Rivuole la figlia data in affido ma per i giudici è no
E’ l’ennesima storia di una madre rimasta sola e senza un lavoro ma con una bambina da crescere. Spinta dalla disperazione la donna, dieci anni fa, si rivolse ai servizi sociali ai quali affidò la sua bambina sperando di poterle garantire un futuro migliore. Oggi la donna, diventata 40enne, ha un compagno con un lavoro stabile e vorrebbe riavere sua figlia con sè ma il tribunale per i minori ha dichiarato la ragazza adottabile e le ha già assegnato una nuova famiglia respingendo, sia in primo grado che in Appello, il ricorso presentato dalla madre.
In questi anni la mamma biologica l’ha vista sporadiche volte perché un’ordinanza del tribunale glielo impediva. A parere dei giudici quella scelta di lasciare la bimba in comunità «fu un atto di abbandono», «determinato da una condotta genitoriale gravemente caratterizzata da profonde carenze affettive, di cura, di attenzione e di ascolto, non compensabili da alcuna tardiva resipiscenza» e tali da «pregiudicare definitivamente la relazione genitore – figlio».
Diversa la tesi portata avanti dal legale della donna secondo cui quella scelta «non fu un atto di abbandono ma un gesto estremo di disperazione e di amore».





