SONO ENTRATO NEL WI-FI DEL MIO VICINO, ANCHE SE PROTETTO DA PASSWORD: È UN REATO?
I domini telematici degli altri sono territori protetti dalla legge: ci illustra la normativa questo commento dell’avvocato Simone Labonia.
Usare la rete Wi-Fi del vicino senza chiedere il permesso può sembrare una piccola furbizia tecnologica, magari per risparmiare sulla connessione o per collegarsi rapidamente a Internet. Tuttavia, dal punto di vista giuridico la questione è molto più delicata di quanto si possa pensare e, in alcune circostanze, può persino sfociare in un reato.
La normativa italiana sui reati informatici prevede infatti specifiche tutele per i sistemi informatici e telematici. Il riferimento principale è l’articolo 615-ter del codice penale, che punisce chiunque si introduca abusivamente in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza, oppure vi rimanga contro la volontà del titolare.
La pena può arrivare fino a tre anni di reclusione.
Proprio in questa categoria può rientrare, in determinate situazioni, l’uso della rete Wi-Fi di un’altra persona.
La rete domestica, infatti, è considerata a tutti gli effetti un sistema telematico. Se il proprietario ha protetto l’accesso con una password o con altre forme di sicurezza e qualcuno riesce comunque a collegarsi senza autorizzazione, la condotta potrebbe integrare il reato di accesso abusivo.
La Corte di Cassazione ha più volte chiarito che non è necessario provocare un danno economico per far scattare la responsabilità penale.
È sufficiente l’introduzione non autorizzata nel sistema protetto. In altre parole, anche il semplice collegamento alla rete altrui, ottenuto aggirando la password o utilizzando credenziali senza consenso, può essere sufficiente per integrare l’illecito.
Esistono poi casi particolari in cui la giurisprudenza ha valutato la possibilità di configurare anche altre ipotesi di reato. In alcune pronunce, ad esempio, si è discusso del cosiddetto “furto d’uso” della linea telefonica o della connessione, cioè dell’utilizzo temporaneo di un servizio di cui è titolare un’altra persona.
La situazione cambia invece se la rete Wi-Fi è completamente aperta, cioè priva di qualsiasi protezione. In queste circostanze la configurazione del reato diventa più incerta, perché potrebbe mancare l’elemento fondamentale della violazione delle misure di sicurezza predisposte dal titolare.
Ciò non significa però che la condotta sia sempre priva di conseguenze, soprattutto se l’utilizzo della connessione comporta problemi o attività illecite che vengono inizialmente ricondotte all’intestatario della linea.
In definitiva, collegarsi alla rete del vicino senza autorizzazione non è solo una questione di educazione o correttezza. Quando la rete è protetta e si aggirano le misure di sicurezza, si può entrare nel campo dei reati informatici previsti dal codice penale.
Un comportamento che può sembrare banale, quindi, può avere risvolti legali tutt’altro che trascurabili.





