Transizione energetica: perché è importante e come raggiungerla?
La transizione energetica è una delle sfide più urgenti del terzo millennio. Metterla in atto significa salvare noi stessi e il nostro Pianeta.
Con l’espressione transizione energetica si intende una radicale rivoluzione del modello di produzione, distribuzione e consumo dell’energia che consiste nella sostituzione delle fonti fossili non rinnovabili (petrolio, metano, gas naturale e carbone) con quelle rinnovabili (eoliche, fotovoltaiche e geotermiche), più efficienti e meno inquinanti.
In questo modo si abbandona l’anacronistico modello economico lineare, per adottarne uno basato sull’economiacircolare, di gran lunga più sostenibile.
Sebbene molti siano ancora scettici e minimizzino la gravità della situazione, il cambiamento climatico avanza inarrestabile a causa delle emissioni di gas serra rilasciate dai combustibili fossili. Le sue ripercussioni sull’ecosistema sono devastanti: aumento delle temperature, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello degli oceani, fenomeni atmosferici anomali.
La transizione energetica (parte della più generica transizione ecologica) è la sola arma che abbiamo per sconfiggere il cambiamento climatico. Grazie a questa, infatti:
- Si contiene il riscaldamento globale;
- Si riduce l’inquinamento;
- Si migliora la qualità dell’aria;
- Si diminuisce l’impatto sulla salute umana.
I suoi benefici non si limitano solo alla sfera ambientale: il cambio di paradigma porta benessere economico (risparmio energetico; minore dipendenza dalle importazioni, prodotti più efficienti, economici e duraturi), nuove opportunità lavorative (green job) e sviluppo sociale per le comunità coinvolte.
La transizione energetica non si raggiunge in quattro e quattr’otto. È un processo di trasformazione lungo e delicato che richiede una serie integrata di azioni e la cooperazione delle nazioni, delle piccole e medie imprese del settore e, soprattutto, dei cittadini, ai quali spetta uno stravolgimento nelle abitudini di consumo.
Quali sono le strategie utili a portare a termine la transizione energetica?
Diversi organismi internazionali si sono mobilitati per escogitare dei piani d’azione da seguire.
L’Europa, ad esempio, ha messo a punto il “Clean Energy Package”,un pacchetto che fissa una lista di obiettivi da perseguire entro il 2030. Ciascuno Stato membro ha elaborato un Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) che stabilisce le politiche da attuare per raggiungere il target previsto dalla Comunità Europea. Lo scopo prioritario è quello di mantenere la temperatura terrestre al di sotto di 2°C.
Di respiro più ampio, poi, sono i propositi espressi dall’Unione con il Green Deal, una serie di iniziative che puntano al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.
Non esiste un’unica e infallibile via da perseguire. Sicuramente, il ruolo della tecnologia è indispensabile, ma non possiamo sapere quali soluzioni tecnologiche saranno vincenti.
Comunque sia, ci sono alcune azioni che agevolano la transizione. Primo fra tutti, il passaggio alle fonti di energia pulita, delle quali vanno migliorate le modalità di trasporto e di distribuzione. In secondo luogo, il recupero dei materiali e l’elettrificazione dei trasporti.
Nel settembre 2021, lo studio “European Governance of the Energy Transition” avanza sette proposte per accelerare la transizione.
Per quanto concerne la sfera d’azione europea, lo studio consiglia di:
- Rafforzare la cooperazione tra i governi per favorire l’integrazione tra i mercati europei.
Per il raggio d’azione extraeuropeo:
- Incoraggiare a livello internazionale il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM).
- Promuovere meccanismi più efficaci per assicurare che i Nationally Determined Contributions (NDC) siano coerenti con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Per l’Italia:
- Semplificare le procedure di autorizzazione per gli impianti a fonte rinnovabile.
- Incrementare gli interventi a favore dell’efficienza energetica.
- Creare un meccanismo di interazione omogeneo e standardizzato tra le autorità locali, i distributori di elettricità e i gestori dei punti di ricarica.
- Incentivare la piena integrazione di distretti industriali e cluster di imprese a livello locale, di ecosistemi di innovazione e di comunità energetiche con la rete di distribuzione nazionale.
Invece, secondo l’International Institute for Sustainable Developmentla soluzione più semplice sarebbe quella di devolvere all’energia pulita anche solo il 10% dei sussidi destinati ai combustibili fossili.
Le biomasse e i gas naturali, che soddisfano un’alta percentuale di fabbisogni, possono essere utilizzati in maniera sostenibile se regolati da sistemi di cattura e stoccaggio della CO2.
Ancora, la transizione può essere favorita sostituendo o convertendo i vecchi impianti di produzione con impianti in grado di variare rapidamente le proprie condizioni, provvisti di sistemi di immagazzinamento diretto dell’energia (EES).
Per sostenere la transizione energetica, sono addirittura sorte delle iniziative private che coinvolgono direttamente i cittadini in campagne di crowdfunding dedicate agli investimenti energetici dai quali possono poi beneficiare.
Qualunque sia la maniera nella quale la si raggiunge, non bisogna mai perdere di vista l’equità: la transizione energetica deve mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza e di arrivo, anche e soprattutto i Paesi in via di sviluppo.





