Malore per un detenuto, muore in ospedale. La moglie denuncia il caso
Per una settimana ha lamentato forti dolori addominali. Era anche stato ricoverato qualche giorno per alcuni accertamenti presso la sezione detentiva dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona ma era stato dimesso. La sua famiglia, però, non ha mai avuto notizia di ciò che era stato scritto sulla sua cartella clinica. Aniello Bruno, in carcere per associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, venerdì pomeriggio non era neanche riuscito a concludere il tempo a sua disposizione per il colloquio con la moglie: la aveva salutata anzi tempo dicendole di non sentirsi bene e si era ritirato in cella. È stata l’ultima volta che la donna ha visto il marito vivo. Aniello è difatti morto nella nottata tra sabato e domenica durante un intervento chirurgico per cercare di tamponare la perforazione che aveva all’intestino. Cinquant’anni, angrese, l’uomo stava male da tempo. Come hanno confermato anche i suoi compagni di cella agli investigatori ai quali la moglie di Aniello, per il tramite del suo legale di fiducia, l’avvocato Pierluigi Spadafora, ha dato mandato di capire cosa sia successo a suo marito. «È impensabile – spiega il difensore – che il mio assistito si sia lamentato per giorni e non siano stati presi provvedimenti. La denuncia è per accertare i fatti: vogliamo capire cosa c’era scritto sulla cartella clinica di dimissioni e come mai per tutta la giornata di sabato, nonostante non sia stato bene, non abbia avuto assistenza». Bruno è stato portato in ospedale soltanto sabato sera. È morto durante l’intervento ma «la moglie – precisa il legale – ha saputo dell’accaduto soltanto domenica mattina: l’hanno chiamata per avvisarla che il marito era deceduto in ospedale. Senza dire che era stato portato d’urgenza al Ruggi».
La salma è stata sequestrata. L’autopsia aiuterà a capire a quanto risale la perforazione e, soprattutto, se l’uomo – con un’assistenza più rapida e precisa – poteva essere salvato. Sotto sequestro anche le cartelle cliniche del suo ricovero in ospedale che verranno attentamente studiate dai periti incaricati dalla procura di accertare l’evolversi della malattia. Fonte: IlMattino




