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Una trasfusione di sangue infetto: ​il risarcimento arriva dopo la morte Cronaca Primo piano 

Una trasfusione di sangue infetto: ​il risarcimento arriva dopo la morte



Il ministero della Salute è stato condannato, dopo 32 anni, al risarcimento di circa 60mila euro perchè una trasfusione di sangue infetto provocò ad un 50enne salernitano la contrazione dell’epatite C. Peccato, però, che la vittima di quella trasfusione sia passata a miglior vita proprio pochi giorni prima del deposito della sentenza del Tar che ha riconosciuto il risarcimento del quale beneficeranno figli e nipoti. 

La vicenda, che vede vittima una famiglia salernitana, risale al 1986 quando Mario L. fu sottoposto ad un intervento chirurgico presso la Cardiochirurgia della II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. Durante il periodo di degenza, l’uomo fu sottoposto a delle emotrasfusioni e, l’anno successivo, a seguito di un controllo di routine, scoprì di aver contratto l’epatite C. Solo a distanza di 20 anni decise di intraprendere un’azione legale: è la commissione medica ospedaliera a riconoscere “l’esistenza di un nesso di causalità” tra le trasfusioni all’epoca effettuate e “l’epatite cronica correlata”.

 

 

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