Voto di scambio, a processo Franco Alfieri
Si aprirà il prossimo 6 maggio 2026, davanti alla terza sezione penale del Tribunale di Salerno, il processo sul presunto patto elettorale politico-mafioso legato alle elezioni amministrative del 2019 a Capaccio Paestum. Il giudice per l’udienza preliminare, Brigida Cavasino, ha disposto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati accogliendo le richieste dei pubblici ministeri Elena Guarino e Carlo Rinaldi.
A processo andranno l’ex sindaco Franco Alfieri, il pregiudicato capaccese Roberto Squecco, la sua ex consorte Stefania Nobili, il vigile urbano Antonio Bernardi, l’addetto al cimitero Michele Pecora e Domenico De Cesare, ritenuto vicino al cosiddetto gruppo di Baronissi.
Parallelamente, per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, sono già arrivate le prime sentenze: 2 anni e 8 mesi per Vincenzo De Cesare e 4 anni per Antonio Cosentino.
Al centro dell’inchiesta vi è l’ipotesi di uno scambio elettorale politico-mafioso: secondo l’accusa, in occasione delle Comunali del 2019, Alfieri avrebbe accettato il sostegno elettorale promesso da Squecco in cambio dell’impegno a non procedere con l’abbattimento del lido Kennedy, riconducibile allo stesso imprenditore. Un accordo che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato suggellato anche attraverso la candidatura di Stefania Nobili in una lista collegata.
Non solo. Squecco, insieme a Bernardi e Pecora, è chiamato a rispondere anche di tentata estorsione aggravata in concorso. L’imprenditore avrebbe infatti utilizzato i suoi contatti per esercitare pressioni e minacce, dirette o indirette, finalizzate a evitare la demolizione della struttura balneare.
Le indagini hanno inoltre fatto emergere scenari ancora più inquietanti, con riferimenti a un tentato omicidio attribuito a Domenico De Cesare ai danni di Michele Squillante e Angelo Genovese, esponente dell’omonimo clan attivo nell’area di Baronissi. Nel corso delle operazioni investigative, sarebbero state sequestrate armi da guerra, tra cui Kalashnikov, mitragliette Uzi e diverse pistole, tutte complete di munizionamento.
La Procura ha individuato come parti offese, oltre alle presunte vittime del tentato omicidio, anche lo stesso Alfieri. Secondo quanto emerso, Squecco avrebbe pianificato un attentato dinamitardo ai suoi danni, poi non portato a termine per il mancato accordo economico con il gruppo incaricato.
Un procedimento complesso, che intreccia politica, criminalità organizzata e dinamiche di potere locali, destinato a far luce su uno dei capitoli più delicati della recente storia amministrativa del territorio.





