta una vena di allegria.
Alle 22 all’Arco Catalano, incontro con Gianfranco Di Fiore, autore di Bauhaus (readerforblind). Conduce Corrado De Rosa. In unʼIrlanda verde e silenziosa, un emigrato senza certezze osserva il mondo come fosse uno specchio della propria inadeguatezza. Ha un curriculum in tasca e la prospettiva di un lavoro che non desidera; trova rifugio solo nella scrittura. Vive in una villa sul mare, ospite di una famiglia numerosa la cui solidità è solo apparente: sotto la superficie affiorano umiliazioni e un’idea distorta di cura, elementi ordinari di una disfunzione interiorizzata. Bauhaus è la storia di una trasformazione silenziosa: attraverso la solitudine, il disincanto e l’esilio del quotidiano, il protagonista scopre che rinascere è possibile anche nei gesti più piccoli, nella reciprocità, nella scelta ostinata di restare.
Alle 21.30 a Pomona, incontro con Niccolò Zancan, autore di L’ultimo operaio. Canto finale della grande fabbrica (Einaudi). Conduce Serena Talento. L’ultimo operaio di Mirafiori, lo storico stabilimento torinese della FIAT, sta per andare in pensione. È lui l’ultimo ad aver indossato la tuta blu, ad aver visto l’Avvocato Agnelli e ad aver tifato Juventus per riconoscenza. Non è più Cipputi, il metalmeccanico protagonista delle strisce di Altan: è un operaio ancora più disilluso e solo, uscito persino dalle parole del mondo. Se ne va in dissolvenza, testimone dell’epoca in cui Mirafiori era la più grande fabbrica d’Europa. Oggi restano 4080 operai addetti alla produzione, quasi sempre in cassa integrazione. Fissano il vuoto dai palazzi costruiti per loro, che si spopolano come la città che li 28 29 SABATO 13 GIUGNO 2026 SABATO 13 GIUGNO 2026 aveva accolti. Niccolò Zancan, inviato del quotidiano “La Stampa”, è dovuto andare via da Torino per mettere a fuoco le cose, ed è dovuto tornare per trovare l’ultimo operaio e ascoltare la sua storia, prima che questo mondo novecentesco svanisca dietro la curva del secolo. Zancan racconta il nostro presente attraverso una poetica peculiare, che non si sottrae mai alla critica sociale e civile.





