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IL PROPRIETARIO PRETENDE CHE IO RITINTEGGI LA CASA A FINE LOCAZIONE: MA È UNA RICHIESTA LECITA? L'Avvocato risponde 

IL PROPRIETARIO PRETENDE CHE IO RITINTEGGI LA CASA A FINE LOCAZIONE: MA È UNA RICHIESTA LECITA?

L’avvocato Simone Labonia risponde al quesito, alla luce di recenti sentenze dalla Cassazione!

La ritinteggiatura dell’immobile a fine locazione continua ad essere uno dei temi più controversi nei rapporti tra proprietario e inquilino. Molti locatori, infatti, pretendono che l’appartamento venga restituito “imbiancato a nuovo”, spesso richiamando specifiche clausole inserite nel contratto. Ma la Corte di Cassazione, con un orientamento ormai consolidato e recentemente ribadito, ha chiarito che tale pretesa non è automaticamente legittima.
La pronuncia di riferimento resta la sentenza della Suprema Corte, secondo cui è nulla la clausola che obbliga il conduttore a sostenere le spese di tinteggiatura quando il deterioramento delle pareti dipende dal normale utilizzo dell’immobile. Secondo gli Ermellini infatti, il locatore non può pretendere un vantaggio economico ulteriore rispetto al canone di locazione, trasferendo sull’inquilino costi che rientrano nell’ordinaria usura.
Il principio nasce dall’applicazione combinata degli articoli del Codice civile e della legge sull’equo canone. Quest’ultima norma considera nulle tutte le clausole che attribuiscano al proprietario benefici ulteriori rispetto a quelli consentiti dalla legge. In sostanza, l’inquilino deve restituire l’immobile nello stato in cui lo ha ricevuto, salvo il normale deterioramento derivante dall’uso quotidiano. Pareti scolorite dal tempo, piccoli segni o fisiologica usura non possono quindi giustificare richieste economiche aggiuntive.
Diverso, però, è il caso dei danni veri e propri. Se l’immobile presenta scritte sui muri, colori anomali, macchie profonde, fori numerosi o deterioramenti eccedenti il normale uso, il proprietario può chiedere il risarcimento delle spese necessarie al ripristino. La distinzione tra normale usura e danno effettivo diventa quindi centrale e spesso sfocia in contenziosi giudiziari.
Negli ultimi mesi la questione è tornata di forte attualità anche sui forum giuridici e nelle discussioni online tra locatori e conduttori. Numerosi inquilini lamentano trattenute sulla cauzione motivate proprio con la necessità di ritinteggiare l’appartamento, nonostante l’assenza di danni concreti. Alcuni riferiscono persino di aver sostenuto spese imposte dal proprietario salvo poi scoprire che la clausola contrattuale era probabilmente nulla.
La giurisprudenza, tuttavia, sembra ormai orientata a tutelare il principio secondo cui il locatore non possa pretendere la restituzione di una casa “rimessa a nuovo”. Il normale deperimento rappresenta infatti una conseguenza inevitabile dell’uso abitativo dell’immobile. Per questo motivo, prima di trattenere la cauzione o avanzare richieste economiche, il proprietario dovrebbe dimostrare l’esistenza di un danno concreto e non limitarsi a invocare una clausola standard di fine locazione.

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