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STORIE DI REMO, UNA NOTTE PIENA DI SOLE Attualità 

STORIE DI REMO, UNA NOTTE PIENA DI SOLE

Quarta puntata

 

Appena il “signorino” si accorse che sull’uscio c’era qualcuno richiuse frettolosamente la porta e un rumore sordo rivelò che, nella concitazione di quel frangente, egli aveva perso l’equilibrio rovinando sul pavimento di legno.
In realtà qualcosa su questo misterioso personaggio era trapelato.
La ragazza che lo aveva visto , si lasciò sfuggire con qualche paesano il racconto di un giovane di bassa statura ,con i capelli lunghi ed un viso dall’aspetto caprino.

 


Un labbro leporino completava l’immagine di un essere informe e peloso, che ricordava quelle divinità mitologiche boscherecce denominate fauni. Questi esseri, a metà tra l’umano e l’animale, avevano fama di essere inesauribili amanti, sempre alla ricerca di rapporti sessuali con ninfe fuggenti .
In realtà le stesse creature, anch’esse divinità silvane ,infine si prestavano docilmente ai giochi erotici di questi satiri ,attratte dalle considerevoli dimensioni delle loro grazie pendenti.
L’isolamento del signorino era avvenuto fin dall’inizio della sua nascita, per volere della famiglia che lo aveva totalmente ripudiato .
Regole ferree segnavano la sua condizione di “sepolto vivo”, curando che non gli mancasse né assistenza né istruzione.
Fin dalla nascita gli era stata assegnata una balia ; quando questa passò’a miglior vita il ragazzo aveva 7 anni.
Fu deciso allora di affidarlo a una tutrice che sarebbe vissuta con lui , per assisterlo ,oltre che come governante ,anche come istitutrice ,curandone l’educazione e gli studi.
Costei aveva nome Margherita ,ma tutti la chiamavano confidenzialmente Rita. Fu consigliata ai baroni dalla Madre Badessa del vicino convento delle Clarisse.La giovane aveva poco più di vent’anni ed era entrata in quel convento perché abbandonata da neonata nella ruota degli “esposti “.
Era cresciuta con le converse, ma non divenne mai monaca perché non ne aveva la vocazione ,che invece era quella di una donna lasciva e senza troppi scrupoli ,incline ai piaceri della vita mondana più che di quella religiosa.
Era questa giovane altresì molto attenta negli studi ,dove otteneva risultati sorprendenti .
La sua cultura era dovuta ad una sete di conoscenza che la spingeva a trascorrere molto tempo in biblioteca ,tra libri e manoscritti .
Era divenuta dotta e , per questo era stata adibita ,anche se giovanissima alla istruzione delle giovani che entravano in convento per prendere i voti.Ma la sua esuberanza si manifestava continuamente con la complicità di una avvenenza fisica pronunciata che aveva
l’etichetta del peccato.
Giovanissima , non socializzava con le coetanee, prediligendo la compagnia di tutti gli uomini che le venivano a tiro.
Il sagrestano,il contadino che coltivava l’orto e persino il frate che allevava le api nel giardino ne avevano condiviso i bollori .
Ma siccome in una comunità serrata come quella di un convento tutto si viene a sapere ,alla fine fu scoperta e deciso di mandarla via.
Ma non aveva nessuno da cui andare ,per cui l’occasione di consigliarla come istitutrice ai baroni del vicino palazzotto sembro’propizia alla Reverenda Madre Superiora.
Rita sarebbe andata adata a vivere in quell’appartamento all’ultimo piano del palazzotto ,che aveva una grande biblioteca con in fondo un enorme finestrone .
Davanti alla vetrata era piazzato un cannocchiale montato su un treppiede di legno.
Era usato per scrutare il cielo notturno dal nonno nonno del signorino che era stato un grande appassionato di astronomia .
Questo tema diverrà la ragione di vita di quello sfortunato ragazzo ,abbandonato dai genitori senza pietà..
Attigua alla biblioteca c’era una camera da letto con annesso un bagno molto grande con servizi igienici e una capace vasca da bagno .
Rita andò a vivere in quella casa e divenne anch’ella una sepolta viva ,custode unica di quel bambino.
Le prime luci dell’alba consegnavano alla giovane istitutrice una giornata fatta di studio e di gestione domestica, sia della sua persona che del signorino.I nobili genitori del ragazzo le avevano assicurato un vitalizio , che le avrebbe consentito di vivere la sua vecchiaia negli agi e nella tranquillità economica.
In quella casa la vita scorreva in una serena monotonia tra lo studio e la gestione di quel piccolo essere .
Il ragazzo cresceva pur conservando quel suo aspetto inquietante a cui Rita si era abituata senza troppi patemi.
La giornata passava in biblioteca tra la lettura e le osservazioni della volta celeste dal grande telescopio.
Il bimbo divenne grandicello e per lui sopraggiunse la pubertà ;quando Rita gli faceva il bagno si trovò tra le mani non più le sue forme infantili ,ma con il passare del tempo si accorse di insaponare quelle virili di un maschio adulto .
Tra i libri della biblioteca, ce n’erano alcuni di mitologia pieni di stampe che raffiguravano quelle divinità boscherecce virilmente dotate oltre misura e l’istitutrice osservò che anche il giovane si preparava a sostenere tra le gambe un’attrezzatura non indifferente.
Rita veniva dal mondo esterno ,dove aveva conosciute le inibizioni della società bigotta ma il ragazzo era incontaminato mentalmente e la sua natura era libera,scevra da ogni vincolo repressivo.
Questi stato lo consegnava senza condizionamenti agli stimoli dei piaceri corporali e quando il giovane compì 13 anni Rita ,mentre gli faceva il bagno, tocco’ con mano gli effetti della sua prima erezione.
Spiego’al signorino che ormai si era fatto grande ed era giunto il momento che si facesse il bagno da solo,
Il ragazzo accettava ogni cosa da Rita che era l’unica persona conosciuta e quindi anche l’unica donna mai vista.
In quei cinque anni trascorsi insieme giorno e notte, lei non si era mai preoccupata di coprirsi quando si cambiava le mutandine o si faceva il bagno ,anzi le sue forme erano state oggetto di informazioni didattiche nei confronti dell’allievo,sulla diversità anatomiche tra l’uomo e la donna,

Il tempo passava scandito dal giorno e dalla notte,oltre che dai rintocchi delle nocche delle dita della ragazza che annunciava l’arrivo delle pietanze.
Ormai il signorino aveva 16 anni e la sua cultura cresceva a dismisura.
La notte aveva preso il posto del giorno perché l’amore per l’astronomia lo spingeva a passare molte ore al cannocchiale a scrutare il cielo .Con il buio erano visibili astri e costellazioni, che man mano egli scopriva tra entusiastiche grida di gioia ,che facevano sbandare Rita intenta a rassettare la casa ,oppure a stirare indumenti.
Entrambi tiravano fino a tardi e lei , dopo cena ,si sedeva vicino al cannocchiale insieme al suo signorino ed insieme guardavano Venere ,Mercurio,Giove e poi Sirio e le stelle del Cane Maggiore o di altre costellazioni.
Poi lei crollava e andava a dormire nell’altra stanza mentre il giovane rimaneva a guardare nel cannocchiale fin quando albeggiava e lo scenario celeste perdeva forza .
A quel punto il giovane andava nell’altra stanza, dove Rita già dormiva ;si spogliava entrando tra le fresche lenzuola del suo letto e crollava anch’egli nel sonno ,continuando a navigare nel suo subconscio tra gli astri del cielo notturno.
Una notte d’estate entrando in quella camera per andare a letto si fermò a guardare Rita che a sua volta dormiva sul ventre ,con le cosce divaricate.
Faceva molto caldo e le lenzuola lasciavano scoperta la sua figura con la camicia da notte arrotolata fino alla vita e per la prima volta il giovane guardandola sentì gli irrefrenabili stimoli della carne.
Istintivamente sedette ai bordi del letto e si chinò avvicinando il viso ai piedi di quella attraente nudità.Avvertiva il calore della carne ed il profumo di donna pungente che scendeva dall’inguine fino alle sue narici.
Non riuscì a trattenersi dal poggiare le sue labbra sul morbido polpaccio che aveva davanti agli occhi .
In quel momento Rita si svegliò e alzando la testa incrociò le labbra socchiuse del signorino che ansimavano affannosamente.

 

 

CAMILY BOSCH

scritto da 







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