You are here
Agropoli, reati fiscali: Cassazione rigetta ricorso, confermato il carcere per Malandrino Attualità Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Agropoli, reati fiscali: Cassazione rigetta ricorso, confermato il carcere per Malandrino

La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare del carcere per Concordio Malandrino, il noto imprenditore cilentano attualmente residente a Dubai e in attesa di estradizione, coinvolto in un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza su delega della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, che ipotizza i reati di associazione per delinquere, autoriciclaggio, falsità ideologiche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e indebite compensazioni fiscali. La Seconda Sezione Penale ha, infatti, dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno che, ad aprile scorso, aveva già respinto la richiesta di revoca della misura cautelare.  Lo riporta StileTv. La difesa aveva articolato quattro motivi di impugnazione. Tra questi, la presunta illegittimità dell’utilizzo di elementi investigativi non sottoposti al contraddittorio delle parti e l’insussistenza di un concreto pericolo di reiterazione dei reati. Secondo i legali, inoltre, alcune circostanze sopravvenute avrebbero dovuto indurre i giudici a rivalutare la posizione dell’indagato: il commissariamento delle società ritenute strumento delle attività illecite, la cessazione di alcuni incentivi pubblici, la residenza all’estero e il tempo trascorso dai fatti contestati.

La Suprema Corte ha però ritenuto infondate queste argomentazioni. Nelle motivazioni si evidenzia come il Tribunale abbia correttamente valorizzato la presenza di ulteriori procedimenti penali pendenti a carico di Malandrino, già richiamati nelle precedenti decisioni. Tra questi, viene citato un fascicolo aperto presso la Procura di Salerno per ulteriori ipotesi di reati tributari che sarebbero state commesse successivamente ai fatti oggetto dell’attuale procedimento. Elementi che, secondo i giudici, confermano l’attualità del rischio di reiterazione delle condotte contestate.

La Cassazione esclude, inoltre, che vi sia stato un utilizzo improprio di informazioni estranee agli atti processuali, sottolineando che i dati richiamati dal Tribunale erano regolarmente presenti nel fascicolo e conoscibili dalle parti. Le censure della difesa vengono quindi giudicate generiche e sostanzialmente dirette a ottenere una nuova valutazione del merito, attività che non compete al giudice di legittimità.

Particolarmente significativo anche il passaggio dedicato al decorso del tempo. La Corte ribadisce un principio già affermato dalla giurisprudenza: il periodo durante il quale un indagato si sottrae volontariamente all’esecuzione della misura cautelare non può essere utilizzato per sostenere il venir meno delle esigenze cautelari. Diversamente, osservano i giudici, sarebbe lo stesso indagato a poter influire sulla valutazione della propria pericolosità. Malandrino è stato così condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3mila euro in favore della Cassa delle ammende.

 

 

 

scritto da 







Related posts